Ancora una valigia, ma questa volta è un’occasione speciale: sono “affari di famiglia”. Il viaggio più atteso e desiderato. Vado finalmente in Myanmar (che si può chiamare anche Birmania, che si può chiamare anche Burma, insomma, fate un po’ come vi pare) a trovare mia figlia che vive e lavora là, a Yangon (che si può chiamare anche Rangoon), e che non vedo da un po’ di tempo.
Non parlerò di lei, che non ama essere sui social network; e non parlerò neppure dei problemi che in questi ultimi tempi sta vivendo questo già problematico paese, almeno finché non sarò tornata a casa e sempre ammesso che nel frattempo mi sia fatta delle idee abbastanza chiare da pensare che valga la pena di esporle.
Però qualche piccola cronaca di viaggio – collegamenti permettendo – arriverà lo stesso; anche perché, già che sono da quelle parti, l’idea è quella di girare un po’ e di fare anche una puntata in Laos.
Dire che sono felice di partire è poco. Non vedo l’ora di essere là, e intanto preparo una borsa che sembra “il pacco daggiù”: su 30 kg di bagaglio, 25 sono derrate alimentari. Ora vado, ci sentiamo presto!