Una partenza da vigliacchi. O da gente molto stanca, se vogliamo essere più gentili. E stanchi lo siamo davvero, noi “fantastici tre” partiti questa mattina per un giro in bici di quattro giorni alla scoperta di una delle grandi “ciclovie nazionali” della Svizzera: la numero 5, per la precisione, chiamata anche “percorso dell’altopiano”.
L’itinerario completo è lungo circa 380 km e va da Romanshorn, sulle rive del lago di Costanza, fino al lago Lemano e a Losanna, attraversando diagonalmente buona parte del Paese.
Noi però, non avendo molto tempo a disposizione, avevamo pianificato di saltare la prima tappa, arrivando in treno a Wil e da lì dirigendoci verso ovest in direzione Zurigo. Morale, in questo primo giorno, oltre al trasferimento in treno, erano in menù circa 65 km per arrivare alla località di Regensdorf, dove fermarci a dormire.
Però, tanto per cambiare, il meteo ci si è messo di mezzo: partiti da Milano in un clima tropicale, una volta sbucati al di là del Gottardo (ma lo sapevate che la nuova galleria di base è il tunnel ferroviario più lungo del mondo?) abbiamo trovato temperature novembrine, con un cielo che non prometteva nulla di buono. Previsioni confermate con convinzione dal meteo, che dava forti temporali a partire dalla tarda mattinata.

Insomma, ci siamo guardati in faccia e ci siamo confessati reciprocamente che non avevamo voglia di pedalare 4 o 5 ore sotto il diluvio, tra tuoni e lampi. E così, una volta a Zurigo, siamo scesi definitivamente dal treno e ci siamo avviati direttamente a destinazione, riducendo il nostro percorso di oggi a una quindicina di km scarsi (sotto l’acqua, però).
Poi in realtà il meteo ha fatto un po’ di tutto, ma il tanto paventato nubifragio non si è visto. Addirittura, per qualche minuto da fatto capolino anche uno squarcio di azzurro… ma ormai la scelta era fatta.
Un po’ mi dispiace, ma un po’ no, visto che me la sto godendo parecchio: perché l’albergo che ci ospita (il Mövenpick Zurich Regensdorf) è un gran bell’hotel dove rintanarsi, pranzare con una pizza inaspettatamente ottima, concedersi una lunga pennica nel lettone e rilassarsi in una spa appena ristrutturata tra piscine, saune e idromassaggi vari. Insomma, c’è di che rassegnarsi… e chissenefrega dei pochi chilometri percorsi: tanto, sotto l’acqua, non saremmo comunque riusciti a vedere granchè.
Da domani si inizia a pedalare per davvero, anche perché il meteo dovrebbe stabilizzarsi, e inizierò a raccontarvi di questa parte di Svizzera che conosco pochissimo. Per ora ci troviamo in un gradevole sobborgo residenziale, poco distante dal centro di Zurigo ma già con un sapore di campagna, dove bambini biondi (bardati con una specie di collare catarifrangente che voglio assolutamente comperare anche per me) si aggirano tranquilli in sella alle loro biciclettine, e dove moderni condomini convivono con mucche pezzate che pascolano nei prati. Insomma, quell’atmosfera meravigliosamente rilassante che è una delle cose che adoro della Svizzera (per capire cosa intendo, guardatevi quel capolavoro di spot “No drama” con Federer e de Niro!).
Ah, dimenticavo: non vi ho detto chi sono i miei compagni di viaggio. Si è finalmente ricomposto lo storico gruppetto, e a pedalare con me ci sono Annita e Giovanni (per chi segue da poco il blog: sì, “quel” Giovanni, Pdor figlio di Kmer…) e come al solito l’atmosfera è quella giusta: relax, divertimento e zero voglia di prendersi sul serio.
Domani, però, i chilometri in programma solo parecchi. Dedicatemi una prece, perché sono mesi che non salgo su una bicicletta; spero che i muscoli abbiano una memoria migliore della mia, ma non ci scommetterei troppo.
