Giovedì si parte. Come raccontavo, sul filone della demenziale tradizione del “Fuori Tempo Massimo” (zingarata con un ristrettissimo gruppo di amici, facendo cose che avremmo dovuto fare almeno vent’anni fa e per le quali siamo palesemente inadeguati) si avvicina la data prevista per il nostro cammino lungo la Via degli Dei: 120 km a piedi attraverso l’Appennino, da Bologna a Firenze.
E così in quest’ultimo weekend Geo, Franz ed io abbiamo voluto cimentarci in una sessione di allenamento, una sorta di prova generale per vedere come siamo messi e quanto siamo in grado di camminare zaino in spalla. Due giorni nel Monferrato, su e giù per colline e vigneti, affardellati di inutili zaini (il mio era pieno di libri) per simulare il peso che dovremo caricarci.
Mancava, purtroppo, Paola, bloccata a casa da vari impegni e soprattutto da un mal di gola/laringite che la costringe a parlare ansimando come una pornostar. Ma ora di giovedì sono certa che si sarà rimessa; e in ogni caso lei ci ha assicurato che ci sarà comunque, anche a costo di trascinarsi sui gomiti (o di prendere l’autobus fino a fine tappa, soluzione meno eroica ma sicuramente più efficiente).
Il bilancio, va detto, non è stato neanche male, anche se i chilometraggi differiscono sui vari devices utilizzati: “secondo gli organizzatori” (cioè il mio iPhone, sempre piuttosto generoso nei conteggi) abbiamo camminato per 24 km il primo giorno e 15 km il secondo; “secondo la questura” (cioè i tecnologicissimi gps di Geo e Franz) i dati sono invece un po’ meno entusiasmanti, ma pur sempre rispettabili: 21 km e 12/13 km, rispettivamente.

Sia quel che sia, ce n’è stato d’avanzo per stancarmi oltremisura, e ora – tra mal di piedi e acido lattico sugli stinchi – cammino come un’ottantenne male in arnese.
Però sono contentissima lo stesso. Non solo perché comunque, in qualche modo, un po’ di strada e di allenamento lo abbiamo fatto. Ma soprattutto perché è stato – per la prima volta dopo tanto, troppo tempo – un momento condiviso con veri amici (nella prima giornata si è aggiunto a noi Giovanni, secondo me preoccupato che ci perdessimo senza scampo nella campagna, e in serata a sorpresa anche Roberto, dopo una pedalata di 100 km). Amici con cui non smetti di parlare di tutto e di niente, passando senza soluzione di continuità da ricordi remoti a barzellette cretine, da discussioni su politica e società a considerazioni dolceamare sul tempo e sull’età che avanza. Due giorni con persone con cui ti trovi bene e di cui hai fiducia, per il puro gusto di godersi la compagnia reciproca (nonché imbarazzanti quantitativi di ravioli, formaggi, salumi, vini e birre), ridendo di tutto e di niente.
È questo lo spirito alla base del nostro prossimo viaggio, che non vedo l’ora di iniziare. E dopo questo piccolo assaggio, mi permetto di consigliare qualcosa di simile anche a chiunque stia leggendo queste righe: non necessariamente di fare un cammino, ma di incontrarsi fisicamente con i propri amici, quelli con cui ha davvero qualcosa in comune (non sono mica tanti, li si possono contare sulle dita) e passare del tempo insieme, senza l’ossessione dell’orologio o di un compito da sbrigare, solo per il piacere di essere in reciproca compagnia.
È una ricetta straordinaria e sempre valida per sentirsi meglio, ma mai così necessaria come dopo il periodo che abbiamo vissuto e che, speriamo, iniziamo a lasciarci alle spalle.
E dopo questa dichiarazione di affetto incondizionato, voglio proprio vedere se i miei amici avranno il coraggio di abbandonarmi quando mi accascerò sfinita su qualche salita dell’Appennino…
PS: grazie a Geo che si è occupato delle foto permettendomi, per una volta, di stare davanti e non dietro all’obbiettivo 🙂