Il pezzetto mancante non è più tale: da Echevennoz sono arrivata ad Aosta, ripassando proprio dall’albergo di Signayes da cui eravamo partite lo scorso anno verso Roma, e così ho completato il tratto italiano della Via Francigena; mi sono anche fatta un selfie celebrativo, ma sono talmente venuta male che non lo mostrerò pubblicamente nemmeno sotto tortura.
Devo ammettere che avevo un po’ sottovalutato l’impegno; due tappe da una quindicina di km, in discesa, non mi sembravano poi chissà che: più o meno la lunghezza media delle mie passeggiate a Macugnaga. In realtà non è esattamente la stessa cosa: prima di tutto per il peso dello zaino e della macchina fotografica (più di 6 kg sulle spalle fanno una bella differenza); e poi il fatto che fosse TUTTA discesa, per un totale di quasi 2000 metri di dislivello, paradossalmente è uno svantaggio perché tu costringe a usare sempre e solo gli stessi muscoli delle gambe, che sono anche quelli che a casa utilizzi di meno. Quindi se oggi mi incrociate per Milano mi riconoscete di sicuro: sono quella che si muove come se reggesse un palloncino tra le ginocchia.
Però bellissimo, davvero. Anche la seconda tappa, su cui nutrivo scarse aspettative, in realtà è affascinante perché si snoda quasi completamente a mezza costa, in mezzo al bosco, seguendo i “rus”, antiche canalizzazioni per l’irrigazione dei campi.
E anche questa volta gli incontri sono stati affascinanti e sorprendenti: come la coppia di anziani signori che ho incrociato a colazione. Alti, dritti come fusi, vestiti sportivamente ma con discrezione: ci salutiamo e mi chiedono se sono in viaggio per Roma. A mia volta, quindi, indago sulle loro intenzioni. “Pensiamo di fermarci a Santhià”, mi risponde lei. Faccio un rapido calcolo: “Quindi sarete in giro ancora per una settimana” “”Eh, un po’ di più: sa com’è, passati gli 80 abbiamo rallentato i ritmi…”. Credo di aver fatto una faccia abbastanza esterrefatta, così la simpatica signora ha proseguito “Io quest’anno ne ho fatti 81, lui qualcuno in più. Ma camminare fa proprio bene, mantiene in forma. Noi lo abbiamo sempre fatto, questa è la quarta volta sulla Via Francigena, poi molte volte Santiago e tantissimi altri percorsi un po’ dappertutto… del resto io ho iniziato da piccolissima, mi ricordo ancora quando a due anni mio padre mi portava con sé a camminare nei boschi”. La mia faccia continua evidentemente ad essere stupefatta, perché la signora si sente in dovere di aggiungere, quasi a giustificarsi: “Adesso però c’è la prendiamo comoda, ci fermiamo a dormire ostelli e alberghi e abbiamo uno zaino molto più leggero di quando portavamo tenda e sacco a pelo…”.
Sono partiti una mezz’oretta prima di me, dicendomi “tanto lei ci raggiunge sicuramente lungo la strada”: ho impiegato almeno 5 km per ribeccarli, alla faccia del loro passo lento. Ma più ancora delle loro prestazioni camminatorie, erano proprio loro due ad essere straordinari. Lui, ex docente universitario con una carriera internazionale e, si intuiva, qualche ruolo di grandissimo prestigio che non sono riuscita a farmi confessare (“Mi sono preso qualche bella soddisfazione”, si è limitato a dirmi con aria sorniona); lei, dolce e amichevole, che mi ha raccontato con sorridente civetteria come lo aveva conquistato sessant’anni prima, all’università (“Ero l’unica che non dava tanta importanza allo studio, non come loro che erano già tutti scienziati”). Una coppia elegante, affiatata, con tre figli grandi e una nidiata di nipoti, piena di quei piccoli gesti che dimostrano un affetto e un’attenzione per l’altro mai appannata dall’abitudine, dall’intelligenza freschissima e dalla memoria di ferro: in una parola, meravigliosi.
Penso spesso che è molto difficile invecchiare bene: e quando incontro persone simili, mi chiedo se ci riusciremo mai, noi della nostra generazione di ultracinquantenni. Che a volte (spesso; quasi sempre) mi sembriamo – io per prima – così spenti, così acidi, così privi di entusiasmo.
Se è vero che camminare contribuisce ad invecchiare come i miei due compagni di cammino, mi ci rimetto immediatamente. Marito a parte, su cui la materia prima sembra al momento scarseggiare, magari riesco almeno a contenere i danni del tempo che passa.