Stasera sono fiera di me; ma non per qualche particolare performance, anzi: esattamente per il motivo opposto. Ho raggiunto il punto in cui il disagio superava il divertimento e ho saputo dire basta, senza incaponirmi o rimanerci male.
E se vi sembra una cosa da poco, pensate a tutte quelle volte che vi siete ritrovati a fare qualcosa che non avevate voglia di fare, solamente per una questione di inerzia, o testardaggine, o orgoglio. A me, lo confesso, è successo spesso in passato: e vedo in questo nuovo atteggiamento un bel segnale di crescita, di maturità. Tanto più in un’occasione come questa, in cui ci sono persone che seguono on line le nostre peripezie, davanti a cui in altri tempi avrei temuto di “fare brutta figura”.
Ma andiamo con ordine: come anticipavo ieri sera, il meteo di questa mattina a Bellinzona non annunciava nulla di buono. E non si sbagliava affatto, anzi. Siamo partiti dall’albergo bardati come palombari (abbiamo persino messo le cuffiette della doccia come sopracasco) e ci siamo avviati in direzione Airolo, accompagnati da una pioggia battente. Che si è trasformata, con il passare delle ore e con l’aumentare della salita, in un vero nubifragio: tuoni, fulmini, acqua gelata, freddo cane e soprattutto un forte vento contrario; ah, in quel tratto la strada è sterrata e piuttosto irregolare, e vi dico solo che nelle pozzanghere c’erano le onde, e neanche troppo piccole.
Morale, dopo una prima sosta a Biasca ci fermiamo per pranzo nel paesino di Giornico, allagando letteralmente una pizzeria con i nostri indumenti fradici (i gestori, gentilissimi, mossi a compassione ci hanno persino lasciato stendere la roba vicino al forno per tentare di asciugarla).
E a quel punto abbiamo tirato le somme: la salita iniziava a farsi più dura; le mie scarpe schizzavano letteralmente acqua ad ogni passo; la mantella impermeabile e la giacca water-proof erano anche loro fradice; i guanti invernali inzuppati oltre ogni dire… e del previsto miglioramento del tempo non si vedeva traccia.
Così, insieme a Giovanni e a Rodolfo (un amico che abita qui vicino e ha scelto proprio questa giornata per raggiungerci), abbiamo rigirato le bici, percorso 3 km (gelati) in discesa e siamo andati a prendere il treno alla stazioncina di Bodio, percorrendo solo 35 km dei 63 previsti. Annita e Betta, eroicamente, hanno continuato a salire per altri 11 km (per poi prendere anche loro un treno alla stazione successiva, mentre l’atleticissimo Paolo è stato l’unico a raggiungere Airolo con la sola forza delle sue gambe.
E il bello è che nel frattempo, mentre risalivamo la valle comodamente seduti nel nostro vagone, le nuvole di sono davvero aperte lasciando il posto a uno splendido cielo blu. Il freddo però no: quello è rimasto, e in questo momento ad Airolo le temperature sono di pochissimo superiori allo zero; d’altro canto ci è stato detto che questa mattina, mentre noi lottavamo con acqua e vento, qui in paese nevicava con una certa intensità… e infatti i boschi tutto attorno sono imbiancati. C’è di buono che le Ferrovie Svizzere sono davvero efficientissime è molto comode, e questa è una risorsa che per un cicloviaggiatore è un autentico tesoro.
Certo, un po’ mi è dispiaciuto di non avere percorso con la Poderosa tutta la strada: ma le condizioni, almeno per me, erano davvero pessime. E la logica di “Se ce l’ho fatta io” è proprio quella di fare solo quello che ci si sente, che si fa volentieri, che diverte: mica quella di fare le superdonne o di esibirsi in prestazioni di alto livello.
Il gran finale è il Bed and Bike Tremola San Gottardo dove siamo alloggiati, che vi segnalo se passate da queste parti in qualunque modo: se ci venite in macchina, perché è un posto carinissimo nel cuore del paese, rimodernato di recente con grande gusto e che offre al suo interno un ristorante davvero straordinario per gusto, innovatività dei piatti e qualità della materie prime. Se poi ci venite come noi in bicicletta, vi dico solo che oltre all’attrezzatissimo garage per riporre le bici, la simpatica signora che gestisce il posto vi offre anche un servizio di lavaggio-asciugatura vestiti nell’arco della notte. Insomma, la perfezione per i viaggiatori su due ruote.
Domani altra tappa complicata: prima il treno (attraverso il Gottardo), poi la discesa lungo la valle fino al Lago di Lucerna, poi un battello per evitare quello che è stato segnalato come un tratto di strada pericolosa lungo la cantonale, poi di nuovo in bici fino a Lucerna… e il tutto con un meteo che prevede neve con temperature sotto lo zero.
Ma ormai abbiamo capito che in un viaggio la cosa più utile è sapersi adattare alle circostanze, quindi vedremo come va e ci organizzeremo di conseguenza.
Anche se io vorrei tanto riuscire a provare di nuovo il piacere di pedalare in una bella e tiepida giornata primaverile da cartolina.
A domani!