“Caligine”, dice il meteo dell’iPhone. Non sono sicura di che cosa voglia dire esattamente, ma in questo momento sono rintanata vicino al termosifone dell’accogliente bar-ristorante di Bard a sentire la pioggia che batte sulla tettoia e a guardare le nuvole basse che invadono la valle. I gradi sono una decina, ma l’umidità ti dà la sensazione che siano un bel po’ di meno; e tutti – o almeno quei pochi che si aggirano tra le case medievali del borgo – sono intabarrati in piumini da pieno inverno anche siamo ormai a maggio inoltrato.
Questo primo giorno di viaggio lungo la Via Francigena ha avuto la sua buona dose di inconvenienti. Per prima cosa tempo da lupi (come ampiamente previsto, del resto), che se non ti impedisce di pedalare ti toglie però i panorami, i colori, la piacevolezza di girovagare guardandoti intorno; hanno un bel da dire i popoli nordici “non siamo fatti di zucchero”: anche se non ci sciogliamo, passare la giornata con i piedi a mollo, il copino umido e gli occhiali appannati non è quello che ti figuri quando pensi a un bel giro a due ruote. Secondo intoppo della giornata, la catena della bici di Chiara che decide di rompersi proprio all’inizio della lunga e faticosa salita che porta al centro di Saint Vincent. Dove un gentilissimo ciclo meccanico è riuscito a sistemare in qualche modo il guaio tanto da permetterci di proseguire; ma dal momento che mancava un pezzo di ricambio strategico (non chiedetemi quale perché non ho capito niente) domani dovremo fermarci nei pressi di Ivrea per risolvere del tutto – almeno speriamo – il problema.
Ma ci sono anche buone notizie. La prima è che ieri sera abbiamo dormito ad Aosta in un appartamento spettacolare e super-confortevole, che vi consiglio vivamente (Alp Apartments – Xavier, lo trovate su Booking). La seconda è che, nonostante tutto, siamo arrivati alla fine della tappa programmata (da Aosta a Bard, 60 km per circa 470 metri di dislivello), e ci siamo arrivati abbastanza presto da avere il tempo, nell’ordine: di asciugarci, di prendere i 4 ascensori panoramici che portano in cima al Forte di Bard e goderci un paio di mostre fotografiche davvero interessanti (una di fotografia naturalistica e una di Martine Franck), di ridiscendere, di incontrarci con un vecchio amico che da qualche anno è tornato a vivere qui nel suo paese d’origine e di goderci con lui e la sua famiglia un lungo e ricco aperitivo-cena. La terza buona notizia è che già da questa prima tappa il percorso si conferma bellissimo, vario e interessante: in particolare, la lunga ciclabile che parte da Aosta e per varie decine di km segue il corso della Dora è un autentico spasso.
La somma del tutto fa sì che, in questo esordio, ce la stiamo godendo molto. Il nostro gruppetto procede compatto, l’atmosfera è allegra e rilassata, e dopo solo un giorno e mezzo abbiamo gia la sensazione di essere in viaggio da un sacco di tempo, vedendo la nostra vita “normale” distante e remota. Il che è un po’ la misteriosa magia che caratterizza tutti i viaggi in bicicletta, che ti danno la sensazione di staccarti da tutto fin dalle prime ore, ma al tempo stesso trascorrono in un lampo anche se stai in giro per varie settimane.
Belli come il sole, all’arrivo a Bard
Domani tappa molto lunga, con in più la sosta dal meccanico. Meno male che, a quanto pare, il tempo dovrebbe migliorare, quantomeno smettendo di piovere. Ma dato che per arrivare a Palestro ci sono un centinaio di km e qualche salita non irrilevante, mi scuserete se me ne vado a dormire, sperando di svegliarmi domattina fresca e guizzante come i giaguari che ho visto nelle foto della mostra; a pensarci bene però c’erano anche alcuni tapiri, con cui al momento mi pare di avere ben maggiori affinità.
Alla prossima!
In questi momenti, per un breve attimo, mi chiedo perché non ho scelto come hobby il burraco