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SE CE L'HO FATTA IO

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Verso casa

2 ottobre 2020 By Monica Nanetti

Post in ritardo, perché la nostra ultima giornata di viaggio “vero” (pedalando, intendo) si è conclusa a Belluno, dove abbiamo passato una bellissima serata con il mio amico Federico (quello di “Io & Graziella”, che si è percorso tutta la Francigena in sella a una graziellina monomarcia e che ha raccontato le sue avventure in una puntata del podcast di cui vado molto fiera) e con la sua fidanzata Barbara. E così, tra chiacchiere e risate in un paio di bellissimi locali da veri bellunesi, si è fatto tardi; questa cosa di avere degli “amici di bici” da visitare lungo il percorso – persone che altrimenti hai poche occasioni di vedere – è una delle cose più belle del viaggiare a due ruote. Soprattutto perché alcune di queste amicizie che nascono un po’ per caso (e che superano anche divari generazionali) sono davvero un regalo prezioso.

Tornando alla giornata di ieri, tappa facile: una cinquantina di km da Pieve di Cadore a Belluno, prevalentemente in discesa.

E che discesa, ragazzi! La prima parte segue ancora il vecchio percorso ferroviario, per confluire poi su una strada carrozzabile (provinciale o statale, non so) larga e ben tenuta, che si snoda sul fianco delle montagne con morbidi tornanti e affacci panoramici sulla vallata selvaggia e coperta di boschi. Con in più la caratteristica di essere completamente deserta, tanto da risultare persino inquietante: dopo i primi km di discesa a capofitto, nel silenzio assoluto e senza il minimo segno di presenza umana, ho avuto per qualche minuto l’inquietante sensazione di pedalare nel vuoto, come se Annita e io fossimo le uniche a non sapere che quella strada in realtà non portava a nulla e che non doveva essere percorsa. Per fortuna, poi, dopo un po’ è passato uno spetazzante ape Piaggio che ha spazzato via le mie paure oniriche.

Il Piave mormorava

Anche l’interruzione della ciclabile a Longarone, causa frana, si è risolta meglio del previsto: sgradevole, sì, ma molto ben segnalata (nel senso che agli automobilisti viene ricordato ogni 20 metri la presenza di ciclisti) e tutto sommato abbastanza breve, dell’ordine di qualche km.

Peccato solo che, come temevamo, il meteo ha deciso di abbandonarci: gli ultimi due giorni di viaggio alla volta di Venezia sarebbero stati sotto il diluvio universale. E francamente, incaponirsi in questo modo non ha senso, almeno a nostro avviso: pedalare sotto la pioggia senza vedere nulla del panorama circostante può valere la pena solo se sei a metà viaggio e poi è previsto un miglioramento, ma non per le tappe finali.

Così il programma è stato modificato: niente tappa a Treviso, niente arrivo a Venezia e al posto del lago di Santa Croce una deviazione (piacevolissima) a Belluno per poi rientrare da lì a Milano in treno.

Tutto tranquillo, quindi. Se non fosse che la maledizione ferroviaria si è ripresentata anche stavolta: perché l’itinerario che avevamo individuato (che prevedeva un viaggio tutto sommato veloce con un solo cambio a Padova) non è stato possibile per mancanza di posti.

E così, incrociando i treni con posti liberi e quelli che ammettono le bici, ci siamo dovute ritagliare una specie di viaggio della speranza con partenza all’alba e il seguente itinerario: Belluno-Montebelluna;  Montebelluna-Padova; Padova-Verona; Verona-Milano.

Totale, 4 treni e 3 cambi, ogni volta cammellandoci su e giù tutte le nostre carabattole. Questa sì che promette di essere un’impresa estrema.

Fin qui, tutto bene

In questo momento sto scrivendo dal primo dei treni in programma. Fin qui, improperi a parte, tutto bene. Per il resto, aggiornamenti a domani!!

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: #ilgirolargo

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