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Deviazione magiche (Francigena giorni 13 e 14)

22 maggio 2024 By Monica Nanetti

Quel puntolino che si vede in fondo è la rocca di Radicofani: non si è avvicinata per ore ed ore

Sette anni fa scrivevo a proposito della tappa che porta a Radicofani: “una bella salita ma tutto sommato pedalabile e su asfalto”, considerandola una difficoltà relativamente sopravvalutata. Sette anni di età in più mi hanno portato a rivedere leggermente il giudizio, perché in certi punti ho avuto davvero la sensazione che quella salita – per quanto sempre pedalabile e su asfalto, seppure su un percorso differente- non finisse mai. C’è chi nei momenti impegnativi si motiva con il pensiero del risultato, chi si concentra sulla respirazione, chi utilizza tecniche di visualizzazione. Io impreco. Ad alta voce, sussurrando o magari solo mentalmente, se ci sono persone intorno, ma sta di fatto che le maledizioni che ho lanciato in questa occasione sono state tra le più articolate e colorite degli ultimi anni.

Tanto più che abbiamo affrontato il percorso con una certa decisione, dal momento che nel primo pomeriggio era prevista pioggia. Missione compiuta, visto che siamo arrivati in paese per ora di pranzo e siamo riusciti anche a mangiare all’aperto prima che incominciasse a diluviare.

E che bel pranzo: Radicofani – assolutamente spettacolare con la sua Rocca, le sue stradine antiche, i suoi panorami sulla campagna e i boschi sottostanti – si conferma un paese assolutamente votato all’accoglienza dei pellegrini che percorrono la via Francigena e che trovano qui un’atmosfera calorosa da parte di tutti: dall’affittacamere gentile al bar-ristorante che ti fa sentire in famiglia, fino all’anziana signora affacciata alla sua finestra che ti saluta e ti invita a entrare per ripararti dall’acqua.

Abbiamo pranzato in un negozio di alimentari che è un po’ il perno di tutto questo, in una piazzetta seminascosta e rigurgitante di fiori, festeggiando insieme a una vasta e allegra compagnia di messicani (che avevamo incontrato lungo la salita, in sella a bici elettriche) il compleanno di uno di loro, in quell’atmosfera di stravagante solidarietà che è una delle caratteristiche del cammino.

Ma se pensavo che la tappa Borgo Vignoni – Radicofani fosse eccezionalmente faticosa e affascinante, non sapevo ancora che cosa mi aspettava il giorno dopo.

Giorno in cui avevo deciso un’unica consistente deviazione dal percorso ufficiale, proseguendo una volta arrivati a Bolsena in direzione est fino a raggiungere Bagnoregio e, appena oltre, la sua Civita. Sbrighiamo subito le formalità delle descrizioni tecniche: il percorso (quello ufficiale, tra Radicofani e Bolsena) è spettacolare ma faticosissimo: ti illude con una lunga discesona iniziale per poi presentarti il conto con una serie di salite mozzafiato, spesso su strade sterrate. Situazione che trova il suo culmine nella stradina sterrata che fiancheggia a mezza costa il lago di Bolsena; il panorama è idilliaco (il grande specchio d’acqua in basso, e tutto intorno colline ricoperte di campi di grano e fioriture dai colori talmente squillanti e variegati da sembrare usciti dal pennello di un impressionista sotto acido), ma il tracciato è faticosissimo, con un continuo saliscendi di ripide discese e strappi oltre il 20% di pendenza che ti costringono ogni volta a scendere dalla bici e a spingere come una disperata. In sintesi, informazione di servizio: non prendete sottogamba questa tappa, perché può presentare un conto salato.

Di tutt’altro genere la salita della nostra deviazione, che ci ha portato dall’ingresso di Bolsena fino a Bagnoregio: pendenze dolci e costanti che hanno reso relativamente facili gli ulteriori 13 km di percorso (il totale a fine giornata ha comunque segnato un bel 1006 metri di dislivello per 69 km di strada, il che spiega perché ora ci muoviamo tutti legnosi come dei pinocchi).

E qui, la meraviglia: attraversata Bagnoregio (che già di per sé è uno dei Borghi più belli d’Italia) ci si trova sul famoso “belvedere” affacciato su Civita, in un’immagine quasi da sogno. Si tratta, per chi non lo sapesse, di un antico borgo costruito tra i calanchi, su uno sperone di roccia che fin dall’antichità è stato progressivamente eroso da frane e smottamenti

Il risultato è una sorta di “isola terrestre”: un paese abbarbicato sulla cima di un fungo di terra, circondato da ogni parte da dirupi verticali e collegato oggi al resto del mondo solo da un lungo ponte pedonale (se questa descrizione vi ricorda qualcosa, la risposta è sì: è il luogo che ha ispirato il “Castello nel cielo” del film di Miyazaki).

Ponte che abbiamo percorso spingendo a mano (in salita, inutile dirlo) le nostre bici per trascorrere la notte in questo borgo magico letteralmente sospeso tra terra e cielo. E che, a dispetto del suo tetro soprannome “la città che muore” trasmette una sensazione di armonia e di bellezza come pochi altri posti al mondo.

Gli adesivi sulle auto lasciano pochi dubbi sugli hobby locali

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: Francigena7+, Via Francigena

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