• Skip to primary navigation
  • Skip to main content
  • Skip to primary sidebar

SE CE L'HO FATTA IO

Sogni. Ci provi. Ti piace. Ripeti.

  • L’idea
  • Chi sono
  • Viaggi
    • In bici
    • A piedi
    • Come capita
  • Progetti
  • Storie
  • Attrezzatura
  • Podcast
  • Libri & guide
    • “In bicicletta. L’Europa a due ruote” – National Geographic/White Star Editore
    • “La Via Francigena svizzera” – Morellini Editore
    • “Via Francigena for dummies” – Hoepli Editore
    • “Se ce l’ho fatta io” – Ultra Sport Editore
  • Parlano di noi
  • Contatti
You are here: Home / Viaggi / Come capita / Road to Mandalay

Road to Mandalay

20 ottobre 2017 By Monica Nanetti

Road to Mandalay è il verso di un poema di Kipling, il titolo di un film cinese e una canzone di Robbie Williams. E può essere anche la sintesi della nostra giornata, trascorsa in gran parte su un taxi lungo la strada, per l’appunto, da Inle Lake a Mandalay. Un percorso stupendo, che attraversa da sud a nord lo stato dello Shan – in buona parte su strade sterrate – e si snoda all’inizio in una zona collinare e agricola: è il momento della raccolta dei cavoli, e le scene sembrano quelle di un mondo fuori dal tempo, con carri trainati da buoi e file di gente dai cappelli di bambù intente a zappare la terra. Poi il panorama cambia: la strada si fa incredibilmente tortuosa e si inerpica su montagne verdissime e spettacolari.

E proprio a metà strada si è ripetuta la maledizione dei nostri mezzi di trasporto: dopo la barca in avaria di ieri, questa volta è stato il taxi a bloccarsi in panne; il che ci ha dato ancora una volta l’occasione per confrontarci con l’imperturbabile serenità dei birmani. Inutili i tentativi di far partire l’auto a spinta, nonostante il volenteroso contributo di Cristina e Giorgio; falliti anche gli sforzi per trainare la vettura nell’officina del meccanico. Alla fine, dopo quasi due ore di tentativi e un notevole numero di personaggi coinvolti nella riparazione, in qualche modo sono riusciti a rimetterla in moto e siamo ripartiti alla volta di Mandalay.

Che, almeno a un primo giro di osservazione, è una città veramente molto brutta. Caotica, caldissima, sporca, rumorosa, ha una viabilità talmente folle e congestionata (oltre che distanze sterminate) che è praticamente impossibile tentare di camminarci a piedi, pena il rischiare la morte ad ogni attraversamento di strada. Ci dicono che in realtà sono i dintorni a essere la parte più interessante, e non la città in sé. Speriamo, soprattutto per Cristina e Giorgio che hanno ancora qualche giorno da passare qui, mentre io domani rientrerò a Yangon per fare poi ritorno a casa.

Per stasera, a scanso di equivoci, ci siamo asserragliati in albergo dove abbiamo cenato ragionevolmente bene, se non fosse per la seconda delle maledizioni odierne: quella della colonna sonora. Il tassista di oggi (oltre ad essere un accanito consumatore di betel, argomento su cui per il momento non mi soffermerò perché mi fa troppo schifo) ci ha piazzato a pieno volume prima un soporifero cd di preghiere buddiste, e poi svariate ore di un country-pop birmano che ci ha fatto rimpiangere le nenie dei monaci appena citate. Ripresi a stento da 7 ore di inquinamento sonoro ci siamo poi beccati dal vivo, come accompagnamento alla cena, nell’ordine: un’arpista che proponeva musica tradizionale (un’accozzaglia di note riunite a casaccio); uno xilofonista di dubbie capacità; uno spettacolo di marionette accompagnate da musiche e dialoghi ad hoc; un cantante incomprensibile ma orrendamente lamentoso. Quasi intollerabili; e meno male che a nessuno è venuto in mente di chiedere il bis. Morale: non tutto ciò che è tipico è anche piacevole.

Per stasera è tutto. Qui Mandalay, a presto!

Filed Under: Come capita, Viaggi Tagged With: Birmania, Myanmar

Primary Sidebar

Iscriviti alla mia newsletter

Categorie

  • Progetti
  • Storie
  • Viaggi
    • A piedi
    • Come capita
    • In bici

Seguimi

  • Facebook
  • Instagram
  • YouTube

Sponsor

Cerca

Se ce l'ho fatta io - un progetto di Monica Nanetti - Privacy Policy