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SE CE L'HO FATTA IO

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Gran San Bernardo: bastoncini, preghiere e altro

2 settembre 2018 By Monica Nanetti

Aosta, terminal degli autobus, ore 12. 

“Un biglietto per il Gran San Bernardo, per favore”

“Andata e ritorno?”

“No, solo andata, torno a piedi”

Il bigliettaio mi squadra con evidente scetticismo.

“Ma è sicura? Guardi che è l’ultimo della stagione. Il prossimo è a primavera…”

“Direi che questa è una bella motivazione in più”

“Ah. Vabbè”

Un esordio non proprio incoraggiante, quello del mio mini-viaggio a piedi dal passo del Gran San Bernardo ad Aosta per completare anche quel pezzetto di Via Francigena che lo scorso anno ci eravamo evitate (avevo rotto un polso due mesi prima e una discesa in bici di 30 km a capofitto non sembrava molto indicata). Ma io, che sono un tipo ordinato, ci tengo a finire le cose: quindi auto da Milano ad Aosta, bus da Aosta al passo e poi due giorni di cammino per rientrare. Un’organizzazione impeccabile. 

Peccato che, poco dopo Ivrea, mi sono resa conto che delle due cose che dovevo caricare in auto (zaino e bastoncini) c’era solo lo zaino; le dannate racchette erano rimaste appoggiate in un angolo del garage di Milano. 

Un problema non da poco, perché la strada è tutta in ripida discesa e i bastoncini in questi casi fanno davvero la differenza. Ed essendo domenica, non ci sono negozi aperti… meno male che c’è il provvidenziale amico Franz, trasferitosi da poco in Valle D’Aosta ma già perfettamente competente su usi e costumi locali. Lo chiamo, mi indica un outlet di articoli sportivi aperto 7 giorni su 7 e mi rassicura dicendomi che nella peggiore delle ipotesi è disposto a raggiungermi in auto in cima al passo per portarmi un paio di suoi bastoncini; il tutto non prima di avermi dato della gatta morta. Ma gli amici servono anche a questo.

Il negozio, comunque, c’è ed è aperto: individuo subito i bastoncini che fanno al caso mio, salvo poi scoprire che si tratta di un modello in carbonio Black Diamond, ultraleggeri ed ergonomici, che vengono via con soli 130 euro. Un po’ troppo, direi; ripiego quindi sul modello base, molto più economico ma così brutto e pesante (credo che siano di ghisa) che la commessa alla cassa mi fa un ulteriore sconto senza che neanche glielo chieda.

Adesso eccomi nell’Ospizio in cima al passo, che questa sera è avvolto in una nebbia fittissima. Un posto che ha davvero dell’incredibile. Prima di tutto per il panorama: siamo in un posto selvaggio e impervio, a 2473 metri di quota, battuto da venti gelidi e con temperature che anche a inizio settembre impongono giacche a vento ben imbottite. Ma incredibile anche – anzi, soprattutto – per la storia che sta dietro questo luogo: qui, su un pianoro proprio sulla sommità del colle, il Plan de Jupiter, oltre 3000 anni fa c’era un insediamento umano con abitazioni, negozi e strutture varie; qui 2000 anni fa i romani costruirono una strada intagliandola nella viva roccia (ho già visto il primo pezzetto che percorrerò domani ed è veramente impressionante); qui 1000 anni fa venne costruito l’ostello in cui passerò la notte, che è tuttora gestito dai frati, è sempre aperto (anche in pieno inverno, con metri di neve e temperature a meno 25) per accogliere i viandanti ed è il posto più alto abitato in permanenza di tutta Europa.

Se tutti gli ostelli “storici” hanno un fascino magico, questo devo dire che ha una marcia in più: l’imponente costruzione affacciata sul lago, la cripta dove si recitano le orazioni che scandiscono lo scorrere del tempo, il tesoro di arredi sacri custoditi ed esposti in una serie di salette. E anche una chiesa, annessa all’edificio, dove ho avuto il colpo di fortuna di assistere a uno straordinario concerto di musica barocca per voci e fisarmonica. (Così condivido con voi anche questa nuova scoperta, che la fisarmonica non si usa solo per suonare “Romagna mia”, ma è anche un bellissimo strumento classico). 

C’è uno strano contrasto tra la severità dei luoghi e la pace di queste mura, dove si prega in un silenzio tanto perfetto da sentire una specie di ronzio nelle orecchie: sono andata ai vespri, io che non sono affatto religiosa, per afferrare meglio questa atmosfera, che è davvero un po’ mistica, come se si fosse sospesi tra cielo e terra. Che poi, in effetti, in un posto del genere lo si è per davvero.

PS: dimenticavo: se ve lo siete chiesti, i cani San Bernardo ci sono per davvero, e abitano in un canile (con annesso museo) proprio davanti all’Ospizio. In inverno scendono a valle, ma per il momento si aggirano tra i sentieri con aria severa e autorevole, al guinzaglio dei loro addestratori.

Filed Under: A piedi, Viaggi Tagged With: Via Francigena

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