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Viaggiare in solitaria

17 marzo 2018 By Monica Nanetti

C’è questo ragazzo inglese che si chiama Ben Page, ha 24 anni e si è messo in testa di viaggiare in solitaria con la sua bici, facendo il giro del mondo. Così facendo si è trovato a percorrere tutto solo il nord del nord dell’artico canadese, perso nel nulla con temperature di molte decine di gradi sotto zero, e ha filmato questa sua avventura in un video di circa mezz’ora dal titolo “The frozen road”.

Chi mi conosce di persona sa che ho avuto più volte occasione di essere coinvolta (dietro le quinte, beninteso!) nella realizzazione di filmati di imprese ultra-sportive. Però devo confessare una cosa: con qualche doverosa eccezione, ho spesso trovato questi film parecchio monotoni. Grandi imprese, personaggi eroici, fatiche sovrumane, risultati straordinari… ma andare a un festival cinematografico e spararsene quattro o cinque di fila significa – almeno per quel che mi riguarda – entrare in modalità “visto uno, visti tutti”, a cui si aggiunge una leggera insofferenza per certi toni enfatici che si trascinano dietro la domanda “ma se soffri così tanto, chi diamine te lo fa fare?”

Ecco, il film di Ben Page è tutta un’altra cosa: vi invito a guardarlo, perché secondo me merita davvero. C’è dentro tutto: panorami straordinari, fatica, avventura; ma soprattutto c’è un racconto in prima persona che mette a nudo per davvero le sensazioni del protagonista. L’entusiasmo, l’energia, la meraviglia (come in tutti i film di questo tipo che si rispettino); ma anche (e questo è molto ma molto più raro) i dubbi, le paure, i pentimenti, le lacrime, senza filtri e senza pudori. Insieme a una serie di riflessioni, che riguardano soprattutto il viaggiare in solitaria, e che trovo tanto interessanti quanto condivisibili. Perché è vero che partire da soli ti regala libertà, ti insegna contare su te stesso e a conoscerti; ma alla fine è anche vero che – tutto sommato – le paure più brutte sono meno brutte, e le emozioni migliori sono ancora più belle, quando le si può condividere con qualcun altro. Una riflessione che, a mio avviso, calza perfettamente non solo in situazioni estreme, ma anche in eventi ben più quotidiani.

Insomma, vi consiglio di prendervi un break e guardarvi questo video, che oltretutto mostra perfettamente la differenza che c’è tra filmare belle immagini e raccontare una grande storia. Il testo, ovviamente, è in inglese, ma bisogna dire che è stranamente comprensibile (almeno rispetto alla media degli inglesi che parla con le patate in bocca).

Poi ci sono alcune considerazioni tecniche: il fatto che questo tizio si sia filmato da solo come è riuscito a fare, anche in momenti particolarmente problematici sia fisicamente che psicologicamente, è davvero straordinario. Un’attività che richiede un dispendio energetico e una capacità di concentrazione davvero fuori dal comune. (A margine, come nota pratica mi domando come diamine ha fatto con le batterie: a me si scarica l’iphone in sei ore, se solo la temperatura è un po’ freschina: è successo persino un mese fa sul naviglio).

Insomma, viaggiare da soli ci sta e ha i suoi pregi, ma ci sono anche altre formule altrettanto preziose: voi che ne pensate?

Io, magari, un viaggetto da sola ogni tanto non me lo negherei, ma non certo come regola. E di sicuro, dopo aver visto questo film, punto verso la Sicilia…

Filed Under: Storie Tagged With: Artico, Film

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