NOTA PRELIMINARE: qui in cima al passo la linea funziona malissimo, quindi le foto sono solo quelle che sono riuscita a caricare, cioè pochissime
Sto scrivendo rintanata sotto la trapunta del mio letto dell’ostello della Cisa, ricavato da una vecchia, affascinante (e umidissima) costruzione a un paio di km dal passo, a oltre mille metri di quota.
Il che significa che siamo praticamente in cima, che stiamo per superare il secondo punto più elevato dell’intera Via Francigena (dopo il Gran San Bernardo) e che stiamo per fare il nostro ingresso in Toscana e in ambienti, accenti, paesaggi completamente diversi.
Significa anche, peraltro, che siamo reduci da una tappa piuttosto pesante, con quasi 1100 metri di dislivello distribuiti su una quarantina di km e con alcune salite particolarmente lunghe e carogne che, per quanto mi riguarda, hanno trasformato una bella parte della biciclettata in un trekking a piedi.
È vero che, come ci dicevamo con Annita, questo tipo di fatiche assomiglia un po’ in scala minore ai dolori del parto: quando ci sei in mezzo ti maledici e ti giuri che mai più ti ritroverai in una situazione del genere; appena è tutto finito sei talmente contenta che ti dimentichi di tutto e pensi già alla prossima volta.
Resta però il fatto che 7 anni in più si sentono, eccome. E se sono arrivata fin qui in buona parte è merito di un po’ di esperienza, che mi ha permesso di ottimizzare il bagaglio e il relativo peso, e soprattutto della Bigia, che si conferma una grande bici: leggerissima, maneggevole, con un cambio (elettronico) strepitoso. Se penso alla vecchia carretta con cui ho percorso l’itinerario la volta scorsa, mi domando come abbia potuto arrivare fino a Roma. Insomma, anche senza arrivare alla e-bike, per fortuna l’attrezzatura può dare una bella mano a compensare l’età che avanza e che si fa inesorabilmente sentire.
Tornando al viaggio, i panorami della Cisa, in una giornata di sole come quella che abbiamo goduto, sono davvero fantastici: ampi, distesi, circondati di grandi prati che si aprono ogni tanto nella visione del fondovalle sempre più lontano. Una montagna tranquilla e pacificante.
A parte il dettaglio di essere, nel weekend, terreno di dominio assoluto dei motociclisti; per i quali, ovviamente, questo continuo susseguirsi di curve è il parco giochi ideale, tanto che accorrono qui in centinaia e centinaia, rombanti e rumorosissimi, in un continuo avanti e indietro di bolidi a due ruote. E per molti che guidano magari anche veloci, ma con buonsenso e consapevolezza di non essere gli unici utenti della strada, c’è invece (come in ogni categoria) una percentuale di soggetti che riescono a creare problemi a tutti, ritenendosi su una pista di autodromo anziché su una normale strada statale.
Per oggi è tutto, anche perché la tappa che ci aspetta sarà anche peggiore di questa, a livello di fatica: dopo Aulla ci toccherà la temibile salita di Ponzanello, e so già che dovrò spingere la bici per almeno 6 km su pendenze infernali. Poi, però, c’è il premio della Toscana… e quindi stringiamo i denti, ne vale la pena.