Se prima di partire avevo qualche dubbio sul fatto che con una Brompton stracarica si potesse andare anche sullo sterrato, me lo sono tolto definitivamente con la tappa di oggi, 59 km che ci hanno portati da St.Nazaire d’Aude fino alla scenografica Carcassonne, entrando nel cuore del percorso che segue il Canal di Midi.
Era, va detto, una tappa piuttosto temuta. Questo perché la sera prima della partenza i miei compagni di viaggio erano stati messi in guardia nel corso di una cena, da un amico che vive in Francia da molti anni: fate attenzione, la salita per arrivare a Carcassonne è durissima, tremenda, anzi di più. Un’avvertimento fornito con assoluta sicurezza anche se in totale contrasto con la mappa, le altimetrie, la logica e l’osservazione del territorio (la città si trova a 111 metri sul livello del mare, in una morbida pianura attraversata da placidi canali navigabili). Ma tant’è, l’indicazione era chiara e certa: le rampe che conducono a Carcassonne sono meno note ma paragonabili alle grandi sfide ciclistiche, dal Mortirolo al Mont Ventoux. E questo era sufficiente a preoccupare molti di noi.
Una leggenda rivelatasi ovviamente del tutto infondata; in realtà a preoccuparci avrebbero dovuto essere altri fattori. Innanzitutto, come dicevo, lo sterrato: il percorso è decisamente “rustico” e procede sui bordi del canale quasi completamente tra ghiaia, buche, sassi e terriccio, restringendosi in alcuni punti fino a diventare un “single track” a filo d’acqua, in un costante tremolio sussultorio che dopo un po’ fa cigolare tutto il possibile e ti fa temere anche per le otturazioni dei denti.
In sintesi, un percorso gradevole e divertente ma parecchio impegnativo per il mio fondoschiena ancora non del tutto allenato a lunghe permanenze in sella: ho sognato l’asfalto per buona parte della giornata.
Secondo elemento che ci ha reso il tragitto più impegnativo del previsto è stato il vento, che dopo averci sostenuto nel primo tratto (ma di quello non te ne accorgi mai, pensi di essere tu in ottima forma) negli ultimi km ci si è girato contro e ha iniziato a soffiare con decisione, rendendoci l’arrivo in albergo un vero sollievo.
Tanto più che abbiamo poi avuto il tempo di riprenderci e di andare alla scoperta di Carcassonne, con la sua Cité medievale: la cittadella fortificata che sovrasta la parte più moderna della città e che – per le sue dimensioni e per la sua perfetta manutenzione – ti dà la sensazione di trovarti sul set di un film di cappa e spada.
Ieri sera poi, con una spettacolare luna piena gigante, la suggestione del luogo era straordinaria. Peccato solo che per rientrare dopo cena (sul cassoulet, tipico piatto della zona, mi riservo una puntata a parte) ci siamo persi nel nulla: o meglio, in una specie di parco non illuminato e assolutamente deserto, in cui l’unico segno di vita era un incongruo branco di pecore. Umani, zero: anche perché da queste parti gli orari sono decisamente diversi rispetto alla costa mediterranea; già mettersi a tavola alle 20 è un orario piuttosto azzardato, e dopo le 21 a quanto pare le vie si spopolano completamente. Una situazione non del tutto rassicurante, nonostante Geo pensasse di rincuorare il gruppo con la considerazione “siamo troppi perché ci violentino tutti. Alla peggio ci rapinano”, che personalmente non mi ha rincuorato granché.
Alla fine, comunque, siamo riusciti a emergere dal parco e a tornare alla base sani e salvi, dopo una bella camminata; e ora siamo pronti per il nuovo tratto, addentrandoci sempre più nei territori d’Occitania.
Vediamo oggi come va. Certo che l’asfalto avrà pure i suoi difetti, ma è anche una gran bella invenzione…
