Rieccomi con le cronache di “60×60” dopo una giornata di intervallo: del resto ieri era domenica, e anche le vecchie blogger da viaggio hanno bisogno di prendersi una pausa, ogni tanto…
Ad ogni modo dal punto di vista ciclistico è stata una giornata più che onorevole: 53 km, buona parte dei quali in un clima caldo, umido e afoso che rendeva tutto molto pesante. Meno male che però l’itinerario ha aiutato, perché ieri abbiamo finalmente percorso pedalando il grande e spettacolare ponte che parte dai pressi di La Rochelle e raggiunge l’Île de Ré, proprio lì di fronte. Se volete provare le sensazioni quasi dal vivo, non avete che da cliccare qui per un filmato in presa diretta della salita.
Ammetto che sono di parte, perché a me le isole piacciono sempre e comunque: come idea, come concetto, un luogo staccato dalla terraferma ha ai miei occhi un fascino unico e speciale.
Ma l’Île de Ré speciale lo è davvero, nel suo stile da isola dell’Atlantico: grandi spiagge fangose lasciate libere dalle maree; panorami piatti e spazzati dal vento; paesi fatti di case basse, in pietra chiara con le persiane dai colori tenui, circondate da fiori e perfettamente eleganti nella loro semplicità; le geometrie rarefatte delle saline; i mercatini e le bancarelle dove si vendono ostriche e frutti di mare appena raccolti; le innumerevoli piste ciclabili che percorrono tutta l’isola in lungo e in largo e che sono utilizzate dalle persone più diverse, in un vero e proprio paradiso delle due ruote.
Insomma, un posto di cui sono innamorata, dove è bello lasciar correre il tempo gironzolando a caccia di suggestioni e di relax.
Proprio a questo scopo mi ero tenuta un’intera giornata, quella di oggi, per una pausa “a passo lento” e per festeggiare il compleanno di Annita prima del ritorno della Corazzata Potiomkin alla madrepatria. Il meteo, però, ieri sera ha iniziato a girare al brutto, e questo ha contribuito alla decisione di anticipare i tempi: per Geo, Franz, Annita e Giovanni partendo un giorno prima, in modo da spezzare in due parti il lungo rientro; per me, spostandomi nuovamente nel centro di La Rochelle approfittando del passaggio in furgone in modo da non pedalare 45 km sotto pioggia e vento. (Questa città, tra l’altro, ha un centro storico che è un piccolo gioiello che merita di essere esplorato con tutta calma).
La cosa più importante di questa giornata, comunque, è l’inizio di una nuova fase del mio viaggio: quella in cui passo da elemento di un gruppo a viaggiatrice solitaria. Un cambiamento radicale, molto più rilevante della scelta della destinazione e del mezzo di locomozione utilizzato. Viaggiare da soli, per la mia esperienza, non è semplicemente una declinazione tra le molte possibili: è un’esperienza a sé, qualcosa di completamente diverso dal viaggiare con altre persone.
Una formula migliore o peggiore? Non ho certezze e non sono in grado di dare una risposta assoluta. Tanto più in questo momento, in cui devo ancora metabolizzare i giorni passati e prepararmi (e organizzarmi) per le prossime tappe, e molte sensazioni si mescolano creando un’unica, grande confusione.
Quello che posso dire, però, è che ho capito una volta di più che ci sono molti modi di vivere e interpretare un viaggio; tutti sono “giusti”, opportuni, sensati, basta che corrispondano davvero ai gusti, alle sensibilità, ai ritmi e agli interessi di ciascun viaggiatore. Ciò che è essenziale, se si viaggia in compagnia, è che questa filosofia di fondo sia compresa e condivisa da tutti i partecipanti, perché è questa la base di quelle atmosfere un po’ magiche e irripetibili che si creano quando un viaggio diventa veramente memorabile.
È una questione di lunghezze d’onda, e ha poco a che fare con gli anni di conoscenza o la consuetudine nella frequentazione: essere già amici da tempo può dare un sapore ancora più speciale e prezioso al tutto, come è successo nei molti viaggi condivisi con Annita, con Giovanni o con altri dei miei abituali “soci” di viaggio. Ma non è una requisito essenziale: in viaggio, se scatta l’intesa, scatta immediatamente. Come è successo per esempio l’estate scorsa durante il Road to Rome 2021, con un piccolo gruppo di persone sconosciute, distanti per origine, età, professioni, esperienze, con cui è nata immediatamente un’armonia che ci lega tuttora e che ricordiamo con emozione.
Per contro, se il modo in cui ci si pone nei confronti del viaggio è differente e si basa su aspettative e logiche diverse, c’è poco da fare: si può comunque andare d’accordo e vivere momenti piacevoli, ma la magia non si crea.
Ad esempio, nella fase di viaggio che si è appena conclusa erano entrate molte anime diverse: quella più scrausa di un viaggio all’insegna della massima indipendenza e leggerezza di attrezzatura (tutto in una piccola borsa caricata sulla bici, fermandosi e ripartendo a seconda dei luoghi e dell’ispirazione del momento), e quella di più organizzata di un viaggio di gruppo (con un furgone di appoggio su cui caricare il bagaglio, con cui incontrarsi a intervalli prefissati e da cui farsi raccogliere in caso di difficoltà di vario genere); quella più “slow” (fatta di pedalate lente, di soste fotografiche e di visite frequenti ai luoghi attraversati), e quella più “ciclistica” (più attenta al numero di km percorsi, alla velocità media, al raggiungimento della destinazione di fine tappa). Approcci diversi, tempi diversi e tipi di stanchezza diversi; tutti ugualmente validi ma difficili da far convivere perfettamente, anche se dall’esterno molte cose possono apparire come semplici sfumature. In realtà, la differenza è di tipo logico ed è molto più profonda: cercare di mischiare e mediare rischia di far perdere significato a molte delle singole scelte: si può iniziare con il chiedersi perché portarsi comunque il bagaglio sulla bici, quando c’è un furgone che può trasportarli; ma proseguendo su questa stessa linea si può arrivare a domandarsi perché pedalare, quando puoi benissimo sederti in macchina e farti trasportare… e allo stesso modo, per contro, ci si può chiedere perché complicarsi la vita con carburanti, parcheggi, traffico cittadino, quando una bici ti può portare benissimo ovunque, inclusi i centri storici delle grandi città; e continuando su questa linea, perché stressarsi con appuntamenti lungo la strada, orari e punti d’incontro programmati quando il tuo obiettivo è proprio quello di staccare da tutto e lasciarti andare al piacere del momento senza neanche il pensiero di guardare l’orologio.
Boh, come dicevo: dopo due intensissime settimane di viaggio sono un po’ frastornata e con le idee confuse. Ma tanto mi aspetta un lungo periodo da sola con me stessa: con tutto il tempo di mettere in fila per bene emozioni e sensazioni.
Intanto domani Lady B e io ritorniamo sul treno. Destinazione, Parigi!!
