• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar

SE CE L'HO FATTA IO

Sogni. Ci provi. Ti piace. Ripeti.

  • L’idea
  • Chi sono
  • Viaggi
    • In bici
    • A piedi
    • Come capita
  • Progetti
  • Storie
  • Attrezzatura
  • Podcast
  • Libri & guide
    • “In bicicletta. L’Europa a due ruote” – National Geographic/White Star Editore
    • “La Via Francigena svizzera” – Morellini Editore
    • “Via Francigena for dummies” – Hoepli Editore
    • “Se ce l’ho fatta io” – Ultra Sport Editore
  • Parlano di noi
  • Contatti
You are here: Home / Viaggi / Tempo di strade bianche (Francigena giorni 11 e 12)

Tempo di strade bianche (Francigena giorni 11 e 12)

19 maggio 2024 By Monica Nanetti

Adesso il tempo per scrivere ce lo avrei anche. Il fatto è che sono ubriaca dopo un aperitivo a due passi dalla piazza di Bagno Vignoni; sarà l’età, sarà che bevo sempre meno e non sono più abituata, sarà che la stanchezza ci mette del suo, ma è bastato una specie di spritz per stendermi.

Quindi se in questo post ci saranno delle incongruenze e imprecisioni scusatemi, ma sono cause “naturali”.

Ma tanto non c’è molto che vi possa dire di questi due giorni (siamo all’undicesimo e dodicesimo) di pedalata lungo la via Francigena, perché sono posti ed emozioni che vanno soprattutto vissuti. Le ultime due tappe ci hanno portato da Strove a Buonconvento (una sessantina di km, inclusa la deviazione per salire al meraviglioso borgo di Monteriggioni) e da qui a Bagno Vignoni (una trentina di km): distanze tranquille, ma rese decisamente impegnative dai continui saliscendi, con pendenze a volte decisamente proibitive per gente come me. Però chi se ne frega, quando i pedali si fanno troppo duri basta scendere e camminare, godendosi il verde, le rondini e i loro gridi, i filari di cipressi che punteggiano i morbidi profili delle colline delle crete senesi. Questi sono forse gli scenari più iconici dell’Italia centrale, quelli che all’estero identificano con l’idea del “bel paese”, ma c’è da dire che non si tratta affatto di luoghi comuni: ogni volta che vengo da queste parti resto sorpresa dalla perfezione di questi posti. Incredibile solo che un panorama così ampio e rilassante possa dar luogo a salite carogne e spaccagambe come quelle che costellano il percorso. Con in più alcune complicazioni aggiuntive: intanto il fatto che si tratta di “strade bianche”. Cioè sterrate dal tipico colore, tipiche e perfettamente inserite nel paesaggio, ma anche – come è facile intuire – estremamente polverose. Se poi, come è successo a noi, capita di incrociare lungo il cammino un raduno di auto d’epoca e subito dopo un grande raduno motociclistico, quello che capita è di trovarsi a pedalare in una nuvola ininterrotta di polvere finissima che ricopre tutto: le bici, le borse, i vestiti, le facce, impostandosi con il sudore e creando un mix decisamente sgradevole e assai poco affascinante. Però una doccia è sufficiente per lavare via tutto e lasciare solo i ricordi di una bellissima giornata. Che, a Buonconvento, si è conclusa con uno show di centinaia di lucciole che illuminavano i prati intorno al nostro agriturismo: uno spettacolo sepolto tra i ricordi d’infanzia di ciascuno di noi e che lascia sempre a bocca aperta.

Come a bocca aperta lascia il borgo di Bagno Vignoni, con la sua “piazza d’acqua”: un’antica vasca termale intorno a cui si affacciano le case, in uno scenario quasi onirico nella sua bellezza.

Quanto al resto, tutto procede all’insegna del piacere e del relax (a parte quando mi trovo a spingere la Bigia su per salite al 16% di pendenza, e con quel poco di fiato che mi resta intono litanie che non si addicono per nulla a una signora di una certa età): si pedala, si chiacchiera, si ride, si scherza, si mangia. In aggiunta, si starnutisce molto e modo abbastanza curioso: ciascuno di noi, infatti, deve essere allergico a tipi di polline differenti, per cui succede che c’è quasi sempre uno che lacrima copiosamente e viene squassato da raffiche di violenti starnuti; ma non è mai lo stesso, e i sintomi si manifestano a rotazione, come se ci fossimo messi d’accordo per darci i turni.

Roma è sempre più vicina, e ormai i giorni che mancano alla meta si contano sulle dita di una mano. La soddisfazione per essere arrivati fin qui con la sola forza delle nostre gambe c’è, ma è superata dal dispiacere per l’avvicinarsi della fine del viaggio.

Perché da un lato siamo certamente stanchi e affaticati (con il contorno di tutte quelle magagne fisiche che possono importunare una banda di ultra sessantenni, e che non starò ad elencare per non tediarvi), ma dall’altro ci rendiamo conto di quanto speciale e straordinaria sia l’esperienza che stiamo vivendo, e ci dispiace che volga al termine.

Domani ci aspetta una tappa bella tosta: la salita a Radicofani, ultimo tratto in terra toscana e sezione considerata tra le più faticose del percorso. Dire che non vedo l’ora di saltare in sella alla Bigia e lanciarmi su per le colline, sarebbe una bugia: in realtà in questo momento le mie gambe reclamerebbero solo una bella sdraio completa di poggiapiedi.

Ma poi lo sappiamo come va: ci si rimette in moto e ricomincia la meraviglia. Speriamo solo che il tempo continui ad assisterci, perché le previsioni non sono molto incoraggianti. D’altronde c’è ben poco che possiamo fare, quindi incrociamo le dita e aspettiamo di vedere come andrà la prossima giornata.

San Quirico. Altitudine reale 424 mt s.l.m. Altitudine percepita 3200 mt slm

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: Francigena7+, Via Francigena

Primary Sidebar

Iscriviti alla mia newsletter

Categorie

  • Progetti
  • Storie
  • Viaggi
    • A piedi
    • Come capita
    • In bici

Seguimi

  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube

Sponsor

Cerca

Se ce l'ho fatta io - un progetto di Monica Nanetti - Privacy Policy