Sono davvero una blogger indisciplinata: avevo detto che avrei continuato a postare “in differita” il diario di bordo delle mie vacanze in barca a vela, e poi sono sparita per quasi due settimane.
Ho qualche buona giustificazione, però: non solo perché anch’io devo dedicarmi al mio lavoro “vero”, ma anche perché sono stata piuttosto travolta dagli eventi della Milano Bike City, che si è conclusa proprio ieri. Si tratta, per chi non lo sapesse, di una manifestazione che concentra in una decina di giorni una serie di eventi di ogni tipo, legati tra loro dal filo conduttore della bicicletta: gare e pedalate di gruppo, corsi e spettacoli, presentazioni e iniziative per bambini, e chi più ne ha più ne metta.
Lo scorso anno c’è stata una sorta di “edizione zero” che è servita a mettere a punto un po’ di dettagli; quest’anno si è partiti sul serio. Certo, non basta una cosa del genere per trasformare Milano in una città “a misura di bici”: prova ne è il fatto che – contrariamente a quanto inizialmente ipotizzato – il Comune non ha aderito al “Car Free Day” grazie al quale ieri in molte città del mondo le automobili non hanno circolato (il motivo, a quanto si dice, è la contemporaneità con la Settimana della Moda e il conseguente caos che ne sarebbe derivato). Comunque, dettagli e polemiche a parte, resta il fatto che la Milano Bike City è stato un gran bell’evento, che ha portato la bicicletta alla ribalta ma soprattutto – e questo mi sembra molto più importante – ha evidenziato il fatto che moltissime persone amano le due ruote e sarebbero ben felici di poterle usare più spesso.
Di questo sono certa, perché è un atteggiamento che ho toccato con mano nei ben tre eventi in cui sono stata a vario titolo coinvolta.

Il primo, lunedì scorso, è stato un mini-corso intitolato “Cicloturismo per principianti”, di cui sono molto fiera: tre ore in cui abbiamo elencato a un gruppo di aspiranti vagabondi tutte informazioni essenziali per lanciarsi nel primo viaggio in bicicletta. Uso il plurale perché, insieme a me, a parlare c’erano due bravissimi amici: Fabrizio Crescimbeni, ciclomeccanico e medico, e Lorenza Bernardi, allenatrice e preparatrice atletica. Quello che è venuto fuori è stato un incontro divertente, partecipato, pieno di indicazioni pratiche e di buone idee; tanto che stiamo pensando di ripetere il “format” anche in altre occasioni… se siete interessati, fatemi sapere!
Il secondo evento a cui ho partecipato, invece, aveva il pomposo nome di “talk”: un incontro dedicato alla scoperta a ritmi lenti di Martesana e Adda. In pratica è stata una bella chiacchierata a proposito di uno dei miei percorsi preferiti (anche perché a due passi da casa), ed è stata anche l’occasione per conoscere la mia correlatrice, una ragazza davvero in gamba. Si chiama Angela Bonaccorso (Un sogno su due ruote) ed è una straordinaria viaggiatrice in bicicletta: in solitaria, dormendo in tenda, ha girato le Alpi, l’Australia, la Nuova Zelanda, i Pirenei… tutto questo rimanendo una persona timida e schiva e parlando delle sue esperienze senza dipingersi come un’avventuriera o come una grande ciclista ma parlando, piuttosto, con grande semplicità del suo amore per il viaggio e per le sensazioni che ti regala. Insomma, il classico esempio di uno spirito tanto libero da non sentire il bisogno di dimostrarlo a nessuno. Una persona davvero interessante, come non capita spesso di incontrare.
E poi c’è stata la gita di gruppo di ieri, in cui ho accompagnato un piccolo gruppo di ciclisti assai poco agguerriti da Milano a Crespi d’Adda e ritorno. Il tutto con l’organizzazione e l’appoggio di East River, un locale/associazione/ciclofficina/punto di incontro sulla Martesana che ci ha addirittura messo al seguito una cargo bike con il meccanico Michele pronto a risolvere eventuali forature o altri problemi. Insomma, una cosa in grande stile. Eravamo molti meno del previsto, perché le previsioni davano pioggia; mi chiedo sempre perché noi italiani viviamo l’ipotesi di un acquazzone come un rischio apocalittico da evitare ad ogni costo, anziché come un’eventualità piuttosto banale, facilmente gestibile e sicuramente non troppo tragica. A noi pochi pochi temerari, invece, è andata benone: alla fine abbiamo pedalato all’asciutto e siamo persino riusciti a intrufolarci alla Sagra del Gorgonzola per fare scorta di formaggi. Anche in questo caso, bel giro e bella gente, e ci siamo lasciati dicendo che è stata un’esperienza da ripetere: cosa che spero proprio di riuscire a organizzare presto.
Fin qui, quello che ho fatto. Ma il caos di questi giorni riguarda anche quello che farò.
Già, perché non vi ho detto che sono di nuovo in partenza: prima per Monteriggioni, dove sarò il prossimo weekend a presentare il mio libro “Via Francigena for dummies” allo Slow Travel Fest (non vedo l’ora di tornare da quelle parti, anche solo per un paio di giorni!). E poi, appena rientrata, via di nuovo a finire quello che avevo iniziato a luglio: lunedì prossimo andrò in treno fino a Pontarlier, in Francia, e da lì percorrerò la Via Francigena nel tratto che attraversa la Svizzera fino a Martigny. Lo scopo (oltre che godermi un bellissimo cammino) è quello di raccogliere informazioni, immagini e materiale per il nuovo libro che ho in programma di scrivere durante l’inverno e che sarà, per l’appunto, una guida al tratto svizzero della Via Francigena.
Starò in giro quasi due settimane, anche perché nel primo tratto esistono due differenti varianti e ho intenzione di provarle entrambe, allungando così il percorso. E mi auguro che anche questa volta sarà una bella esperienza.
Conto di raccontarvela come al solito, giorno per giorno, sia su questo blog, sia attraverso i collegamenti serali con Radio Francigena. Dalla prossima settimana, quindi, preparatevi: ritorneremo a sentirci molto spesso. E adesso vado a preparare lo zaino, sperando di riuscire a farci stare tutto quanto.
