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SE CE L'HO FATTA IO

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Valli di Parma e una lode al viaggio lentissimo

17 luglio 2025 By Monica Nanetti


Terzo e ultimo giorno del mio viaggio attraverso le Valli di Parma: una trentina di km, prevalentemente in discesa o in pianura, ma resi più pesanti da questa nuova ondata di caldo abbondantemente sopra i 30 gradi, che mi ha ridotto a uno straccio.

Anche questa volta, però, il percorso si è confermato divertente e interessantissimo. Soprattutto – a mio parere, ovviamente – se lo si percorre come ho fatto io, cioè prendendosela calma, fermandosi spesso, divagando, perdendo tempo (che poi perso non è per niente).

E perdonate la vanità, ma devo dirlo: questi concetti ultimamente vanno molto di moda e in molti se ne riempiono la bocca, ma non è facile metterli in pratica. Fare la flâneuse, vagabondare senza fretta e senza una meta precisa non è cosa da tutti, ci vuole il fisico: in questo modo, guardando le statistiche, si arriva a tenere velocità medie sotto ai 10 km orari (praticamente, la velocità di uno che corricchia, e neanche tanto forte). E ci vuole pure la testa, per fregarsene completamente di obiettivi, programmi, risultati. Quindi quando vi dicono che “è un viaggio di scoperta, in cui fermarsi ad assaporare lo spirito dei luoghi, senza guardare l’orologio” ma poi le tappe sono di 100 o più km al giorno, è una balla per pavoneggiarsi con un’immagine che va di moda: percorrere quelle distanze giornaliere vuol dire mettersi in sella e pensare a pedalare e basta, fermandosi solo per un panino al volo e guardandosi intorno quel tanto che basta per non perdere la traccia. Tutte cose onorevolissime, eh… massimo rispetto per i “pedalatori intensivi”, tanto più che anche a me è capitato spesso, per vari motivi, di percorrere tappe un po’ tirate. Ma per favore, non raccontiamoci bugie e ognuno stia al suo posto, senza invadere le specialità altrui: se vuoi davvero essere un viaggiatore lento e godereccio, i km giornalieri non possono essere più di una cinquantina (facciamo sessanta se in pianura), inframmezzati da pause, visite, chiacchiere e sbagli di percorso (che poi sbagli non sono).

Finito questo pippone di “orgoglio lumaca”, passiamo al percorso di oggi, anche lui già caricato su Komoot nell’account “se ce l’ho fatta io”. Da Sala Baganza, pochi km di morbide e pedalabilissime salite portano a un altro dei punti forti del percorso: il parco naturale dei Boschi di Carrega. Questa zona era una tenuta di caccia fin dai tempi dei Farnese, nella metà del ‘500, quando, anziché campagna coltivata, “una volta qui era tutto bosco”; per passare poi ai Borbone, che iniziarono a organizzarlo con un elegante casino di caccia, e arrivare infine all’epoca napoleonica e a Maria Luigia (sua moglie e titolare del ducato di Parma), che arricchì ulteriormente la riserva con sentieri, specchi d’acqua, costruzioni di servizio. Fino ad arrivare, dopo l’unità d’Italia, a un certo principe Andrea Carrega, appassionato botanico che si prese cura di questi boschi. I quali, almeno in buona parte miracolosamente sopravvissuti a lottizzazioni e tentativi di sfruttamenti edilizi, sono finalmente diventati nel 1982 il primo Parco della Regione Emilia Romagna. Il risultato è una vera e propria foresta, del tutto inaspettata da queste parti, attraversata da una fitta rete di strade asfaltate (ma pressoché prive di traffico automobilistico), stradine sterrate, viottoli e sentieri da percorrere a piedi o in bicicletta, in un trionfo di verde. C’è anche un Centro Visite, ricavato da un edificio storico e aperto nei weekend, con mostre e varie cose interessanti. Insomma, un posto perfetto per rilassarsi al fresco, in mezzo alla natura.

Sbucata poi sul lato occidentale del parco, mi sono trovata infine in pianura, ormai vicinissima al corso del fiume Taro. Qui, dopo aver attraversato sterminate e profumatissime coltivazioni di basilico (che mette fame già alle 10 del mattino) sono arrivata a un’altra tappa del mio tour cultural-gastronomico di cui parlavo ieri.
Vicinissimo al corso del Taro si trova infatti Corte Giarola, un grande complesso agricolo di origine medievale (una “corte”, per l’appunto, con immensi porticati e con tanto di chiesa: a metà Ottocento ci vivevano più di 300 persone), oggi ristrutturato e adibito a varie funzioni: sede del centro visite del Parco del Taro (che non ho avuto tempo di visitare ma che a sua volta offre una quantità di itinerari ciclabili), ospita un teatro, un ristorante e ben due strutture del circuito dei Musei del Cibo: il museo della Pasta e quello del Pomodoro, anche in questo caso con un percorso espositivo che porta a impara qualcosa in più sul nostro piatto nazionale.

Altra caratteristica di Corte Giarola, quella di farmi ritrovare una vecchia conoscenza: la Via Francigena: da qui, infatti, passa una variante che collega Parma al tracciato principale all’altezza di Fornovo, passando da Collecchio. Itinerario che ho percorso, in senso inverso, per torna in città a prendere il treno che mi avrebbe riportato a Milano. Si tratta, ovviamente, di un percorso pensato soprattutto per camminatori; di conseguenza il lungo tratto che costeggia il corso del fiume è una sorta di single track di uno sterrato a volte un po’ sconnesso.

Percorso “selvaggio” lungo il fiume

Nulla di proibitivo per una qualsiasi bici gravel, ad ogni modo: la Bigia non ha avuto problemi, io neppure (temperature tropicali a parte), e mi sono goduta una solitaria e affascinante pedalata nella vegetazione delle coste del fiume, affollata di uccelli di ogni tipo che facevano una cagnara assordante.

Meno affascinanti, ovviamente, gli ultimi km di periferia urbana lungo la via Emilia; ma con il vantaggio di una ciclabile che quantomeno garantisce una buona tranquillità: da tenere presente, quindi, anche solo per un giretto in giornata partendo da Parma in direzione fiume.

Guarda chi si rivede

E anche per questa volta è tutto. Tornerò sicuramente, perché mi restano ancora molte cose da vedere, e perché è sempre un piacere scoprire itinerari ciclistici pieni di fascino e sempre diversi a due passi casa. Se volete provare anche voi, adesso sapete come fare.

La boomer e i suoi selfie

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: Parma

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