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SE CE L'HO FATTA IO

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Capolinea Santa Maria di Leuca (de finibus terrae)

19 ottobre 2021 By Monica Nanetti

Eccoci a destinazione: del nostro strano viaggio (iniziato poco più di una settimana fa in bici e terminato a piedi), e del lunghissimo percorso del Road to Rome 2021, lungo la Via Francigena da Canterbury a Santa Maria di Leuca.

E in effetti, se si vuole un luogo che rappresenti alla perfezione il concetto anche simbolico di punto di arrivo non si può che venire qui, nell’estrema propaggine meridionale del tacco d’Italia, protesa sul blu dell’incontro tra mar Jonio e mare Adriatico.

Acquazzone finale

Qui, ai piedi del secondo faro più alto d’Italia, c’è una basilica dedicata alla Madonna. Una costruzione le cui linee severe sono addolcite dal colore rosato e inconfondibile della pietra locale. Basilica che ci ha accolto proprio come veri pellegrini – anche se molti di noi non sono neppure religiosi – al riparo dall’acquazzone che si è scatenato proprio nei chilometri conclusivi del percorso.

La basilica di Santa Maria di LeucaMa tanto, nessuno ci faceva caso: il gruppo di camminatori (che nel corso della giornata si era via via ingrossato fino a comprendere ben 150 persone) era troppo emozionato all’idea di raggiungere il nostro Finisterre per farsi distrarre da un po’ d’acqua, da un vento gelido e da un cielo tempestoso.

Il valore dei simboli

E così, ascoltando i vari saluti istituzionali e i doverosi ringraziamenti, mi sono distratta pensando a quanto importanti per tutti noi siano i simboli. Perché su quel piazzale eravamo tutti sinceramente emozionati, nessuno escluso. Lo erano, a pieno titolo, le persone dello staff della Via Francigena che per 120 giorni e 3200 km hanno camminato, pedalato, organizzato, incontrato, dialogato e comunicato senza un attimo di tregua (uno sforzo organizzativo titanico). Ma lo erano anche gli Ambassador come me, che avevano condiviso solo alcune tappe del cammino, magari mesi prima (nel mio caso in agosto) e avevano voluto riunirsi al gruppo per le ultime due giornate. E lo erano persino quelli che si erano aggregati solo per i 17 km della tappa finale, in modo da essere partecipi di un evento il cui significato andava oltre a quello di una semplice camminata, sia pure in luoghi di grande bellezza.

I doni del cammino

Un percorso simbolico, dicevo. Continuare a camminare finché la terra non finisce ti fa pensare a tutto quello che hai trovato lungo il tuo cammino (luoghi, persone, storie, incontri) e contemporaneamente ti regala un’energia inedita, un desiderio di andare avanti e di scoprire cosa c’è di là (a meno che tu non sia terrapiattista, ovviamente: in quel caso suppongo che l’istinto sia quello di fare rapidamente dietro front per non cascare di sotto…).

Ti fa scoprire, in poche parole, che quella di muoversi è un’esigenza insopprimibile e uno dei sistemi più efficaci per sentirsi vivi, di creare una rete di incontri, di amicizie, di relazioni preziose che solo esperienze come queste sono in grado di far nascere.

Festeggiamenti all'arrivo a Santa Maria di LeucaCi siamo abbracciati davanti al faro di Santa Maria di Leuca, e poi abbiamo continuato a farlo, a salutarci e a darci appuntamenti nel futuro per tutto il resto della serata, e pure il mattino dopo. La realtà era che nessuno di noi aveva voglia che questa esperienza finisse, nessuno voleva tornare alla vita “normale”, tutti o quasi erano spaventati all’idea di “come farò domani, senza una strada da percorrere?”.

Pronti per ripartire?

Ognuno vive queste emozioni a suo modo. Quei matti dell’Associazione Europea delle Vie Francigene stanno già pensando che un cammino del genere, a ben vedere, non può che avere come obiettivo ulteriore quello di Gerusalemme. E anch’io, dal canto mio, sto macinando nuove idee.

E quando si incomincia a fare progetti, è segno che un nuovo viaggio di fatto è già iniziato.

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Filed Under: A piedi, In bici, Viaggi Tagged With: #roadtorome, #roadtorome2021, adriatica

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