In un blog che si rispetti, a questo punto è il momento dei bilanci: che cosa ha portato il 2018, le cose belle e quelle brutte, le soddisfazioni e le delusioni, i consuntivi e i progetti.
Per me però quest’anno, più che in passato, è un compito molto difficile. Perché è stato un anno pieno di cose – alcune belle, altre decisamente molto meno – di eventi, di cambiamenti. Tanti che faccio fatica a metterli in fila tutti quanti, a ricordarli e a soppesarli.
E forse non ne ho neppure troppa voglia. In questo momento me ne sto rintanata in montagna, circondata da amici veri, da persone che contano quanto una seconda famiglia e come una famiglia ti fanno sentire “al caldo”, in un nido di affetti sinceri, che proprio per questo non hanno bisogno di essere spiegati e tantomeno sbandierati.
Mi piace godermi questa sensazione, questo tempo sospeso in cui non ti interessa né ricordare il passato, né progettare il futuro; ti limiti, semplicemente, a gustare fino in fondo tutto il piacere dei piccoli gesti quotidiani e del sentirti circondata da persone con cui sei in armonia.
Ecco, forse la cosa più importante che questo 2018 mi ha lasciato è un insegnamento: quando il mondo fuori si fa duro e freddo, bisogna difendersi tenendo al caldo il cuore più di ogni altra cosa.
Per il nuovo anno, il mio augurio a tutti quanti è, semplicemente, quello di avere degli affetti veri in cui potersi rifugiare: perché, a conti fatti, non c’è niente di più prezioso.