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SE CE L'HO FATTA IO

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Si continua a camminare

20 gennaio 2019 By Monica Nanetti

Quanto è più facile, camminare con il bel tempo: oggi finalmente ha smesso di piovere (attenzione, siamo pur sempre in Galizia a gennaio: un paio di scrosci ce li siamo beccati comunque, ma questione di pochi minuti) e arrivare alla tappa successiva, a Caldas do Reis, è stata una faccenda molto più piacevole. Peccato solo che, sommando il fatto che è bassa stagione e che è domenica, non abbiamo trovato una solo bar aperto negli oltre 21 km di percorso, il che significa che ci siamo praticamente fatte tutta la strada di fila senza mai fermarci.

Camminare con questo ritmo è piuttosto stancante, ma la cosa buona è che questo ci ha permesso di arrivare a destinazione praticamente a ora di pranzo, cioè poco dopo le 14. Già, perché come ben sa chiunque sia stato in Spagna, in questo paese gli orari sono tutti un po’ sballati. La cosa dipende (ve la dico come me l’hanno raccontata, ma non ci metterei la mano sul fuoco) dal fatto che ai tempi della dittatura militare, Francisco Franco non aveva nessuna voglia di avere un orario diverso rispetto all’Europa “che contava” (Francia, Germania, Italia…) per cui, in barba alla geografia, all’astronomia e alla logica, decise di utilizzare anche per la Spagna il nostro stesso fuso orario.

Parete esterna di un palazzo completamente rivestita di conchiglie

Il risultato è che qui, adesso che è inverno, è ancora buio pesto fin quasi alle 9 (e in compenso c’è luce fin dopo le 18.30); ma soprattutto, nonostante l’imposizione dall’alto, gli spagnoli non hanno mai spostato l’orario reale dei loro pasti. La colazione si fa verso le 9, si pranza a partire dalle 14/14.30 e a cena chi si presenta prima delle 21.30 viene guardato come un povero turista disgraziato.

Vabbè, questo intervallo pseudo culturale era per dire anche che questa situazione è un bel vantaggio nel camminare, perché non costringe a buttarsi giù dal letto troppo presto e ti lascia molte ore di luce nel pomeriggio.

In questo momento sono rintanata in ostello. Caldas do Reis è una graziosa cittadina, con resti romani e soprattutto con una ricca sorgente termale; vicino a dove sgorga, oltre ai soliti stabilimenti ben organizzati, c’è persino una grande vasca in pietra, coperta da una tettoia, che assomiglia molto agli antichi lavatoi e che invece è piena di acqua calda termale a disposizione di chiunque abbia voglia di mettersi a mollo per un po’.

Detto questo, però, è domenica sera e c’è quell’aria desolata che mette un po’ di depressione: è tutto chiuso, i pochi locali sono dei bar male illuminati con la fila di macchinette di slot machine, c’è poca gente in giro… quando sono in viaggio la domenica sera è sempre il momento più deprimente, quello che ti fa sentire una randagia senza casa. Chissà se capita anche agli altri, o sono io un po’ strana.

Comunque il problema è risolto: ho un paio di sandwich presi al bar, una accogliente cucina dell’ostello e la compagnia di Sabrina (confesso di non capire proprio tutto di quello che mi racconta nel suo inglese con un forte accento tedesco, ma è comunque una persona in gamba e simpatica).

Domani il tempo pare destinato a reggere, e Santiago è sempre più vicina: se tutto va bene, martedì saremo a destinazione.

A presto!!

Filed Under: A piedi, Viaggi

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