Pedalare in Cechia, secondo atto. Dopo il viaggio dello scorso anno lungo la Ciclovia della Cortina di Ferro, rieccomi di nuovo a Praga, pronta (si fa per dire) a saltare in sella, questa volta per percorrere il tratto ceco del tracciato Praga-Vienna.
Un giro di Praga in bicicletta, come prologo, ci stava quindi alla perfezione: ed è quello che ho fatto oggi pomeriggio, appena arrivata (per inciso, non mi ricordavo che la Cechia fosse così vicina: un’ora e un quarto di volo ed ero a destinazione), un po’ per visitare la città, un po’ per capire quanto sia ciclabile questa capitale.
IPer quanto riguarda Praga in sé… chevvelodicoaffare, è una città stupenda: arte, architettura, panorami spettacolari, angoli suggestivi un po’ dappertutto. La storia, qui, si tocca con mano: basti pensare che tra i quartieri più noti del centro, accanto a Mala Strana (“piccolo quartiere “) e a Stare Mesto (“città vecchia”), c’è anche una “città nuova” (“Novo Mesto”… in effetti la toponomastica in italiano suona un po’ ridicola) che di nuovo ha decisamente ben poco, considerato che è stata fondata da Carlo IV nel 1348. Tutto è relativo, insomma.
IDicevo, comunque che la città è splendida, tanto più in una giornata come oggi, calda e soleggiata; ma, soprattutto, con un’atmosfera vivace e animata senza però quell’allucinante affollamento di turisti che un anno fa mi aveva fatto scappare a gambe levate. Veniteci, quindi, perché merita molto più di un giretto frettoloso; ma fate molta attenzione e scegliete le date con cura, perché il risultato può essere molto differente a seconda che incappiate in un periodo normale o “di punta”.

Girare la città in bici, poi, è un vero piacere. Ci sono, è vero, alcune salite piuttosto tignose (sono arrivata davanti al Castello con gli occhi fuori dalla testa, e non per la meraviglia del Palazzo e della vista panoramica); è anche vero che l’acciottolato del centro è scomodissimo e infido, e rende vivamente consigliabile l’uso di una mountain bike ammortizzata al posto di una normale city bike.
Jana, la simpatica ragazza che mi ha fatto da guida locale a due ruote, sembrava quasi imbarazzata nell’avvisarmi che “non è una città molto ‘bike friendly’, niente di simile all’Olanda o alla Danimarca”. Ma anche in questo caso è una questione relativa: per chi viene da Milano il salto è comunque piacevolmente sorprendente. Ci sono piste ciclabili (che devono però – ovviamente- fare i conti con un impianto stradale vecchio di secoli e composto spesso da stradine e stretti vicoli), ci sono grandi parchi, ma quello che si nota come prima cosa è che le auto in circolazione nel centro sono relativamente poche, che viaggiano a velocità contenuta e che nutrono un grande rispetto per i ciclisti. Solo per fare un esempio, nella salita al castello – che ho fatto a passo d’uomo – avevo dietro di me un paio di auto che non hanno neppure provato a superarmi facendomi il pelo: hanno atteso tranquillamente di potermi superare in sicurezza, senza mostrare segnali di impazienza o nervosismo. E così spostarsi in bici, anche in una città sconosciuta, diventa un’attività piacevole e rilassata; se penso allo stress del percorso San Pietro – Stazione Tiburtina quando siamo arrivati a Roma una decina di giorni fa… La triste morale, insomma, è che siamo proprio i più fessi: non solo di nazioni che hanno una cultura “storica” dell’uso delle due ruote, ma anche rispetto a luoghi che ci sono arrivati molto più di recente e non sono neppure favoriti dalla topografia o dal clima, anzi. Vabbè, prima o poi ci arriveremo anche noi, non foss’altro per inerzia; ma sarebbe incomparabilmente meglio farlo prima, e non mettere a repentaglio nel frattempo una quantità di vite.
Per stasera da Praga è tutto. Da domani si inizia a fare sul serio, anche se le mie gambe, dopo la Francigena, non mi sembrano affatto più allenate; anzi, se proprio dovessi dire, più che altro mi sembrano ancora stanche, e l’idea di una prima tappa piena di saliscendi mi preoccupa abbastanza. Vedremo come va; perlomeno sono certa che all’arrivo ci sarà ad aspettarmi uno dei legittimi orgogli nazionali: una birra tra le più buone del mondo.
