Nella realtà, le cose spesso non sono come te le immagini; e anche questo “Leonardo in bicicletta” sta regalandoci parecchie sorprese. La tappa di oggi, per esempio: Gavirate-Bellinzona, 72 km: doveva essere una faccenda tutto sommato riposante, ma in pratica non è andata esattamente così. La traversata fino a Ponte Tresa, per esempio, non era affatto il “falsopiano” che qualche amico della zona mi aveva raccontato: il nostro itinerario per stradine secondarie è stato, questo sì, gradevolissimo e spettacolare, ma è stato anche un susseguirsi di perfidi saliscendi. Più sali che scendi, mi verrebbe da dire; e il fatto che quelle zone siano frequentatissime da ciclisti non vuole dire nulla. Perché una cosa è arrampicarsi leggeri sulle pendenze, inguainati in una tutina, in sella a una eterea bici da strada e senza alcun altro carico che una barretta energetica. Tutt’altra cosa è arrancare con 10 kg di bagaglio, un poncho impermeabile e ammennicoli di ogni genere… praticamente, la differenza che c’è tra i levrieri e i bassett hound.

Comunque, per mezzogiorno eravamo alla frontiera: e devo dire che – anche se non ci hanno fermato e neppure degnato di uno sguardo – fa un certo effetto “passare la dogana” in bicicletta. Sono talmente poco abituata a questo genere di cose che per un attimo ho pensato di dover comperare il bollino delle autostrade svizzere…
Sempre a proposito di Svizzera, ripeto quanto già detto lo scorso anno: questo posto è un paradiso, per chi vuole viaggiare in bici. Piste ciclabili ovunque, ben tenute e ben segnalate (il tratto lungolago da Ponte Tresa ad Agno non sapevo neppure che esistesse, e invece è gradevolissimo e spettacolare), e rispetto assoluto da parte degli automobilisti.

Certo, poi se come me si è ignoranti in geografia, ci sono anche qui delle sorprese; il Ticino, ho scoperto, è diviso in due parti; e a fare da separatore non è un fiume o qualche confine interno, ma un monte vero e proprio: il Monte Ceneri, che sorge proprio dove, secondo me, ci doveva essere un tranquillo fondovalle fino a Bellinzona. Risultato: un’altra bella salita, in questo caso sotto la pioggia (già, perché non ha piovuto tanto quanto ieri, ma i nostri acquazzoni ce li siamo beccati comunque). Insomma, siamo arrivati parecchio stanchi alla meta.

Meno male, e questa è un’altra sorpresa della giornata, che Bellinzona è davvero una bella città, con un centro storico che è patrimonio unesco e con alcuni castelli molto scenografici e restaurati benissimo; un posto che merita una visita. E poi, sempre in tema di belle sorprese, arrivare stremati e trovare un albergo accogliente, che ha un garage per le bici con piccola officina annessa, delle stanze superconfortevoli e anche una spa dove regalarsi un idromassaggio e un bagno turco (oltre che una cena notevole) è una cosa che ti rimette al mondo: a salvarci, questa sera, è stato l’Hotel Internazionale e Spa, che sta proprio davanti alla stazione e che è un posto tappa davvero raccomandabile.

Tutto qui… o quasi. C’è anche qualche piccolo problemuccio che domani dovremo gestire: come le ginocchia di Giovanni che si stanno lamentando; il cambio della bici di Annita che si rifiuta di funzionare; e soprattutto, tanto per cambiare, il meteo.
Domani infatti è previsto il tappone-gran premio della montagna: una sessantina di km per salire fino ad Airolo, ai piedi del Gottardo. Il problema è che le previsioni, per domani alle 14, danno NEVE. Non acqua, non temporali: proprio neve… non sappiamo bene come cavarcela (e di sicuro le nostre bici non hanno le catene) quindi per stanotte ci dormiamo su. Poi domani sera vi racconto come è andata.
