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Una risposta efficace agli odiatori di ciclisti

18 giugno 2025 By Monica Nanetti

Siamo – per fortuna – liberi di scegliere il modo di spostarci che preferiamo. Siamo anche – ovviamente – liberi di pensare che abbiamo ragione noi e che gli altri abbiano atteggiamenti e opinioni non condivisibili.
.
Quello che non siamo liberi di fare è rendere pubblici messaggi di odio e di istigazione alla violenza. Che è quello che sta accadendo in modo crescente nei confronti dei ciclisti, a cui sempre più spesso si augurano pubblicamente, online o off line, le peggio cose.
E non è una questione trascurabile, da liquidare con un “vabbè, si dice per dire”, “era una semplice boutade”, “i problemi sono altri” o addirittura l’immancabile e insopportabile “sì, però anche i ciclisti che vanno sui marciapiedi…”. Perché le parole contano, hanno un peso; e diffondere pubblicamente ingurie feroci e auguri di morte, senza risponderne in alcun modo, ottiene il risultato di abbassare l’asticella della sensibilità, lasciare spazio ad atteggiamenti prevaricatori, fino ad arrivare a “legittimare” in qualche modo una forma di inaccettabile aggressività di branco nei confronti di una categoria – quella dei pedalatori – che ha tutti i diritti di esistere e di muoversi in sicurezza. Senza contare l’elemento basilare del buon gusto e del rispetto per familiari e amici delle troppe vittime della strada (197 ciclisti morti nel 2023 e 86 nel primo semestre 2024, secondo i dati dell’Osservatorio Ciclisti ASAPS-SAPIDATA)… ma quello, mi rendo conto, è davvero chiedere uno sforzo troppo immane per l’intelligenza di certi soggetti.

Comunque, sono sicura di una cosa: che si sia ciclisti o meno, basta essere persone equilibrate e perbene per provare un moto di disgusto e irritazione nei confronti di certi commenti che si vedono online. Almeno, a me capita così, ma finora non ho avuto modo di rispondere concretamente, anche perché in questi casi calza alla perfezione la celebre frase “Discutere con certe persone è come giocare a scacchi con un piccione. Puoi essere anche il campione del mondo ma il piccione farà cadere tutti i pezzi, cagherà sulla scacchiera e poi se ne andrà camminando impettito come se avesse vinto lui”.

Adesso però c’è un modo utile di reagire: se lo sono inventato quelli della Fondazione Michele Scarponi, che da anni è attiva per promuovere una cultura della mobilità più sicura e rispettosa, a partire dalla tutela degli utenti più fragili della strada (non solo ciclisti, quindi, ma anche pedoni, bambini, anziani, persone don difficoltà motorie di vario genere…): da oggi, la Fondazione si impegna a perseguire penalmente tutti quei soggetti che, attraverso i social network, pubblicano contenuti che costituiscono reato: diffamazione, ingiuria, istigazione a delinquere, apologia di reato, incitamento all’odio verso una categoria di cittadini. Nei casi ritenuti gravi o penalmente rilevanti, la Fondazione provvederà a sporgere querela o costituirsi parte civile nei procedimenti penali.

Così, se ci si imbatte in commenti, post, video o contenuti social di contenuto inaccettabile, è possibile segnalarlo inviando uno screenshot (con link se possibile) all’indirizzo email: info@fondazionemichelescarponi.com. Tutte le segnalazioni verranno valutate da un gruppo di legali e consulenti, nel pieno rispetto della privacy e con l’obiettivo di tutelare la sicurezza stradale e sociale.

Ed è una cosa che invito tutti noi a fare: perché è questione di pochi minuti, perché per mettere davanti alle proprie responsabilità questi leoni da tastiera non c’è niente di meglio una bella causa legale, perché credo che spetti a tutti noi fare piccoli ma continui sforzi per impedire che il diffondersi di una cultura della prepotenza.

Vabbè, io ve l’ho detto. La prossima volta che qualche guidatore di suv in tuta mimetica, o un anziano giornalista rincoglionito e ormai privo di continenza verbale, se ne verranno fuori con frasi tipo “l’unico ciclista buono è un ciclista morto”, sapete cosa è possibile e utile fare.

(se poi volete saperne di più, trovate tutto sul sito della Fondazione Michele Scarponi)

Filed Under: Storie Tagged With: fondazione michele scarponi

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