La faccia è quella che è, dopo 25 km di camminata – tanto per cambiare – sotto la pioggia. Però quella che c’è dietro è proprio la Cattedrale di Santiago, dove sono arrivata questo pomeriggio dopo aver percorso in totale, a conti fatti, 137 km in sei giorni.
È tanto, è poco, è così così? Non ve lo so dire, e in realtà non mi interessa proprio. Quello che posso dirvi è che è stata una gran bella esperienza, che mi ha regalato uno “stacco” totale dalla mia solita vita: tanto che, anche se con domani è solo una settimana che sono via, mi sembra di essere in viaggio da tantissimo tempo.
Stasera, dopo un congruo quantitativo di birre e dopo aver assaggiato tutte le “tapas” disponibili in città, non starò a tediarvi con gli aspetti “spirituali” di questo viaggio: non è nelle mie corde, e sono convinta che un’esperienza di questo tipo regali a ciascuno delle sensazioni diverse, a seconda del carattere, del tipo di sensibilità, della fase di vita in cui si trova.
Di certo, è un viaggio che – nella stagione e con le modalità con cui l’ho fatto io – vale certamente la pena di essere fatto, da chiunque; e vi elenco qui in breve i motivi pratici.
- Non c’è bisogno di licenziarsi dal lavoro o utilizzare le ferie di un anno intero: basta una settimana. Certo, più lungo è il percorso e più intensa è l’esperienza; ma in 7 giorni (viaggio incluso) è già possibile avere davvero la percezione di essere un “pellegrino”, con tutto ciò che questo comporta, e con un numero di chilometri nelle gambe sufficiente per essere piuttosto fieri di se stessi
Il fatto di partire d’inverno ha l’enorme vantaggio di evitare quello spaventoso affollamento che, per quanto mi riguarda, mi risulta insopportabile. In questa stagione, invece, non c’è davvero nessuno. Per darvi un’idea: lo scorso anno il cammino, nelle sue varie declinazioni, è stato percorso da 320.000 persone; questa sera sono andata a ritirare la mia Compostela (cioè il certificato di avvenuto pellegrinaggio) nell’apposito ufficio, dove nella bella stagione si formano code che possono durare anche mezza giornata. I locali erano completamente deserti, e ho dato un’occhiata all’elenco delle persone arrivate nel corso dell’intera giornata: dieci, me inclusa. Incredibile, soprattutto se si tiene conto che, Pirenei a parte, gran parte del cammino non presenta particolari problemi neanche nella stagione fredda; sul “cammino portoghese” le temperature sono intorno ai 10 gradi, e camminando non c’è neanche bisogno di guanti e berretto. Certo, come si è visto può piovere parecchio. Ma la Galizia, bella e verdissima, è tale anche perché è uno dei maggiori “pisciatoi d’Europa”: in altri termini, può piovere altrettanto (e spesso lo fa) anche in primavera, estate, autunno.- Il cammino è straordinariamente economico. Per arrivare con voli low cost si spendono poche decine di euro; i pasti, semplici ma di ottima qualità, costano tra i 7 e i 15 euro (a volersi strafogare); gli ostelli privati, spesso molto carini, anche loro tra i 12 e i 18 euro a notte (ancor meno quelli municipali, ma spesso non sono riscaldati e a volte sono pure un po’ squallidi). Tanto più che in questa stagione ci si ritrova ad avere intere camerate tutte per sé, e quindi a godersele come una stanza privata.

Questo è lo spettacolo di stasera dalla finestra della mia pensioncina - Il percorso – almeno sul pezzo di cammino portoghese che ho visto io – alterna tratti belli ad altri meno affascinanti. Ma basterebbe il punto di arrivo a giustificare l’intera strada. Perché Santiago è una città davvero meravigliosa: monumentale e sontuosa, ma al tempo stesso calda e accogliente. Un vero spettacolo.
Ecco, per ora da Santiago è tutto. Domani si torna alla solita vita, con parecchi ricordi in più e un’unghia dell’alluce di meno.
Stay tuned!!