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SE CE L'HO FATTA IO

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Ripartire (300 km a due passi da casa)

22 agosto 2020 By Monica Nanetti

È stata un’estate strana, molto diversa da quelle a cui ero abituata: fatta di soggiorni a casa, in famiglia, riscoprendo ritmi, luoghi e abitudini che avevo quasi dimenticato. Un intervallo piacevole e rilassante, questo è certo.
Ma anche la conferma di alcune cose: alcune scontate, altre un po’ meno.

La prima è che il viaggio mi manca, e che alla fine, per quanto mi riguarda, non c’è niente di così divertente, interessante e stimolante quanto trovarsi in un luogo che non si è mai visto prima.

La seconda è che, come credo sia successo a molti di noi, la pandemia ha avuto un’ “onda lunga” sui miei comportamenti e sui miei atteggiamenti: non parlo solo di una maggiore cautela e parsimonia nell’uscire, nel frequentare posti pubblici, nell’evitare situazioni potenzialmente affollate (questa fissazione, del resto, ce l’avevo ben prima del coronavirus: “sociopath since 1961”). Parlo piuttosto di una generale incertezza, dell’incapacità di fare progetti anche a medio-breve termine, di un frustrante ping pong tra “si potrebbe andare/fare/vedere…” e “inutile fare programmi perché chissà in che situazione ci troveremo tra un mese”.

Un’incertezza su cui si innesta il terzo, spiacevole elemento, probabilmente frutto anche dell’avanzare dell’età: una certa pigrizia mentale, una vischiosità che rende più difficile fare le cose che si sono sempre fatte, solo perché per qualche tempo si è smesso.

Ma dato che non ho nessuna intenzione di lasciare campo libero a questi vincoli mentali, ho pensato di reagire e prendermi tre giorni per un giro in solitaria in sella alla Poderosa, giusto per rimettere in moto muscoli e cervello e per riprovare quel brividino di piacevole paura che c’è sempre quando si parte, e soprattutto quando si parte da sole.
Un giro semplice, intendiamoci: praticamente tutto all’interno dei confini lombardi, senza neppure l’uso di treni o autobus. Si parte e si torna in bici, fino al portone di casa.

L’itinerario prevede di seguire il tracciato dell’AIDA da Milano a Vercelli, poi di piegare verso sud-est lungo la Via Francigena, passando da Pavia e arrivando fino a Corte Sant’Andrea, sul Po, per poi rientrare a Milano attraverso il “Cammino dei Monaci”, percorso di cui avevo sentito parlare e che porta dalla campagna fino in pieno centro città su sentieri e stradine secondarie.

Un giro pieno di cose interessanti, di luoghi da scoprire a due passi da casa, di persone da incontrare, ma non privo di qualche oggettiva difficoltà. Perché il tutto si svolgerà sì in pianura, ma con temperature che potrebbero ancora essere decisamente impegnative. E poi, sono curiosa di ripercorrere a più di tre anni di distanza la tappa Vercelli-Pavia della Francigena, che a suo tempo avevo trovato una delle più spossanti e faticose dell’intero percorso (molto più della Cisa e della Val d’Orcia, per dire): ricordo, oltre a un sole a picco e a dei tafani assassini, una stradella dal fondo sabbioso e instabile, in cui le ruote della bici affondavano rendendo la pedalata faticosissima. Ho nella memoria un’immagine di me che, al Santuario della Madonna delle Bozzole, vedo letteralmente la madonna (e invece era il fratello di Annita che ci aspettava con una borsa-frigo piena di gelati). Però sono curiosa di scoprire se le cose sono cambiate: magari a qualcuno è venuta la buona idea di spargere qualche camionata di ghiaino; magari le mie capacità ciclistiche e il mio allenamento sono migliorati; magari la bicicletta diversa può fare la differenza (tre anni fa la Poderosa non esisteva ancora).

Magari invece sarà lo stesso una faticaccia. Vedremo.

L’importante è rimettersi in moto.

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: #aida, cammino dei monaci, Via Francigena

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