La Via degli Dei da oggi ha un nuovo nome, che modestamente ho contribuito a creare: da oggi credo possa essere chiamata la Via degli Dei, delle Divinità e dei Santi tutti, invocati con entusiasmo e apparsi a più riprese nel corso della giornata ai miei occhi annebbiati dal sudore.
Giornata che si è aperta all’alba delle 6.30, con un caldo micidiale (sì, alle 6.30 faceva GIÀ caldo); che non ha fatto che aumentare, salita dopo salita, per tutto il corso del nostro cammino, accompagnandoci in questa prima tappa dal centro di Bologna fino a dopo il paesino di Brento, nell’agriturismo immerso nel verde (Ca’ di Mazza, se vi venisse in mente di passare da queste parti) in cui dormiamo questa notte.
Le più devastate, a onor del vero, siamo noi due “ragazze”, mentre Franz e Geo hanno tenuto botta con maggior vigore. Pure troppo, forse: tanto è vero che, mentre Paola ed io prendevamo la scorciatoia arrancando fino all’albergo, loro due hanno seguito il percorso completo arrampicandosi sulla sommità del Monte Adone, uno dei luoghi più iconici del percorso (vedi foto).

Una manciata di km, ma dai racconti successivi non certo una passeggiatina: al rientro i nostri eroi erano decisamente devastati. Vabbè, per quanto mi riguarda sarà per la prossima (volta o vita, chissà); a me sono ampiamente bastati i 30,5 km e i metri di dislivello (dato ignoto, percepiti millemila).
Però, nonostante la fatica, che bello. E che cosa sorprendente scoprire quanto è piacevole l’uscita da Bologna, senza un solo metro di periferia o zona industriale, ma passando direttamente dal centro al fantastico porticato che sale fino a San Luca: 666 portici, 3796 metri di salite e gradini, oltre 200 metri di dislivello, il più lungo portico ininterrotto del mondo (luogo, peraltro, dove le prime divinità non richieste hanno iniziato ad apparirmi a turno).
E dopo San Luca, ci si tuffa nel verde di boschi foltissimi e nel giallo di vallate tappezzate di ginestre, lungo sentieri e stradine in luoghi decisamente remoti.
Di fatto, in questa prima tappa non abbiamo incontrato nessun centro abitato fino all’arrivo, se si eccettua, a pochi km dalla conclusione, un B&b perso tra i boschi, dove finalmente siamo riusciti a trangugiare un ettolitro di birra fresca. Anche il pranzo, per questo motivo, è stato a dir poco spartano: accasciati per terra all’ombra di un alberello (ero in un momento di crisi totale) abbiamo dato fondo alle scorte d’acqua e ci siamo nutriti di albicocche secche e di qualche fetta di prosciutto e crackers fortunatamente avanzati dalla colazione.

Di più, per stasera, non ho la forza di raccontarvi, se non che si ride tantissimo, nonostante la stanchezza, e in genere per le cose più sceme.
E un ultimo tocco di magia: il ritorno serale dal ristorante (dove ci siamo rifatti con gli interessi dal pranzo minimal), percorrendo un altro km a piedi su una strada fiancheggiata da cespugli pieni di lucciole, che facevano a gara con le nostre frontali. Non so da quanto tempo non ne vedevo, e vi assicuro che è uno spettacolo emozionante.
Ok, altri dettagli domani perché per stasera le forze mi stanno abbandonando.
Per ora un saluto, dalla Via degli Dei (ecc ecc) e da Fuori Tempo Massimo.