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SE CE L'HO FATTA IO

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Si torna a pedalare

14 ottobre 2018 By Monica Nanetti

Stanca ma soddisfatta: finalmente oggi ho ripreso a pedalare, dopo praticamente un mese di totale inattività. E dire che era una domenica mattina iniziata storta: svegliata di malumore, dopo un sabato di mini-trasloco della casa di montagna (faticoso e un po’ deprimente), ho aperto gli occhi di buon’ora e mi sono ritrovata ancora stanca ma incapace di rilassarmi, agitata ma inconcludente, nervosa senza motivo, pessimista su tutto.

La Certosa di Pavia è bella anche a distanza.

Non so come funziona per gli altri, ma a me quando la luna gira così storta, diventa difficile fare anche le cose che normalmente mi danno piacere: come se ci fosse qualche meccanismo di auto-sabotaggio. E persino una passeggiata in bicicletta suscita una quantità di pensieri negativi (non so dove andare, magari mi perdo, magari buco, magari cado…). Avevo in mente di provare la ciclabile della Muzza, che non ho mai visto, raggiungendo Cassano d’Adda lungo la Martesana, scendendo fino a Lodi e poi, per non farla troppo lunga, rientrando in treno in modo da pedalare non più di una cinquantina di chilometri. Ma non ne avevo così voglia: poi ho capito, ripensandoci, che – per quanto irrazionale – uno dei motivi era che non mi faceva piacere avere come meta un posto dove si tengono alcuni bambini fuori dalla porta a guardare altri bambini che mangiano a tavola. Lo so che non vuole dire nulla, ma in questo momento Lodi mi evoca scenari e storie che non avrei mai pensato di dover vedere a due passi da me.

Poi, per fortuna, mi sono ricordata che proprio ieri a Pavia, nelle Scuderie del Castello Visconteo, è stata inaugurata una mostra di Elliott Erwitt, che è il mio fotografo preferito e che considero, in assoluto, uno dei grandi della nostra epoca.

In bici, da Milano a Pavia e ritorno, sono poco più di 60 km. Così, nonostante le paturnie, mi sono fatta forza e mi sono messa in moto. Ed è proprio vero che, come diceva James E. Starr (ignoro chi sia, l’ho trovato in un sito di citazioni) “la malinconia è incompatibile con l’andare in bicicletta”: nel giro di mezz’ora tutte le mie paturnie erano già scomparse, e mi sono trovata a riscoprire il piacere di una pedalata solitaria di primo mattino, seguendo il Naviglio Pavese e imbattendomi in situazioni inedite.

Gara di pesca sul naviglio.

Come per esempio una gara di pesca in grande stile. Proprio così: a un certo punto, lungo il naviglio (non proprio pulitissimo, a dirla tutta), con la provinciale che scorreva sull’altro lato e il rumore delle auto di sottofondo, c’erano allineati decine e decine di pescatori con attrezzature imponenti: non il solito sgabellino pieghevole, ma delle vere e proprie poltrone con reggibraccio, poggiapiedi, sacca estensibile per i pesci, supporto per la canna… uno spiegamento di mezzi davvero grandioso, e una concentrazione agonistica quasi tangibile. Il tutto lungo l’alzaia, a una decina di chilometri da Pavia. Proprio vero che ognuno ha i suoi hobby, ma a me è sembrato un modo davvero strano di passare la domenica (loro, probabilmente, avranno pensato lo stesso di me).

Comunque, se avete modo di passare da quelle parti, la mostra di Erwitt (si chiama “Icons“) vale sicuramente la visita, anche se le foto non sono tantissime e il formato delle stampe non è proprio gigantesco. Però è una selezione straordinaria (curata da Erwitt stesso) che dà un idea del lavoro di un fotografo davvero eccezionale, capace di raccontare intere storie e di emozionare con un solo scatto. E infatti, molte delle foto della mostra sono famosissime, veri e propri simboli (“icone”, per l’appunto) di epoche, personaggi, situazioni.

E già che ci sono, vi raccomando anche la deviazione che ho fatto al ritorno, lungo la ciclabile dal nome un po’ evangelico “camminando sull’acqua” che collega il Naviglio Pavese, all’altezza di Badile, con il Naviglio Grande a Gaggiano. Una bellissima strada pressoché deserta, che zigzaga nella campagna seguendo rogge e canali (a un certo punto si arriva anche a un bel lago, che credo si chiami Boscaccio, di cui ignoravo totalmente l’esistenza), con una densità di aironi che non avevo mai visto in vita mia; a parte il fatto che le dannate bestiacce non si lasciano fotografare in nessun modo, e appena tenti di avvicinarti un po’, ti danno le spalle e si alzano in volo. Un bellissimo giro: se siete di Milano o dintorni, ve lo consiglio vivamente.

Quello che invece non vi consiglio è di fare tutto l’itinerario Milano-Pavia-Gaggiano-Milano se il vostro allenamento è scarso come il mio in questo periodo, perché alla fine in totale sono saltati fuori una novantina di chilometri. Sono arrivata a casa parecchio provata, con le gambe a pezzi, un male al sedere memorabile e una fame omicida; ma anche con un umore decisamente migliore che alla partenza. Quindi, comunque sia, se per caso state ancora a dirvi “mi piacerebbe, ma non so come/dove/quando andare” smettetela con i dubbi e mettetevi in moto: pedalare funziona.

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: Erwitt, Pavia

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