Ci siamo quasi: la partenza è fissata tra pochi giorni. Non quella per il “grande viaggio”, quel “Da Vienna a casa” che ci porterà – ammesso che il fisico regga – per 1700 km attraverso un bel po’ di Europa. La partenza imminente riguarda invece un giretto preparatorio, nato quasi per caso.
Nel gennaio scorso, infatti, durante il mio viaggio in Marocco ho conosciuto Isabelle: una simpaticissima signora francese, più o meno mia coetanea, che vive in Svizzera e che è una grande appassionata di yoga. Tanto che, una volta rientrate alle rispettive case, mi ha proposto di partecipare a una “retraite”: un seminario di yoga di 4 giorni tenuto dalla sua bravissima insegnante e ambientato in uno splendido castello nel Morvan, regione francese a me del tutto sconosciuta ma che è sede di un parco naturale e – a giudicare dalle foto – deve essere davvero un luogo meraviglioso. L’idea era quindi di raggiungere Isabelle a Ginevra con il treno, e da lì proseguire insieme per il Morvan con la sua auto.
Così, qualche settimana fa, ho avuto una delle mie solite idee balorde: perché non andarci in bicicletta, a Ginevra? Certo, non attraversando le Alpi: la partenza da Milano va comunque fatta in treno, per passare il Sempione e sbucare a Briga. Da lì in avanti, però, a quanto pare c’è un bellissimo percorso: la ciclabile del Rodano (che è anche parte del percorso Eurovelo 17), che arriva fino al Lago Lemano e da lì, passando per Montreux e Losanna, raggiunge Ginevra. Un bel viaggetto di poco più di 200 km, da fare in qualche giorno in tutta tranquillità, giusto per abituarsi ben bene alla Poderosa e per testare l’attrezzatura.
Detto, fatto: anche Annita è entusiasta dell’idea; Bruna, la terza componente del gruppo, è invece bloccata a casa per una serie di impegni, e a sostituirla questa volta c’è una nuova amica, Betta. Loro due una volta a Ginevra rientreranno subito a Milano in treno, mentre io proseguirò per la mia nuova esperienza da praticante di yoga.

Speriamo che mi serva, soprattutto per darmi un po’ di equilibrio e tranquillità: merce che, in questo momento, è piuttosto rara dalle mie parti. Come sempre prima di una partenza, mi preoccupo per tutto: per il lavoro da cui mi allontano (anche se non c’è niente di urgente e gran parte del viaggio si svolge in giornate di ponti e vacanze varie) e per una serie di paure “generiche” che devo sempre sforzarmi di superare. Per quanto viaggiare sia una delle cose che mi piacciono di più al mondo, ogni volta, alla vigilia, mi trovo a far fronte a una serie di preoccupazioni ben poco ragionevoli, che una parte del mio cervello si diverte a ingigantire: e se non trovo la strada? e se non riesco a caricare la bici sul treno? e se non riesco a far stare tutto quello che mi serve nel bagaglio? e se foro una gomma o mi si rompe qualcosa? e se piove? e se perdo i documenti o il portafoglio? e se le giornate di yoga sono troppo faticose? e se muoio di fame, visto che saranno tutti vegani?… e così via, ad libitum, giusto per inventarmi qualche piccola angoscia gratuita. Come se una parte di me, nonostante tutto, si ribellasse all’idea di partire e remasse contro con tutte le sue forze. E tutto questo per qualche giorno in tutta tranquillità tra Svizzera e Francia, mica per qualche avventura estrema nel cuore della giungla… ma si vede proprio che la mente percorre sentieri complicati, di cui riusciamo a decodificare solo una minima parte.

Ormai però mi sono abituata a questo processo: mi agito, mi preoccupo, e poi appena mi allontano di pochi chilometri da casa tutte le negatività scompaiono come se non fossero mai esistite: ho capito che si tratta solo di aver fiducia e di buttarsi.
Oltretutto ho scoperto una cosa curiosa, che mi ha fatto piacere e che considero di buon auspicio: senza volerlo, questo viaggio sarà in parte una continuazione di quello fatto lo scorso anno lungo la Via Francigena: perchè per circa un terzo dell’itinerario, da Martigny fino oltre Losanna, ci troveremo a percorrere il tratto svizzero della Via Francigena, sia pure in contromano. Sembra quasi che sia nel nostro destino, questa Via: e chissà, prima o poi verrà anche il momento di completare le parti mancanti. In fin dei conti Canterbury non è poi così lontana…
Intanto sono qui a lottare con il bagaglio, come da tradizione: anzi, questa volta è peggio, perché devo portarmi dietro anche un minimo di abbigliamento per lo yoga. Non ho ancora auto il coraggio di pesare le borse; e in generale, c’è ancora un po’ di tempo per inventarsi qualche altra angoscia gratuita, prima della partenza.