Non capita spesso, di riuscire a rintanarsi in casa in santa pace con una pila di libri; l’immagine classica vorrebbe accanto anche una tisana calda o una tazza di tè, io però ho provato la versione con un panino prosciutto e formaggio e posso assicurare che funziona benissimo ugualmente.
Comunque, ognuno ha il suo stile: il concetto è che un weekend di freddo e brutto tempo è una fantastica scusa per non fare nulla e dedicarsi alla lettura compulsiva.
Che però, nel mio caso, continua comunque ad avere a che fare con i viaggi, dal momento che mi sono letteralmente “bevuta” un paio di libri a tema che avevo da qualche giorno sul comodino.
Il primo si intitola “Come fare il primo Cammino di Santiago” e lo ha scritto un simpatico “ragazzo” modenese, Simone Ruscetta, che ha iniziato a viaggiare a piedi solo da poco tempo, ma è diventato subito un entusiasta assoluto. E anche se per ora ci sono altri progetti che incombono, la curiosità nei confronti del Cammino di Santiago è sempre lì latente, ed ero curiosa di saperne di più su questa “superstar” dei pellegrinaggi. Chissà, tutte queste informazioni potrebbero tornarmi utili, prima o poi…
Il secondo libro, in realtà, è stata semplicemente una rilettura rilassata di un testo che, le volte precedenti, avevo letto soprattutto concentrandomi sul fatto che avrei dovuto presentarlo in pubblico: anche perché “Niente panico. Si continua a correre”, scritto dai miei amici Giovanni Storti e Franz Rossi, mi vede fare capolino qua e là in molti degli episodi raccontati, ma soprattutto ha un intero capitolo (“Il bel Danubio blu – Dalla Sacher al risotto”) interamente dedicato proprio al nostro viaggio “Da Vienna a casa” della scorsa primavera. Il tutto dal punto di vista di Giovanni, che – inutile dirlo – è molto particolare e molto divertente. Anche se ci tengo a smentire categoricamente alcune delle cose che dice di me… (per scoprire quali, dovrete leggervi il libro!!). Insomma, è stata una bella occasione per rivivere tante preziose esperienze passate, e per stuzzicare ancora di più il desiderio di partire di nuovo.
La sensazione è stata proprio quella di rimettere in carica le batterie: vi consiglio di fare altrettanto, rubando un po’ di tempo al milione di impegni che continuano a inseguirci e regalandovi una pausa con un buon libro in mano (oh, c’è anche “Se ce l’ho fatta io“, se ancora non lo avete letto…). Non avete idea di quanti spunti e di quanta energia farete scorta.