Ancora più che complicati, questi sono tempi inediti: nel bel mezzo delle nostre vite, già di per sé imperfette, incasinate, poco razionali, si è tuffata “a bomba” la variabile Coronavirus, evento di cui non abbiamo esperienza né precedenti storici e che quindi ci trova totalmente impreparati e incapaci di avanzare una qualunque previsione davvero attendibile.
Virus di cui è già stato detto tutto, e spesso anche troppo. Anch’io credo di aver già fatto la mia parte, quasi in anticipo sui tempi. Pertanto farò un favore alla collettività standomene zitta ed evitando di improvvisarmi virologa, igienista, esperta di politica internazionale.
Resta il fatto che le ultime vicende – al di là di ogni considerazione di stretta attualità – mi hanno tristemente confermato l’elevato livello di ottuso egoismo presente nel nostro mondo. La media, probabilmente, non è neanche male, ma è un po’ la storia di chi si mangia due polli e di chi resta a bocca asciutta, e in media hanno mangiato un pollo ciascuno.
Perché ci sono, si è visto, persone straordinarie che si stanno impegnando con serietà, competenza, dedizione (solo per citarne alcuni, medici di famiglia, tecnici di laboratorio, infermieri, ma anche quei pochi giornalisti ed esperti di web che arginano i tentativi di seminare panico e fake news da parte degli “sciacalli da tastiera”).

Per contro, però, ci sono tali e tanti esempi quotidiani di stupidità, irrazionalità e totale menefreghismo nei confronti del prossimo da risultare sconfortanti. L’elenco completo non lo faccio, tanto lo abbiamo tutti ben presente: dai fanatici che saccheggiano i supermercati agli irriducibili che “evadono” dalle zone di quarantena per andare a trovare i parenti impippandosene dei rischi (non tanto loro, quanto di altre persone).
Insomma, un panorama deprimente. E proprio per questo, in uno scenario in cui la parola d’ordine sembra essere in molti casi “salvo io, chi se ne frega del resto”, mi è arrivata una piccola notizia che mi ha allargato il cuore e che volevo condividere.
Una cosa che non c’entra davvero nulla con quanto detto sin qui, perché si parla di rospi.
Questi animaletti, brutti ma simpatici (“dei tipi”, come si dice in questi casi), trascorrono l’inverno nelle loro tane per poi uscire tutti insieme, quando la temperatura raggiunge un certo livello, e avviarsi in una “migrazione di massa” verso le zone umide.
Tutto questo – ed è una di quelle magie che si svolgono a due passi da noi e di cui non siamo consapevoli – avviene nel corso di una notte. E in questa notte i poveretti, che nel loro spostamento devono attraversare strade carrozzabili, rischiano di essere schiacciati in quantità quando, abbagliati dalle luci delle autovetture, si immobilizzano per la paura in mezzo alla carreggiata.
Così da qualche anno in Valle d’Aosta si sono inventati “La Notte degli Gnomi“: una vera “chiamata alle armi” per tutti gli amici dei rospi, di cui vi trascrivo qui sotto il comunicato:
La struttura regionale Flora e Fauna, in collaborazione con il Corpo Forestale della Valle d’Aosta, da diversi anni organizza operazioni di recupero dei rospi nelle zone in cui normalmente avvengono gli attraversamenti al fine di aiutarli a superare indenni i tratti stradali più pericolosi, individuati nei Comuni di Brissogne e Villeneuve.
I volontari che desiderano partecipare possono contattare la Struttura Flora e Fauna: 0165 776218/776401 (u-faunaselvatica@regione.vda.
it). La partecipazione è libera e gratuita. È richiesta la disponibilità a operare tra le ore 20.00 e le ore 23.00 circa. È obbligatorio indossare un giubbotto giallo riflettente ad alta visibilità ed è consigliato calzare degli stivali, munirsi di una torcia elettrica, un impermeabile, un sacchetto di plastica e un asciugamano.
I minorenni dovranno essere accompagnati da un adulto.
Coloro che avranno dato la propria disponibilità saranno avvisati nella stessa giornata nella quale si svolgeranno le operazioni di salvataggio, poiché non è possibile prevedere con maggiore anticipo le condizioni ottimali favorevoli alla migrazione dei rospi.
Per ulteriori informazioni, è possibile contattare l’erpetologo Ronni Bessi, 338 4530940 (r.bessi@regione.vda.it)
Allora, non so a voi, ma a me l’idea che ci siano dei volontari che spendano una notte per aiutare i rospi ad attraversare la strada è una cosa che diverte, entusiasma e commuove in parti uguali. Perché, al di là delle motivazioni più strettamente ecologico-ambientaliste, si tratta di un atto totalmente “gratuito”, che ha come motore semplicemente il desiderio di proteggere degli esseri più deboli e vulnerabili: una cosa che per gli esseri umani dovrebbe essere un istinto quasi automatico, e che di questi tempi sembra invece essere sepolta da strati di arrogante e avido egoismo.
Invece no, per fortuna: c’è chi si preoccupa persino dei rospi (che, con tutto l’affetto, non si può dire che siano animali che ispirano amore e tenerezza a prima vista) e della loro incolumità.
La Valle d’Aosta è troppo lontana, e io non potrò certo partecipare (tanto più che la data la decidono loro, i rospi, e quindi si fa anche fatica a programmare): ma spero che ci sia tanta gente, e che portino con sé molti “minorenni”, in un atto in totale controtendenza rispetto a molti valori dominanti.
Perché a mio parere non c’è modo migliore e più efficace di educare un bambino o un ragazzino che mostrargli quanto può essere bello, prezioso, appagante prendersi cura di qualcuno che non ti può dare nulla in cambio.
A meno che non si trasformi in principe, ma quella è un’altra storia.
PS: se ci sono erpetologi che leggono: no, quello della foto non è un rospo valdostano, l’ho fotografato in Canada. Ma era l’unica foto che avevo…