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SE CE L'HO FATTA IO

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La Ciclonica: il Salento con occhi nuovi (seconda parte)

30 novembre 2024 By Monica Nanetti

NOTA: questa è la seconda parte del racconto del mio viaggio lungo la Ciclonica – Ciclovia del Salento Ionico, di cui trovate l’inizio (e tutti i dettagli pratici) nel precedente post. Dopo di che, probabilmente ci rivediamo in Puglia…

…dove eravamo rimasti? bene, riprendiamo la lista degli avvertimenti per chi volesse venire a pedalare lungo la Ciclonica.

3. Se non vi piacciono le sorprese, cambiate itinerario.

La riserva della Salina dei Monaci

Se credete di conoscere il Salento perché ci avere passato qualche vacanza estiva, probabilmente vi state sbagliando di grosso. Perché quello che si rivela lungo questa ciclovia, pedalando “fuori stagione”, è molto più di una serie di località balneari. Il mare, in questo caso, è compagno di strada e protagonista per una buona parte dell’itinerario, mostrandosi – a sorpresa – anche nel suo lato più incontaminato e selvaggio. Tra Capilungo e Porto Selvaggio una serie di ciclabili a bordo acqua conduce attraverso calette, spiagge e scogliere.

Qui si attraversa il Parco Naturale Regionale del Litorale di Ugento, sulla cui spiaggia le tartarughe marine depongono le uova. E poi, risalendo verso Gallipoli, si raggiunge la bellissima Punta della Suina, resa celebre tra l’altro dalla una memorabile scena del film “Mine Vaganti”, salvata dalla cementificazione grazie all’impegno (leggi: feroci lotte) di associazioni ambientaliste capitanate da Legambiente e oggi parte di un Parco Naturale Regionale, quello dell’Isola di Sant’Andrea e Punta Pizzo; lo stesso impegno di tutela del territorio che è riuscito a chiudere al traffico automobilistico e a de-asfaltare vari tratti della strada litoranea, recuperandola a un uso ben più rispettoso dell’ambiente.

Quello che ho trovato lungo il percorso…
…e quello che c’era alcuni anni fa (foto di repertorio)

È quanto è accaduto anche poco più a nord, nella Riserva naturale di Salina dei Monaci, dove si pedala su quella che è oggi una tranquilla ciclopedonale che scorre tra una spettacolare spiaggia bianca, da un lato, e una grande laguna popolata da fenicotteri, dall’altro.

Altra sorpresa è quella storica: perché se è vero che il barocco è il tratto distintivo del territorio, è anche vero per contro che ci sono straordinarie testimonianze di epoche ben diverse. Lungo il percorso si incontrano reperti come quelli del parco archeologico di Rudiae, a poca distanza dal centro di Lecce, con un anfiteatro da 8000 posti del II secolo d.C. (fatto costruire per volontà e con i soldi di tale Otacilia Secundilla, imprenditrice ante litteram e perfetto esempio del piglio e della determinazione delle donne pugliesi). Ma si attraversa anche, nell’entroterra di Porto Selvaggio in località Cenate, una zona di affascinanti “ville eclettiche” costruite tra fine ‘800 e inizio ‘900 in uno stravagante stile che mescola il moresco, l’arabeggiante e il liberty (più eventuali altre influenze in funzione dell’estro del progettista).

Il parco archeologico di Rudiae (ingresso scontato per chi arriva in bici)

E a proposito di stravaganze, ci sono anche alcune statue che possono davvero lasciare a bocca aperta: non esattamente per la bellezza, mi sento di sostenere, ma proprio per l’ineguagliabile kitsch che le rende un imperdibile soggetto fotografico. Per esempio a Torre Squillace, proprio di fronte al mare, sorge un’improbabile monumento a Lucio Battisti (che si dice aver composto qui, a casa di Mogol, la famosa “Acqua azzurra, acqua chiara”).

Ancora più sconcertante il monumento che si trova a Porto Cesareo, cittadina che, di per sé, merita una citazione a parte: la vista “lato mare” è un paradiso di piccole isole e acque cristalline, mentre la vista “lato terra” dà sulla capitale italiana dell’abusivismo, con un delirio di costruzioni (se ne stimano 25.000, incluso il porto stesso) realizzate in modo abusivo e affastellate senza la minima logica; anche qui però l’impegno ambientalista si è fatto sentire, con provvedimenti e demolizioni, ma soprattutto con l’istituzione di un’area marina protetta nel tratto di mare antistante la città, intorno all’isola dei Conigli, che sta già mostrando effetti positivi sulla fauna ittica della zona. Torniamo però al monumento: qui, proprio sul lungomare, si trova un indescrivibile omaggio in pietra dedicato nientepopòdimeno che a Manuela Arcuri, “simbolo di bellezza e prosperità”. Un perfetto esempio di cringe, arricchito anche dalle contestazioni di cui fu oggetto: che, a quanto pare, non avevano a riferimento l’oggettiva e incontestabile bruttezza del manufatto, ma provenivano soprattutto dalle mogli dei pescatori, gelose delle forme prorompenti della scultura; in pratica , una “bocca di rosa” in pietra leccese.

4. Se per dormire vi basta un posto qualsiasi, cambiate itinerario.

Il cortile di Corte Largo Lauro

Una cosa di cui non ho ancora parlato è la naturale eleganza di questi luoghi: un’estetica fatta di pietre piene di calore, di linee pulite, di colori chiari, di richiami alla tradizione che si rivelano anche straordinariamente moderni. Elementi che moltissime strutture alberghiere della zona hanno saputo cogliere e declinare alla perfezione, attraverso ristrutturazioni impeccabili che offrono tutto il confort possibile e mantengono il fascino e il carattere del vero Salento.

Un angolino della mia stanzetta a Nardò: lusso, classe ed eleganza. E poi c’ero anch’io.

Con alcune chicche davvero straordinarie che mi hanno fatto sentire una star, come la maxi-suite da millemila metri quadri e arredi mozzafiato nella dependance di un hotel già di per sé sontuoso (il Relais Monastero Santa Teresa a Nardò) dove, grazie a un insperato colpo di fortuna, mi sono trovata alloggiata. O come la piazzetta interna del bellissimo Corte Largo Lauro a Gemini, frazione di Ugento, microscopico “borgo nel borgo” dall’atmosfera straordinaria.

Persino gli ostelli, qui, hanno un tocco di classe e una marcia in più: a Manduria, la casa del vecchio capostazione è stata trasformata in “casa per viaggiatori” da un gruppo di giovani appassionati ed energici, che hanno creato il progetto House Sud E.S.T. – Ecological Social Tourism, che offre camere accoglienti, prime colazioni a km zero, ciclofficina, ma anche tante attività collaterali (degustazioni, escursioni, eventi culturali) per conoscere al meglio il territorio.

5. Se pensate di dimagrire (o anche solo se sperate di non ingrassare), cambiate itinerario.

Uno spuntino a Le Chiese (il quattordicesimo della giornata)
La mitica Donna Anna in azione

Ancor più che in altre parti d’Italia, il mangiare qui è una cosa seria, e non crediate di cavarvela con qualche forchettata in più a pranzo e a cena. Perché da queste parti l’ospitalità è sacra le occasioni per mangiare sono infinite. Non foss’altro per le innumerevoli masserie che costellano il territorio, dove è possibile fermarsi per degustazioni di ogni tipo e per scoprire bellissime storie di competenza e passione: Le Chiese, a San Pietro in Lama, è un’azienda agricola biologica (ma anche un agriturismo) specializzata nella produzione di olio extravergine d’oliva dal loro uliveto secolare, faticosamente difeso dal temibile batterio della xylella che tanti danni ha provocato in quest’area.

Ma c’è anche la bellissima Tenuta Donnanna nei pressi di Galatone: un luogo dove ti viene voglia di fermarti a tempo indeterminato, e dove vengono organizzate delle divertentissime cooking class (rese ancor più entusiasmanti dal fatto che Donna Anna in persona ha approvato la mia capacità di confezionare orecchiette e “scamiciati”, cosa di cui non smetto di pavoneggiarmi).

La masseria Brusca

E sempre parlando di masserie, ci sono anche straordinari esempi storici: la masseria Brusca, nei pressi di Nardò, risale al XVI secolo ed è un luogo sospeso nel tempo, dal fascino opulento reso ancor più evidente da un incredibile “giardino di statue” (nota pratica: qui non viene fatto servizio di ristorazione, ma è possibile acquistare i prodotti nel piccolo spaccio. E ne vale la pena).

Direi che può bastare: non vi faccio l’elenco delle cose che si possono mangiare, e neppure di quelle che si possono bere, perché sono esperienze che vanno sperimentate in diretta e non descritte a parole. Sappiate solo che, al ritorno a casa, probabilmente vi sentirete sazi ancora per una settimana. E con una gran voglia di girare sui tacchi e di tornare a pedalare e a godervi “lu sule, lu mare e lu ientu”.

 

sì, è Lucio Battisti, e allora??
Credetemi, esiste: la Manuelona sul mare.

 

 

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: ciclonica, puglia, salento

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