Non ho la minima idea di dove sono, ma è bellissimo. (Erano anni che sognavo di poter dire questa frase). Che poi, una vaga idea di dove ci troviamo in realtà ce l’ho: siamo partiti questa mattina da Vientiane a bordo di un pulmino strapieno e scalcagnato (vedi foto, dove si intravedono Giorgio che scruta l’orizzonte e Cristina che se la dorme) facendo rotta verso nord, lungo una strada affascinante che attraversa prima la pianura che circonda la capitale, con i suoi mille villaggi indaffarati, e si addentra poi in direzione Vang Vieng, tra montagne ricoperte da una fittissima e verdissima vegetazione tropicale.
Un po’ di chilometri prima di Vang Vieng siamo scesi dal bus in un paesino sperduto, ci siamo inoltrati in una stradina sterrata in mezzo al nulla e siamo arrivati in un vero angolo di paradiso, sulle rive di un lago costellato di isolette e solcato da piroghe di pescatori chiamato Reservoir di Van Ngum. C’è un’atmosfera di pace e di serenità che è difficile spiegare a parole, senza cadere nel retorico. Diciamo che l’unico problema sono degli insetti – una specie di farfalline – completamente stupidi, che si ostinano a volersi suicidare annegandosi nel tuo bicchiere di Beerlao (pronunciato “bìrlao”, la birra nazionale del Laos); ma anche a questo si fa l’abitudine. Stasera si dorme qui, felici come pasque; domani è in programma una visita a uno sperduto villaggio di pescatori e il trasferimento a Luang Prabang, di cui mi dicono meraviglie. Vedremo…
