Ci sono campi ondulati, ci sono piccoli laghi circondati da boschi di abeti dove la gente si aggira in canoa, ci sono paesi fatti di casette dai tetti a punta con una chiesina così piccola che sembra fatta con il Lego. La gran parte del percorso tra Jindřichův Hradec e Telč è così: poco meno di 50 km su stradine secondarie, in una campagna pacifica e piena di fiori (mai visti tanti fiordalisi, di un colore così intenso da sembrare finto).
Non stupisce, quindi, la quantità di ciclisti e cicloturisti che si incontrano; la maggior parte dei quali, curiosamente, a bordo di bici muscolari; nonostante Jan (la mia guida locale) sostenga che la diffusione delle e-bike stia procedendo a grandi passi, l’impressione è che da questa parte il ciclismo “tradizionale” sia ancora la formula favorita, a differenza di gran parte d’Europa.
Per quanto mi riguarda, confesso di iniziare ad essere un po’ affaticata, nonostante la bellezza dei luoghi: le pause ristoro lungo il percorso sono ormai viste come un’ancora di salvezza, più che un intervallo. Ho anche dovuto cambiare abitudini e adeguarmi alle usanze locali, rinunciando alla mia solita Coca Cola rigenerante. Qui in Cechia infatti – incredibilmente – questa bibita non è particolarmente diffusa. Al suo posto si trova in genere la Kofola, una strana bibita tipica di questo Paese, nata nella Cecoslovacchia dei primi anni 60 e quindi retaggio dell’epoca della guerra fredda, che all’aspetto somiglia a un bicchierone di birra scura ma in realtà è una bevanda analcolica su cui si dicono un sacco di cose: che è fatta con i fondi di caffè (diceria smentita, ma inquietante); che nasce da una speciale e segretissima miscela di frutta ed estratti di erbe (già più probabile); che il suo gusto ricorda quello dello Jägermeister (non me ne intendo, ma non ci scommetterei).

Non è che mi piaccia particolarmente, la Kofola; però sapere che c’è ancora qualche sacca di piccola resistenza alla globalizzazione me la rende molto simpatica (e comunque, quando si è stanche e assetate non si va tanto per il sottile).
Siamo ormai al confine tra Boemia Meridionale e Moravia, ma soprattutto siamo arrivati a uno dei gioielli del percorso: la città di Telč, il cui straordinario centro storico è stato nominato patrimonio Unesco. In particolare la sua grande piazza asimmetrica, circondata da coloratissime case in stile rinascimentale tutte diverse tra loro ma – almeno secondo quanto sostiene Wikipedia – tutte con la stessa altezza e la stessa superficie. C’è anche un bellissimo castello, circondato da un grande parco; e soprattutto c’è una piacevole atmosfera, anche in un giorno un po’ bigio come quello che ci è capitato, animata e vivace senza però un’eccessiva affollamento di turisti. Insomma, un posto che merita pienamente la sua fama.
E anche questa giornata è andata; c’è da registrare che si vedono sempre più spesso cartelli stradali con la scritta “Austria” e “Vienna”, il che è molto incoraggiante, anche se per quanto mi riguarda mi fermerò al confine e rientrerò tra un paio di giorni senza completare l’intero itinerario Praga-Vienna. Ma la maggior parte del percorso ormai è fatta; domani il meteo non promette niente di buono. Vediamo che succede; io intanto mi studio un piano b, non sia mai che mi faccia cogliere impreparata.
