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SE CE L'HO FATTA IO

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Prendiamocela calma

7 ottobre 2019 By Monica Nanetti

Come ho già raccontato, ieri siamo arrivate a Losanna piuttosto provate dalla fatica. E anche stamattina, nonostante la nottata di riposo, non si può dire che fossimo al top della forma: Sara ha un tallone infiammato per motivi misteriosi (iniziamo a sospettare un’allergia ai cerotti antivescica), io ho le gambe indolenzite in ogni muscolo, inclusi quello che ignoravo di possedere. Insomma, dopo una breve riflessione ho ricordato a me stessa che tutto sommato, considerato che la mia finalità è soprattutto quella di raccogliere materiale per una “guida alla Via Francigena svizzera”, da qui in avanti posso prendermela in modo un po’ più rilassato perché il tracciato da Losanna a Martigny l’ho già percorso in bicicletta due anni fa, sia pure contromano.

Così ho deciso di partire con calma, passare dalla cattedrale di Losanna per far apporre il timbro sulla credenziale (operazione svolta dalla più antipatica e malmostosa addetta che abbia mai visto), evitare di scarpinare per i vertiginosi saliscendi della città e prendere un pratico trenino che in pochi minuti ci ha scodellate in quel di Cully (delizioso paesino), tagliando quasi una decina di km dei 25 in programma oggi e depositandoci nel bel mezzo dei vigneti del Lavaux.

Meno male che abbiamo “barato” sulla nostra camminata, perché quella che ne è uscita è stata una giornata memorabile: il tempo si è messo al bello e ci ha regalato un sole tiepido e una luce perfetta. Le sponde del lago di Ginevra, in questo tratto, ricordano vagamente le Cinque Terre in Liguria: in forte pendenza completamente ricoperte di ordinati e rigogliosi vigneti, tanto belli e preziosi da essere stati nominati Patrimonio UNESCO. La Via Francigena attraversa questo scenario lungo le stradine di servizio dei contadini, che si snodano a mezza altezza e che regalano panorami davvero straordinari sia sul lago che sulle colline.

Tanto più in giornate come queste, in cui è in pieno svolgimento la vendemmia e c’è tutto un via vai di persone, camioncini, monorotaie e persino elicotteri per movimentare i preziosi grappoli. Ci sono anche alcune bancarelle presso cui è possibile degustare il vino locale: cosa che, se fatta a stomaco vuoto e a metà mattina, può rendere la tua andatura ancor più incerta del consueto.

L’atmosfera è cordiale e festosa, le persone gentili e accoglienti: arrivate al micro-villaggio di Rivaz affamate e – come al solito – di un bel pezzo in ritardo sull’orario “normale” di pranzo (che qui è alle 12), abbiamo chiesto a una piccolissima osteria che stava rifocillando gli operai dei vigneti se potevamo mangiare qualcosa. “Abbiamo già chiuso” è stata la prima risposta; dopo di che, la simpatica signora che gestisce il locale ha aggiunto “Però mi è avanzata un po’ di zuppa, se vi va bene quella… Risultato: un piattone di ottimo passato di zucca, verdure lesse di tutti i tipi, spezzatino con puré e un ottimo vino rosso. Tutto offerto, come si conviene a delle vere pellegrine. In questi caso non c’entra nulla quello che mangi o che risparmi: ma il fatto che ti venga offerto qualcosa senza chiedere nulla in cambio, per pura gentilezza, solo perché sei uno straniero che passa di lì, è una cosa talmente poco abituale e così piena di significati che è difficile non rimanerne toccati ed emozionati.

In questo modo, siamo riuscite ad arrivare a Vevey nelle prime ore del pomeriggio, e questo ci ha consentito un’altra esperienza che consiglio vivamente se vi trovate in zona: la visita alla casa-museo di Charlie Chaplin, in un sobborgo sulle colline ad alcuni km dal centro città, dove il grande artista ha vissuto con la sua famiglia (moglie e 8 figli) per gli ultimi 25 anni della sua lunghissima vita. Ne vale la pena, sia perché è allestita molto bene e consente di conoscere da vicino un personaggio che, ben oltre la creazione del mitico Charlot, è stato sicuramente uno dei grandi del nostro tempo; sia perché la casa in sé è una vera meraviglia, immersa in un parco verde e curatissimo con maestosi alberi secolari.

Per stasera è tutto, da Vevey e dalle vostre improbabili pellegrine. Domani si riparte verso Aigle!

Filed Under: A piedi, Viaggi

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