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SE CE L'HO FATTA IO

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Ritorno a Pontarlier

2 ottobre 2019 By Monica Nanetti

Eccoci di nuovo al punto di partenza: Pontarlier, Francia. La tappa di oggi è stata decisamente più breve: da Jougne (ancora in Francia) a Orbe (Svizzera) per poco più di 18 km, con poco dislivello. L’unica difficoltà è stata l’averla fatta in parte sotto la pioggia e soprattutto a passo di carica, dal momento che nel pomeriggio dovevamo prendere un bus (anzi “il” bus: il leggendario Postale svizzero) e poi un treno per rientrare alla base (nota per chi non avesse seguito le puntate precedenti: ci sono due itinerari alternativi in questa prima parte di Via Francigena svizzera, il primo che passa da Jougne e il secondo da Sainte Croix. Dal momento che ho intenzione di scrivere una guida il più possibile completa li abbiamo voluti percorrere entrambi, e domani si riparte da Pontarlier alla volta di Sainte Croix). E siccome sia Sara che io siamo tremendamente nevrotiche per quanto riguarda gli orari dei mezzi di trasporto, abbiamo pensato bene di fare una vera e propria non-stop in modo da arrivare giusto con quelle due ore abbondanti di anticipo, per non rischiare.

Comunque, abbiamo fatto la nostra prima incursione in territorio svizzero, attraversando una frontiera decisamente “minimal”: un cancelletto tra i campi, con un cartello e qualche mucca che ci osservava pigramente. La prima cosa che si nota è il cambiamento nella segnaletica: tanto è scarna e sintetica quella francese, tanto è precisa e abbondante quella svizzera. E sono comparsi con regolarità anche i pellegrinetti con la scritta “Via Francigena”.

Il percorso, poi, è decisamente spettacolare, perché si svolge in buona parte all’interno delle gole formate dal fiume Orbe: un lungo, profondo e verdissimo canyon, dalle pareti di roccia biancastra che scendono perfettamente verticali, intervallati da tratti di foresta con splendidi alberi ad alto fusto, in cui tutto, dal terreno ai tronchi, è ricoperto da un morbido e foltissimo muschio. E in questa meraviglia di sentiero, eravamo completamente sole: non abbiamo trovato anima viva finché non siamo sbucate nella cittadina di Orbe (la fantasia per i nomi non è al top, bisogna ammetterlo). Ovviamente, arrivate alle 13.30, abbiamo rischiato di morire di fame, visto che le cucine dei ristoranti erano tutte già chiuse da più di un’ora. Meno male che c’è il solito kebabbaro tuttofare, che anche questa volta ci ha tirato fuori dai pasticci e ci ha permesso di pranzare degnamente.

Ancora una nota a proposito di Pontarlier e di cibo, prima di crollare dal sonno: questa cittadina ospita, tra l’altro, uno stabilimento della Nestlè, che si costeggia seguendo il percorso all’uscita del centro urbano. Nulla di particolarmente rimarchevole se non fosse per il fatto che di tanto in tanto, passeggiando per le vie del centro, si viene avvolte improvvisamente da un profumo di cioccolato che fa venire l’acquolina in bocca. Abbiamo anche provato a indagare sull’esistenza di uno spaccio, ma a quanto pare non c’è possibilità di approvvigionarsi. Peccato…

Filed Under: A piedi, Viaggi

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