DISCLAIMER: Lo so, per le ultime tre settimane di agosto sono scomparsa dal blog. Il fatto è che ero in barca, e avevo già i miei guai a sopravvivere a un’esperienza velica “ad alta intensità”: il che mi ha reso impossibile passare del tempo a smanettare faticosamente sullo schermo del telefonino, salvo qualche foto sui social di quando in quando. Però mi siete mancati molto e per questo ho tenuto un piccolo diario giorno per giorno, con l’idea di pubblicarlo poi “in differita” una volta rientrata alla base. Quindi ecco qui il racconto delle mie vacanze da marinaio neofita, che qualcuno ha già ribattezzato “la vela for dummies” (e non è difficile capire il perché).
Giorno 1 di navigazione
Eccoci partiti. Anzi, forse si dice salpati, ma non azzardo termini marinareschi per non denunciare la mia abissale ignoranza. Di fatto, in questi giorni è come frequentare un paese straniero di cui non si conosce la lingua; e per quanto in passato abbia bazzicato qualche barca a vela, qualcosa nel mio cervello rifiuta di assimilare gli strampalati termini con cui si individuano le innumerevoli parti di qualsiasi cosa galleggi sull’acqua.
Ma, come dicevo anche prima di partire, sono negata per la navigazione tanto quanto mi piace farmi portare per mare: è questo l’unico caso in cui mi lascio trasportare passivamente, senza capire granché dell’itinerario e e godendo semplicemente delle sensazioni del momento.
Torniamo al viaggio: arrivati ieri sera sul tardi in Turchia, dopo un giorno di aerei e auto via Istanbul, Dalaman e infine Marmaris, siamo giusto riusciti a prendere possesso della nostra barca ormeggiata sul molo, a scaricare i borsoni e a infilarci nelle cuccette a dormire.
È stato solo questa mattina che sono iniziate le vere e proprie operazioni: mentre Paolo (nostro capitano, grande estimatore ed esperto di questi luoghi) andava a sbrigare le pratiche del noleggio della barca insieme ad Alessandro, Consuelo e io ci siamo occupate della spesa al supermercato. Che non è cosa banale come si potrebbe pensare, quando si tratta di caricare in barca provviste per tre settimane e sette persone, e soprattutto quando tutto ciò avviene in Turchia dove, per l’appunto, si parla turco.
Meno male che c’era Consuelo, donna d’acciaio dalle infinite capacità e dalla grande esperienza di navigazione, che ha preso in pugno la situazione (oltre che la lista della spesa) e ha inzeppato due pesantissimi carrelli con derrate di ogni tipo.
Peccato, però, che il supermercato fosse a vari chilometri di distanza dalla barca: così ho cercato di rendermi utile a mia volta, ho acciuffato un inserviente e gli ho chiesto se potevano portarci la spesa a destinazione. Qualcosa dev’essere andato perso, nella traduzione inglese-turco, perché il tizio ha acconsentito con entusiasmo, chiamando in aiuto un collega. Tanto che, pensando già al furgoncino che in pochi minuti ci avrebbe comodamente scodellato alla base, ho chiesto se anche noi potevamo andare con loro. Risposta entusiastica: “ma certamente!”.
Così ci siamo avviati al parcheggio, lo abbiamo superato, poi abbiamo superato anche le vie intorno senza traccia alcuna del fantomatico furgone. A un certo punto è stato chiaro che sì, ci avrebbero portato la spesa. Ma a piedi, non in auto, spingendo i carrelli stracarichi a passo di marcia da un capo all’altro del paese. A quel punto, era troppo tardi per fare altro (tipo prendere un taxi, che data la distanza, il caldo e l’umidità micidiale, sarebbe stata la scelta più furba): abbiamo messo le gambe in spalla e abbiamo formato una piccola surreale processione, con davanti i due omini del super che spingevano come disperati e noi due subito dietro, come improbabili negriere.
Comunque, eccoci qui. Tutti a bordo del Red Marlin, la barca a vela che sarà la nostra casa per tre settimane; un “49 piedi” (per le persone normali poco meno di 15 metri di lunghezza) nuovissimo e accogliente, persino un po’ troppo fighetto per i più “duri e puri” di noi (cioè Paolo e Consuelo), con concessioni alla vita cittadina come una minuscola lavastoviglie (immediatamente retrocessa ad armadietto) e bagni leggermente più grandi di un armadio a muro.
Il primo giorno è stato magico. Non tanto per la navigazione in sé (alcune ore a motore, giusto per trasferirci), quanto per la destinazione: la caletta turca di Buzukkale. Un posticino remoto della frastagliatissima penisola su cui si trova Marmaris, raggiungibile unicamente dal mare con qualche ora di navigazione.
Bene, se avete voglia di un angolo di paradiso, trovate un passaggio su qualche barca e venite qui: questo è il regno di tale Alex (il suo nome in turco in realtà è qualcosa di diverso tipo Biki o Viki, ma vai a capire…) che una ventina di anni fa è venuto in questo piccolo porto naturale e ha allestito un semplice pontile per accogliere le poche barche di passaggio, cucinando alla bell’e meglio sulla spiaggia il pesce appena pescato. Nel corso del tempo il business si è ingrandito, senza peraltro perdere quel sapore piacevolmente primitivo che lo rende straordinario: l’accoglienza all’attracco, con un vassoio di tè e dolcetti serviti direttamente in barca; un ottimo ristorantino “pied-dans-l’eau”, qualche spartano bungalow e addirittura, la sera, un po’ di garbata musica dal vivo.
Lui, Alex, mi dicono sia un tipo pittoresco dalla vita sentimentale parecchio variegata: ogni estate presenta con entusiasmo ai clienti-amici la sua nuova “ moglie”, salvo poi farsi trovare con un nuovo soggetto l’anno successivo. Un po’ come quei marinai che hanno una donna in ogni porto, ma al contrario: lui sta fermo nel suo porticciolo personale, e aspetta serafico che le donne vadano e vengano. Gli anni passano anche per lui, comunque: stavolta, alla domanda “come sta tua moglie?” la risposta è stata un giulivo “finished, very good” senza traccia di sostitute.
Ma la cosa più straordinaria di questo luogo è stata la sorpresa che ci aspettava al momento del nostro primo tuffo in mare, direttamente dal pontile di ormeggio: una “banda” di almeno sette grandi tartarughe marine che si aggiravano lì intorno, brucavano le praterie di posidionia, si azzuffavano pigramente tra loro e sbucavano in superficie a pochi metri da noi e dalla nostra barca. Un vero spettacolo, di quelli che non penseresti possibili neppure in luoghi molto più lontani ed esotici.
Ora, dopo un’ottima cena, siamo tutti a nanna in cuccetta perché Paolo ha programmato una partenza alle 5.30 per poter sbrigare al più presto le operazioni doganali del passaggio da Turchia a Grecia.
Come primo giorno, direi che me la sono cavata senza danni. Dal Red Marlin è tutto; ci sentiamo!