Oggi in teoria va meglio. Prima di tutto perché la tappa, da Brento a Madonna dei Fornelli, è stata meno impegnativa (circa 21 km e poco meno di 900 metri di dislivello); e poi perché, alzandoci di quota, il caldo torrido e devastante di ieri si è fatto sentire di meno. Certo, gli strascichi di stanchezza della prima tappa hanno fatto sì che (soprattutto Paola e io) non vedessimo l’ora di arrivare, toglierci le scarpe e sdraiarci piedi all’aria. Ma insomma, fino a qui teniamo botta.
Quella di oggi è stata una tappa all’insegna dell’avvistamento di animali: di primissimo mattino un capriolo (o un daino, vai a sapere) che ha attraversato di gran corsa il pratone sotto di noi (siccome però sono stata l’unica a vederlo, gli altri invidiosi dicono che me lo sono inventato). Poi un’upupa, bellissima e inaspettata. Poi una lunga biscia, che ha attraversato il sentiero a pochi passi dai nostri piedi.
Il tutto accompagnato da una costante colonna sonora di uccelli vari che cantano a squarciagola, lungo i sentieri che percorriamo in quasi totale solitudine (pochissimi camminatori e un gruppetto di ciclisti).
E anche se oggi qualche tratto è stato un po’ meno gradevole (prima di Monzuno ci sono alcuni km non bellissimi, a fianco della strada asfaltata), questo percorso si conferma assolutamente spettacolare: boschi di castagni pettinati come giardini, stradine lungo i crinali con viste mozzafiato a 360 gradi, campi e prati fioriti di tutti i colori si possano immaginare.
In più, quelle volte (poche) che si raggiungono centri abitati, un’accoglienza calorosa, cordiale, simpatica da parte delle persone che ti incontrano, che ti salutano, ti augurano buon cammino, in qualche caso ti offrono addirittura un caffè dalla porta di casa.
E poi, come si mangia. Non è solo questione di fame (peraltro mostruosa: il primo stop di oggi è stato alle 9.30, con birra e panini alla mortadella), ma proprio del fatto che ovunque trovi piatti meravigliosi, semplicissimi (come vassoi di affettati e focaccia calda da urlo) o più elaborati (come le paste e i ravioli di ieri sera, in un locale autenticamente tipico – la Vecchia Trattoria Monte Adone, a Brento – su una terrazza con vista panoramica), ma sempre straordinari: quelle cose che ti fanno pensare che in effetti sì, pur con tutti i suoi difetti e le sue magagne, l’Italia è davvero un posto speciale

Noi intanto, dopo due giorni e mezzo di viaggio, iniziamo a crearci piccole consuetudini e ruoli riconosciuti, come un piccolo team affiatato. E soprattutto iniziamo a lasciarci dietro le spalle i pensieri di casa. Anzi, per dirla tutta iniziamo a dimenticarcene un po’, di avere una casa, e stiamo immergendoci con naturalezza in questa vita semplice e randagia, in cui le preoccupazioni sono quelle basilari: la strada fatta, quella da percorrere, il sonno, la sete, la fame, le vesciche, il sole e la salita.
In poche parole, il gusto della libertà, una cosa che – per quanto mi riguarda – poche cose sono in grado di offrirti come un viaggio lento, a piedi o in bicicletta. E mi stupisce sempre pensare che sono cose così semplici e a portata di mano, eppure così difficili da mettere in pratica per tante persone: forse è proprio vero che la libertà tante volte fa paura.
Tornando a temi meno aulici, tra le nostre abitudini si stanno stabilendo alcune buffe consuetudini. Geo per esempio, una o due volte al giorno, improvvisamente urla una strana parola incomprensibile: è il suo grido di libertà, ci ha spiegato, ed è una cosa liberatoria che è abituato a fare quando si sente bene, si considera in vacanza (e non si trova in situazioni formali, mi auguro per lui).
Paola, invece, sostiene di aver affinato una serie di tecniche di miglioramento della performance nella camminata: come un improbabile stile “a scimpanzé” da utilizzare nelle discese più ripide. Un sistema che non convince nessuno, ma che diverte moltissimo tutti: spiegarvelo non rende, preferisco farvelo vedere.
Per oggi dalla Via degli Dei e da Fuori Tempo Massimo è tutto. Domani, se tutto va bene, si entra in Toscana, dove il solito guru dei cammini amico di Geo ci ha inviato una sola raccomandazione: “state attenti ai lupi”. Mi auguro scherzasse, ma temo di no.