Eccoci a Lucca. Esattamente a metà del nostro viaggio, per come lo abbiamo programmato: non per numero di km, ma per numero di tappe, che da qui in avanti tenderanno a ridursi di lunghezza, un po’ per la quantità di cose da vedere e un po’ per i saliscendi su strade bianche che ci aspettano.

Per questo abbiamo deciso che era il momento di prenderci un giorno di pausa; nella mia esperienza, nel caso di viaggi lunghi è sempre una buona idea spezzare il ritmo ogni 7-10 giorni e regalarsi un giorno di intervallo dai pedali, prima che la cosa diventi un po’ troppo pesante. Tanto più se ci si ferma in una città come questa, così bella, accogliente e piena di cose da vedere.
Siamo arrivati a Lucca da Sarzana seguendo la “variante mare”, che ha permesso a Marco e a me di ritrovare i luoghi delle nostre vacanze di gioventù: e anche se la frequentazione è avvenuta con una decina di anni di differenza, i riferimenti sono sempre gli stessi, e in alcuni casi validi ancora oggi. Come le focaccine di Valè, nella piazza di Forte dei Marmi, dove abbiamo costretto tutto il gruppo a una sosta nostalgico-gastronomica: noi due a rievocare la bellezza e il fascino della Versilia anni ‘60, gli altri – sospetto – a guardarci come se fossimo un po’ scemi.
Il fatto di percorrere la strada lungo la costa ci ha anche permesso di evitare un po’ di dislivelli, anche se poi, per raggiungere Lucca, resta comunque il Montemagno da scavalcare. Ma rispetto alle salite dei giorni scorsi è una faccenda molto più digeribile, con l’aggiunta dei primi assaggi di paesaggi toscani che rendono molto più lieve la salita.
Peccato solo che il nostro gruppo si sia ridotto: siamo rimasti in 4, perché Giovanni è dovuto rientrare oggi a Milano per una serie di impegni che si stavano sovrapponendo e che gli rendevano impossibile rimanere in viaggio per un’altra decina di giorni. Come al solito, quando in un gruppo che funziona bene c’è una defezione, si rimane un po’ tristi per il vuoto che si è creato; e dispiace anche per lui, perché quella che sta per iniziare è senza dubbio una delle parti più spettacolari dell’intero percorso. Ma se il lavoro chiama, c’è poco da fare: lo consoleremo (o molesteremo, a seconda dei punti di vista) con le nostre foto.

Intanto, dopo questa breve pausa, domani si riparte: direzione Gambassi Terme. Incrociando le dita che le piogge torrenziali che ci raccontano da Milano non riescano a raggiungerci.
