Venerdì scorso, come avevo anticipato, mi sono ritrovata nella grande sala della Camera di Commercio di Pavia a parlare a un convegno dal titolo “Cammini, Identità, Spiritualità”, raccontando la mia esperienza lungo la Via Francigena. È stata una gran bella esperienza: per prima cosa nessuno si è addormentato mentre parlavo, e già questo mi è sembrato un notevole successo personale.
E poi, più in generale, quella che si respirava era un’atmosfera di interesse, di entusiasmo, di passione e voglia di fare le cose che da molto tempo non mi capitava di percepire. Tanta gente interessata a concetti molto legati alla sostanza e poco o nulla all’apparenza, in totale controtendenza rispetto all’andazzo generale: il significato del cammino, l’idea della viandanza, lo spirito del viaggio per scoprire luoghi intorno a sé, ma anche dentro di sé; insomma, tutt’altro che un convegno noioso e pieno di retorica, ma piuttosto una bella esperienza capace di regalare nuova energia.

Tutto questo fa sì che non veda l’ora che arrivi La Poderosa (la nuova e fighissima bici di cui vi parlerò in un altro post) e soprattutto che scocchi la data di partenza per il nuovo “grand tour” in bicicletta. Data che, indicativamente, è stata fissata per il 21 maggio. Il casino organizzativo è totale, soprattutto perché questa volta, per le prime tappe, a quanto pare saremo accompagnate da un bel po’ di amici che percorreranno con noi le prime centinaia di chilometri.
Una partenza “di gruppo” molto diversa da quella dello scorso anno, quando Annita ed io ci siamo trovate sole solette ad Aosta per iniziare il nostro viaggio verso Roma lungo la Via Francigena, ma devo dire che sono molto contenta di questa nuova formula. Prima di tutto perché sono tutti cari amici, belle persone a cui sono molto affezionata e con cui sono felice di condividere un pezzo di strada. E poi perché, comunque, lo spirito del nostro viaggio randagio resterà immutato, e dopo la prima settimana un po’ più “affollata” ci ritroveremo di nuovo “on the road” come cani sciolti.
Già, perché questa volta l’itinerario si è allungato di parecchio: quasi raddoppiato, rispetto allo scorso anno. Non perché avessimo in mente qualcosa di “eroico” (ma quando mai???), ma semplicemente perché ci è venuta così, perché il percorso ci si è srotolato davanti quasi spontaneamente, senza che ci sforzassimo ad inventarlo.
Partiremo da Vienna (e ancora non è chiaro come faremo a raggiungerla, se in aereo o in bus) e poi – secondo l’idea iniziale, seguiremo il Danubio verso ovest fino a Passau, vireremo a sud verso i Tauri fino a Salisburgo e seguiremo la Ciclovia dell’Alpe Adria fino a Grado. L’idea iniziale era di fermarsi qui, dopo 860 km di strada. Ma il caso ha voluto che mi imbattessi nella Via Postumia, un antico cammino di pellegrinaggio che alcuni appassionati stanno riscoprendo e ritracciando con grandissimo amore, lungo un percorso che si snoda tra Aquileia e Genova attraverso alcuni dei più straordinari luoghi del nord Italia. E a quel punto, tanto valeva arrivare lungo la Via Postumia fino a Piacenza, da lì percorrere in contromano la Via Francigena fino a Pavia e poi seguire il naviglio per arrivare dritte a casa, a Milano. Totale, 1700 km, probabilmente da arrotondare a 1800 tra deviazioni ed errori di percorso. Un’enormità: abbiamo persino filmato la mappa in due parti per farci stare tutto: guardate qui
Ce la faremo? Cederemo prima? Chi lo sa; e in tutta franchezza, chi se ne frega. L’importante è che abbiamo una gran voglia di partire; e poi continueremo finché questa piacevole sensazione ci accompagnerà.
Intanto Annita, “la regina delle mappe”, non volendosi affidare al 100% alla tecnologia ha pensato bene di segnare il percorso anche sulla cartina; anzi, su una serie di cartine. Il risultato è un po’ inquietante, ma probabilmente è solo un effetto ottico. E poi c’è da tener presente che sui Tauri c’è un tunnel che va percorso su un treno navetta, quindi 8 km li facciamo in treno… ok, ok, è una cosa da matti. Però divertente, vero??
PS: questo non c’entra, ma vorrei condividerlo: se c’è una cosa che mi fa morire dal ridere sono le locandine dei giornali locali, soprattutto quando si sentono in dovere di fornire un legame con il territorio per qualunque notizia. A Pavia ho fotografato questa: sarò scema, ma a me fa impazzire… 🙂