Mi ci è voluto un mesetto di decompressione per decidermi a parlare del viaggio stampa a cui sono stata invitata a fine ottobre, alla scoperta di un nuovo itinerario ciclabile in Puglia: la Ciclonica, Ciclovia del Salento Ionico.
Questo perché non è mica facile rassegnarsi e mantenere un tono equilibrato scrivendo da una Milano fredda, grigia, nebbiosa e nervosa dopo aver passato quattro giorni di piacere, meraviglia e divertimento assoluto.
Ma tant’è: e d’altra parte mi sento in dovere di raccontare e di raccomandare a chi mi legge questa idea per un cicloviaggio coi fiocchi; che, tra le sue tante qualità, ha anche quella di essere una meta ideale per 10 mesi dell’anno su 12. Praticamente qui la stagione è sempre perfetta per pedalare, con la sola eccezione (vuoi per il caldo, vuoi per il casino) dei mesi di luglio e agosto: senza andare a caccia di destinazioni esotiche, quindi, si può decidere sui due piedi di regalarsi una vacanza anche tra qualche giorno o settimana, con la ragionevole certezza di trovare condizioni climatiche più che confortevoli.
Ma che cos’è questa nuova ciclovia? Si tratta di un percorso ideato dal giornalista-ciclista leccese Roberto Guido e realizzato da Vivilitalia, società specializzata nei turismi ambientali, grazie al progetto Green Community Ionico Adriatica con capofila il comune di Nardò, finanziato con i fondi del PNRR. Dato a Cesare quel che è di Cesare, e ripreso fiato dopo aver nominato i vari protagonisti dell’iniziativa (tutti, va detto, appassionati e competenti al massimo grado), passiamo alle informazioni più pratiche.
La Ciclonica è un percorso ad anello con arrivo e partenza da Lecce, di circa 350 km di lunghezza suddivisi indicativamente in sei tappe da 50/60 km giornalieri; l’itinerario attraversa le campagne e le città del barocco, si spinge sullo Ionio dopo Ugento e ne risale la costa fino all’altezza di Manduria, per poi ripiegare verso l’interno e ritornare al punto di partenza. Le pendenze sono praticamente nulle, i tratti asfaltati coprono l’82% del totale, le strade sono percorsi secondari a bassissima intensità di traffico (ad eccezione come si diceva di luglio e agosto, da evitare): in sintesi, una ciclovia adatta a tutti, inclusi i neofiti dei viaggi in bicicletta. Ma, soprattutto, un percorso da segnare nella “to do list” di qualunque cicloviaggiatore per una quantità di motivi che proverò a spiegare più avanti.
Altre informazioni utili: se partite da qualche città del nord, ci tenete a utilizzare la vostra bici e avete a cuore la sostenibilità degli spostamenti, ci sono alcuni Intercity che consentono il trasporto di bici montate e in una dozzina di ore vi portano da Milano a Lecce. In alternativa, se volete muovervi più agilmente, potete rivolgervi a Carlo e Giulia di Salento Bici Tour, competentissimi e ben organizzati, che ci hanno accompagnato nell’esperienza e offrono servizi che spaziano dal semplice noleggio di bici e e-bike fino all’organizzazione completa di tour.
Tornando all’itinerario, per chi preferisce impegni più brevi sono stati anche ideati 5 anelli giornalieri, il cui percorso si sovrappone in buona parte all’itinerario principale e che permettono di modellare il viaggio secondo le specifiche esigenze e gusti di ciascuno. Il tutto descritto e mappato qui e disponibile anche sull’app “ciclovia del salento ionico”.
Fatta questa debita premessa passiamo al racconto, che non seguirà un ordine cronologico. Perché questo è un itinerario fatto soprattutto di scoperte, di suggestioni, di tanti temi diversi e intrecciati tra loro. Motivo per cui ho pensato che, per farvi assaporare il gusto dei luoghi, fosse meglio procedere per argomenti. Anzi, meglio ancora: per avvertimenti.
Eccone una piccola lista dedicata a chi avesse in mente di percorrere la Ciclonica, almeno per come l’ho vissuta io.
1. Se avete fretta, cambiate itinerario.


Quelli bravi su Instagram la etichettano come #vitalenta o con qualche altro termine fighetto, ma da queste parti di certo non si fanno influenzare da qualche effimera moda online. Qui, nei paesi di pietra chiara, di luci e profumi, di piazze accoglienti e di vicoli animati, vivere bene è un’arte millenaria che si percepisce in ogni momento e in ogni dettaglio. E passarci in mezzo in bicicletta è il modo migliore per entrare immediatamente a farne parte. La scusa può essere una sosta per un caffè e pasticciotto (buonissimi ovunque, ma da Ascalone a Galatina si somma pure il sapore della leggenda, visto che pare siano stati inventati nel 1740 proprio in questa bottega artigianale con quasi 300 anni di storia); oppure una pausa davanti a qualche antica chiesina in mezzo alla campagna, dall’architettura affascinante e dagli interni rigurgitanti di foto ed ex-voto (imperdibile, non foss’altro per il nome, quella della Madonna del Pisello nei pressi dell’antica Rudiae, e quella di Cristo di Tabelle immersa nelle campagne tra Galatone* e Galatina*); o anche una semplice chiacchierata con un passante o una sosta a bordo mare per la soddisfazione di pucciare i piedi nell’acqua cristallina (persino io, super freddolosa, l’ho fatto a fine ottobre e ho rimpianto di non avere con me il costume da bagno).
Insomma, la vita da queste parti scorre con ritmi tutti suoi: che sono poi quelli giusti per godere della bellezza che ti circonda e del piacere quasi zen di vivere il momento nella sua interezza.
2. Se vi interessa solo pedalare, cambiate itinerario.
Corollario del punto precedente, questa non è una ciclovia per gente alla ricerca della performance. Non che i percorsi siano inadatti, beninteso: strade secondarie a bassissimo traffico, asfaltate per oltre l’80%, rendono sicuramente possibile mettersi a testa bassa sul sellino e macinare chilometri. Però, per dirla chiara: secondo me è proprio da scemi. Perché così facendo si perdono una quantità di punti di interesse che sono la vera caratteristica di questo itinerario: che, oltre a lunghe e piacevoli pedalate, consente di visitare una quantità di capolavori d’arte e architettura.
Un aspetto evidente fin dal punto iniziale del percorso, nelle meraviglie di Lecce con le sue chiese e i suoi palazzi barocchi, che non sto qui a descrivere se no questo post diventerebbe di lunghezza ancor più spropositata: basti citare la definizione che le è stata attribuita di “città biscotto, inzuppata nel latte, color del miele”; per il resto, l’unica è venirci di persona. Solo una nota aggiuntiva sulla ciclabilità cittadina: per quanto non esplicitato da cartelli, una delibera comunale ha reso operativo nel centro storico di Lecce il “doppio senso ciclabile”, cioè la possibilità per le bici di percorrere in entrambe le direzioni strade che sono a senso unico per i veicoli a motore. Un provvedimento molto diffuso in tutte le città d’Europa, che – dati alla mano – facilita la circolazione, che solo in Italia ci ostiniamo a rifiutare e che pone Lecce all’avanguardia da questo punto di vista.

Ma oltre a Lecce, l’intera zona è uno spettacolo di architettura barocca, con cittadine e paesi che, per quanto conosciuti, non si sono fatti snaturare dai flussi turistici e conservano una loro rilassata autenticità: Galatina (la pazzesca Basilica di Santa Caterina d’Alessandria con i suoi interni gotici meriterebbe da sola un viaggio), Nardò (vero e proprio gioiello che si sviluppa intorno alla spettacolare piazza Salandra), Ugento (dagli spazi ampi e rarefatti su cui si affacciano costruzioni che spaziano dal 1300 al 1800) e una molteplicità di paesi e frazioni, ciascuno con una propria storia e una propria identità. Insomma, di motivi per fermarsi ce n’è a bizzeffe, riempiendosi ogni volta gli occhi di bellezza.
A questo punto, però, mi fermo perché il post è già andato un po’ troppo per le lunghe. Segue una nuova puntata, con altri racconti, avvertenze, segnalazioni e indicazioni utili. Perché, datemi retta, questo è davvero un posto in cui vale la pena di venire a pedalare.
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(*) Una cosa che non sono riuscita a farmi spiegare è la logica con cui vengono piazzati gli accenti da queste parti: perchè mai Galatina si dice Galatìna e Galatone invece è Galàtone?
