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SE CE L'HO FATTA IO

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Scendendo dalla montagna

3 settembre 2018 By Monica Nanetti

Eccomi alla fine della mia tappa di montagna lungo la Via Francigena; e che montagna, ragazzi… la strada che scende dal Gran San Bernardo è davvero spettacolare. E ho detto strada non a caso, perché in gran parte (e soprattutto, cosa sorprendente, nel tratto più alto, oltre i 2000 metri di quota) è una vera e propria strada, quella tracciata dai romani 2000 anni fa, di cui riesci ancora a individuare il tracciato e la pavimentazione.

Il tutto in un paesaggio selvaggio e solitario, in cui la vegetazione si riduce a qualche cespuglio spelacchiato dal vento e a farti compagnia ci sono solo i fischi delle marmotte. Solo un consiglio: se volete fare un bel po’ di strada non portatevi la macchina fotografica, perché, soprattutto nel primo spettacolare tratto, rischiate di fermarvi ogni 100 metri a scattare; io credo di averci messo un’ora per fare il primo chilometro.

E poi, una volta scesi alla civiltà, si attraversano una fila di paesini antichi e graziosissimi: St Rhemy en Bosses (dove ho vagato mezz’ora per trovare un posto aperto dove farmi fare un panino con il mitico prosciutto locale, ma ne valeva la pena), St Oyen, Entroubles (piccolo borgo antico letteralmente invaso da vasi di fiori coloratissimi).

Anche muovendosi a piedi anziché in bicicletta, la Via Francigena conferma una delle caratteristiche che più mi erano piaciute lo scorso anno: non ti annoia mai, e in una stessa tappa ti riserva panorami e stimoli sempre diversi: oggi, in soli 15 km (ma con 1200 metri di dislivello negativo) mi sembra di essere passata in due mondi completamente diversi. Stasera dormo a Echevennoz, in un grazioso e accogliente b&b (L’Abri, se per caso passate da queste parti) e ceno in compagnia di una simpaticissima signora inglese ultrasessantenne che è in marcia da sola alla volta di Roma: personaggio sorprendente e pittoresco, che negli anni 70 ha girato l’Italia in autostop e che affronta questo cammino con una giusta dose di divertimento e approssimazione.

Il guaio è che Aosta è ormai a pochissimo (mi sa che ci arriverò domani ad ora di pranzo) e poi anche questo giretto è finito… la morale, però, è che sono bastati tre giorni a catapultarmi in un altro mondo. E adesso che l’ho fatta, posso dire che la discesa dal passo è abbastanza lunga e faticosa, ma non è per nulla difficile: quindi, se vi capita, fatelo senza pensarci due volte. 

PS: i bastoncini di ghisa si sono comportati benissimo: mi ci sto persino affezionando.

Filed Under: A piedi, Viaggi Tagged With: Via Francigena

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