Il test principale è stato superato: in questa prima giornata del nostro viaggio “Leonardo in bicicletta” non abbiamo mai perso il buonumore né ci siamo fatti prendere dallo sconforto.
E qualche motivo, in realtà, lo avremmo anche avuto: perché dopo un allegro raduno con caffè da Cucchi (i milanesi sanno di cosa parlo) e una partenza baldanzosa assistiti da un meteo inaspettatamente asciutto, dopo 30 km eravamo già fermi per una gomma a terra di Giovanni. Pronto intervento con bomboletta ripara-gonfiagomme e si riparte; poi pausa dall’efficientissimo ”Dottor Bike” di Boffalora per sistemare al meglio la camera d’aria, e via di nuovo… ma questo era solo l’inizio.
Giusto per chiarire il nostro itinerario di viaggio, la tappa di oggi ci ha portato da Milano lungo il naviglio grande fino ad Abbiategrasso, poi seguendo il canale Villoresi in direzione del lago maggiore, e poi, abbandonando la ciclabile all’altezza di Somma Lombardo, con una traversata diagonale in direzione lago di Lugano siamo arrivati questa sera a dormire in quel di Gavirate.
Peccato che da quelle parti nei giorni scorsi dev’essere piovuto davvero tanto: e così la parte sterrata si è trasformata in una specie di camel trophy con fango ovunque, andatura a zigzag e guadi di pozzanghere grandi come piscine.
Ma finalmente ritorna l’asfalto, le bici scorrono piacevolmente, è ormai ora di pranzo e noi decidiamo di fermarci a mangiare nell’ostello della diga del Panperduto; ci sentiamo già quasi con i piedi sotto il tavolo, ed ecco un grosso albero – probabilmente caduto durante la notte nel corso di un nubifragio – che ci sbarra completamente la strada. Tentativi di spostarlo, di trovare una strada alternativa, di girarci attorno: niente da fare, l’unica soluzione è levare alla bell’e meglio i rami più sporgenti (peraltro spinosi) e passare sotto al tronco, praticamente semistrisciando con la bicicletta coricata. Procedura non semplice, nel corso della quale Betta fora una gomma. E ovviamente, a quel punto, inizia a piovere con decisione.
Ci è voluto qualche tempo per ritrovarci tutti al di là dell’interruzione, ma una volta superato lo sbarramento, un sospetto mi assale; telefono all’ostello del Panperduto, e questa è la mia surreale conversazione delle 13.45: “pronto?” “buongiorno, volevo solo sapere se siete aperti…” “ah, guardi, lo eravamo; ma stiamo chiudendo proprio adesso perché da stamattina non è passato nessuno” “sì, ecco, perché noi saremmo a un paio di km da voi e vorremmo venire…” “ah no no, guardi, non le conviene… stiamo chiudendo, e poi qui da noi piove che dio la manda…” “…ma io veramente sono praticamente lì, lo vedo che piove…” “eh vabbè, stiamo chiudendo, arrivederci”.
Che poi ci è andata benissimo, perché abbiamo attraversato il canale e scovato un accogliente bar nella frazioncina della Maddalena che ci ha rimpinzato di salumi e formaggi di tutti i tipi.
Nel frattempo, però, si era scatenato il diluvio. Abbiamo aspettato che si calmasse almeno il grosso dell’acquazzone, ma alla fine abbiamo dovuto deciderci a partire. Gli ultimi 25 km, devo dirlo, non sono stati gradevolissimi: sotto l’acqua, bagnati come pulcini, lungo statali e provinciali parecchio trafficate e con qualche saliscendi… ma alla fine abbiamo fermato il contachilometri a quota 92: niente male per la prima tappa, tutto considerato.
E comunque, la nostra rivincita sulle difficoltà ce la siamo presa: il nostro amico Marco, che abita da queste parti, ci ha raggiunto e ci ha portati a cenare in un ristorante coi fiocchi: quindi per stasera ce ne andiamo a dormire soddisfatti. Domani è un altro giorno, e un altro meteo (forse…). Il viaggio continua.
PS: le foto che pubblico al 90% non sono le mie, ma sono rubacchiate dai miei compagni di viaggio: alla fine non ho portato la reflex causa peso eccessivo, e l’uso del telefonino sotto l’acqua non è mai una grande idea. Ne riparliamo appena smette il diluvio!