Rieccomi a casa, a Milano, in una mattinata lucida di sole che mi fa quasi dimenticare di essere tornata anche all’autunno. Dopo tutto questo tempo era davvero ora di rientrare: in primo luogo per il lavoro, che chiama e che deve essere ripreso al più presto; e anche perché dopo quasi tre settimane di vita randagia arriva il momento in cui si ha voglia di casa, di abitudini collaudate, di rivedere amici e parenti, di luoghi conosciuti e anche – diciamolo pure – più puliti e confortevoli.
È stato un viaggio ricchissimo da ogni punto di vista. Non solo per i luoghi visitati, ma anche e soprattutto per le persone che lo hanno condiviso con me: Cristina e Giorgio, straordinari compagni di viaggio; mia figlia, ormai pienamente ambientata nella sua casa a Yangon e lanciata verso una vita autonoma e “lontana”; i suoi amici che ho avuto modo di conoscere, variegato gruppo di giovani occidentali di diverse nazionalità, che lavorano in Myanmar a vario titolo (in organismi di cooperazione, ong o come imprenditori) e che rappresentano, nessuno escluso, alcune tra le persone più dinamiche e interessanti che mi sia capitato di incontrare.
Insomma, c’è ancora molto da metabolizzare di questo viaggio, ci sono ancora un po’ di cose e di considerazioni da condividere e ci sono parecchie foto (le migliori, spero) da recuperare dalla reflex. Intanto, però, urge un ringraziamento di cuore a tutte le persone che hanno seguito fin qui il mio piccolo diario sui social network, hanno partecipato con messaggi e commenti e mi hanno fatto sentire la loro presenza: è stato davvero molto bello avere la compagnia di amici che si sono fatti coinvolgere a distanza nelle nostre piccole avventure e che hanno avuto la voglia di ascoltare i miei racconti. A presto!!
PS: per completezza di informazione: il maledetto cappellone laotiano da piantatore di riso mi ha seguito fino a casa, legato allo zaino. Bisogna dire che sul Malpensa Express per Milano delle 8.30 del mattino faccio la mia porca figura.