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SE CE L'HO FATTA IO

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Un brindisi alla Kofola

10 giugno 2024 By Monica Nanetti

Ci sono campi ondulati, ci sono piccoli laghi circondati da boschi di abeti dove la gente si aggira in canoa, ci sono paesi fatti di casette dai tetti a punta con una chiesina così piccola che sembra fatta con il Lego. La gran parte del percorso tra Jindřichův Hradec e Telč è così: poco meno di 50 km su stradine secondarie, in una campagna pacifica e piena di fiori (mai visti tanti fiordalisi, di un colore così intenso da sembrare finto).

Non stupisce, quindi, la quantità di ciclisti e cicloturisti che si incontrano; la maggior parte dei quali, curiosamente, a bordo di bici muscolari; nonostante Jan (la mia guida locale) sostenga che la diffusione delle e-bike stia procedendo a grandi passi, l’impressione è che da questa parte il ciclismo “tradizionale” sia ancora la formula favorita, a differenza di gran parte d’Europa.

Per quanto mi riguarda, confesso di iniziare ad essere un po’ affaticata, nonostante la bellezza dei luoghi: le pause ristoro lungo il percorso sono ormai viste come un’ancora di salvezza, più che un intervallo. Ho anche dovuto cambiare abitudini e adeguarmi alle usanze locali, rinunciando alla mia solita Coca Cola rigenerante. Qui in Cechia infatti – incredibilmente – questa bibita non è particolarmente diffusa. Al suo posto si trova in genere la Kofola, una strana bibita tipica di questo Paese, nata nella Cecoslovacchia dei primi anni 60 e quindi retaggio dell’epoca della guerra fredda, che all’aspetto somiglia a un bicchierone di birra scura ma in realtà è una bevanda analcolica su cui si dicono un sacco di cose: che è fatta con i fondi di caffè (diceria smentita, ma inquietante); che nasce da una speciale e segretissima miscela di frutta ed estratti di erbe (già più probabile); che il suo gusto ricorda quello dello Jägermeister (non me ne intendo, ma non ci scommetterei).

Sconvolta, io? Macché…

Non è che mi piaccia particolarmente, la Kofola; però sapere che c’è ancora qualche sacca di piccola resistenza alla globalizzazione me la rende molto simpatica (e comunque, quando si è stanche e assetate non si va tanto per il sottile).

Siamo ormai al confine tra Boemia Meridionale e Moravia, ma soprattutto siamo arrivati a uno dei gioielli del percorso: la città di Telč, il cui straordinario centro storico è stato nominato patrimonio Unesco. In particolare la sua grande piazza asimmetrica, circondata da coloratissime case in stile rinascimentale tutte diverse tra loro ma – almeno secondo quanto sostiene Wikipedia –  tutte con la stessa altezza e la stessa superficie.  C’è anche un bellissimo castello, circondato da un grande parco; e soprattutto c’è una piacevole atmosfera, anche in un giorno un po’ bigio come quello che ci è capitato, animata e vivace senza però un’eccessiva affollamento di turisti. Insomma, un posto che merita pienamente la sua fama.

E anche questa giornata è andata; c’è da registrare che si vedono sempre più spesso cartelli stradali con la scritta “Austria” e “Vienna”, il che è molto incoraggiante, anche se per quanto mi riguarda mi fermerò al confine e rientrerò tra un paio di giorni senza completare l’intero itinerario Praga-Vienna. Ma la maggior parte del percorso ormai è fatta; domani il meteo non promette niente di buono. Vediamo che succede; io intanto mi studio un piano b, non sia mai che mi faccia cogliere impreparata.

Lungo la strada c’è anche una fattoria specializzata in pecore (formaggi strepitosi, gelati e pure un ottimo goulash). E alla sera organizza concerti rock, alla faccia di chi le pecore le conta

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: Cechia

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