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Salite, salite e discesone da ottovolante

9 aprile 2025 By Monica Nanetti

Terzo giorno sulle tracce di quel matto di Aleramo, nella tappa più impegnativa del giro: da Canelli a Ovada, una novantina di km per quasi 1600 metri di dislivello. Tanti, ma tutto sommato affrontabili in sella a delle ebike. Se non fosse che molto dipende dal come sono distribuiti quei 1600 metri di salita: nel nostro caso, su due “denti” dell’altimetria, due rampe (una all’inizio e una a due terzi del percorso) di cinque km ciascuna, con pendenze ininterrotte e iperboliche. Tanto da risultare, in molti casi, proibitive anche per il motore elettrico (soprattutto con una bici carica di borsoni). È così che il mio arrivo a Cimaferle si è trasformato in una specie di trekking.

Però, che panorami pazzeschi, vastissimi e incontaminati, che alternano zone verdi (in questo periodo fioriti di biancospino, che sembra una spuma che illumina interi scorci) a calanchi brulli e verticali.

E poi, i piccoli paesi che si attraversano, con le loro antiche chiesone sovradimensionate, atmosfere totalmente fuori dal tempo, persone cordiali e accoglienti. È quello che ci è successo a pranzo, nel piccolo borgo di Pareto, dove ci siamo infilati – un po’ perplessi – dentro una porticina in duralluminio sovrastata dalla scritta un po’ sghemba “Bar Giò” e ci siamo ritrovati in un fantastico e affollato ristorante di “cucina casalinga” di quelli di una volta, dove ci siamo goduti un pranzo da re (e dove ci siamo ripromessi di ritornare un venerdì, giorno in cui viene preparato un minestrone cotto sulla stufa a legna che richiama estimatori fin dalla Liguria).

Tornando al percorso, si conferma un bellissimo itinerario, decisamente molto impegnativo in termini fisici, ma interamente su asfalto e con pochissimi, brevi tratti su strade un po’ trafficate. Per il resto, una meraviglia di stradine deserte che serpeggiano tra le colline e sembrano uscite dal paese delle fate.

In questo momento abbiamo toccato il punto più a sud del nostro itinerario, al confine con la Liguria, di cui già si sente la forte influenza in termini di colori, ambienti, architetture. Lo stesso grazioso centro storico di Ovada è assai più ligure che piemontese, con i palazzi dalle finestre trompe-l’oeil che prendono il posto delle severe costruzioni in mattoni.

Adesso si riparte in direzione nord. Ancora un paio di giorni per chiudere il nostro anello, e mi aspetto altre belle sorprese.

 

Giuro che volevo fermarmi

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: #monferrato

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