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Pedalare in Sicilia, prima parte

28 maggio 2023 By Monica Nanetti

Sto scrivendo dal centro esatto del Mediterraneo. Che non vuol dire che sono in barca, ma che, nel mio press tour “Sicilia a piedi e in bicicletta” promosso da Regione Sicilia e organizzato da Terre di Mezzo Editore, ci siamo fermati a dormire questa prima sera a Trapani, che tra le sue tante peculiarità ha anche questa: si trova nel centro geografico dell’intero bacino, e proprio per questo questo motivo logistico fu fondata dai Fenici, straordinari commercianti.

ph: Gianluca Ricceri/Terre di Mezzo

Ci sarebbero tantissime cose da dire su questa città, sul suo centro storico ben riqualificato con splendidi palazzi e imponenti chiese barocche, sulle sue famose saline, sulla suggestiva lingua di terra che si sporge nel mare a separare il Mediterraneo aperto dal mar Tirreno. Ma lo spazio è limitato, non posso scrivere un romanzo e mi limiterò a descrivere l’esperienza conclusiva della mia intensa giornata: uno Street Food Tour indimenticabile. L’idea è venuta a Vincenzo e Angelo di Turismo Trapani , che da qualche tempo organizzano verso sera una visita a piedi della città, in piccoli gruppi, con una serie di soste nei locali più tipici alla scoperta di quello che oggi viene chiamato street food, ma che qui è semplicemente una straordinaria tradizione gastronomica. Tappe come il ristorantino dove preparano le busiate al pesto trapanese, il posto dove fanno “fritto a metro” (!) e te lo servono con un couscous mitico, il locale che fa la pizza rianata, la gelateria dove assaggi una storica granita al sedano, limone e menta… non sto a dirvi altro, ma è un’esperienza da provare, assolutamente.

ph: Gianluca Ricceri/Terre di Mezzo

Ce la siamo meritata, del resto. Perché questa prima tappa a pedali, effettuata nel pomeriggio dopo essere arrivati da Milano a Castellammare del Golfo, non è stata proprio di tutto riposo. Il percorso ricalcava una tappa dell’itinerario del Periplo della Sicilia, che è un lunghissimo itinerario circolare di 1200 km attraverso le coste dell’intera isola. Meglio però non farsi ingannare dal nome: non è esattamente una tranquilla pedalata a bordo mare. Le strade (a volte asfaltate, a volte sterrate) zigzagano spesso verso l’interno, arrampicandosi sulle alture con salite che sembrano non finire mai, aprendosi a panorami incredibili e attraversando paesi e località che ti lasciano a bocca aperta (vabbè, anche perché stai boccheggiando dalla fatica, ma quello è un altro paio di maniche).

Perché, certo, la fama di Castellammare del Golfo, con la sua atmosfera da borgo marinaro sovrastata dall’imponente sagoma del monte Inici, è abbastanza nota. Per quanto mi riguarda, poi, remoti ricordi d’infanzia mi riportavano a quello straordinario tratto di costa che conduce alla Riserva naturale dello Zingaro (visitabile, quest’ultima, solo a piedi: mi toccherà quindi tornare…) e che passa dall’antica tonnara di Scopello con i suoi faraglioni. Ma non sapevo della deliziosa piazzetta che si apre nel piccolo borgo storico di Scopello, appena all’interno del territorio, con la sua fontana, i suoi palazzi bassi in pietra antica e i tavolini all’ombra che ti reclamano per una birra fresca.

Così come ignoravo un gioiello come il castello di Baida, dalle cui rovine è nato oggi un piccolo borgo di case dal fascino straordinario. Il nome di Baida, a quanto pare, viene dall’arabo al bayda, che significa “la bianca”. Il che non stupisce, perché proseguendo lungo una strada sterrata ci si trova, sorprendentemente, nel bel mezzo di gigantesche cave di marmo (un bacino marmifero di 60 km quadrati, che lo rende il secondo più grande in tutta Europa, la cui pietra è stata utilizzata anche per San Pietro in Vaticano e per la Reggia di Caserta). E anche in questo caso, arrivare in bicicletta in un posto simile aggiunge fascino a tutto l’insieme.

E se molte meraviglie abbiamo attraversato, molte altre purtroppo abbiamo dovuto perdercele per mancanza di tempo, dal momento che, arrivati da Milano in aereo abbiamo iniziato a pedalare solo nel primo pomeriggio (e dopo una massiccia dose di arancin*, di cui mi rifiuto di specificare il genere perché ho amici sia a Palermo che a Catania e non voglio inimicarmi nessuno).

ph: Gianluca Ricceri/Terre di Mezzo

Questo primo assaggio di “Sicilia in bicicletta”, oltre a lasciarmi immagini stupende, ha fin da subito rivoluzionato una serie di idee e di pregiudizi che avevo a proposito del pedalare da queste parti: perché è vero che praticamente non esistono piste ciclabili, ma ci sono per contro una serie di altre condizioni che fanno di questi posti una destinazione ideale da visitare in bici. Ci si sposta attraverso una rete di strade sterrate o di piccole provinciali quasi sempre totalmente prive di traffico; gli automobilisti sono, in media, cordiali e rispettosi nei confronti dei ciclisti; il continuo variare del paesaggio rende la fatica molto più leggera. Ovviamente, a contribuire in maniera determinante sono anche le tracce del percorso, studiate con attenzione quasi maniacale da un innamorato della bici come Giovanni Guarnieri e da un prodigio di efficienza come sua moglie Danuta, che ci sta accompagnando. Ed è proprio Giovanni ad aver definito e “codificato” questo percorso, così come quello che andremo a testare domani. Certo, non sono itinerari adatti proprio a tutti: in questi casi ci si può azzardare a usare il termine “avventura”. Che non significa nulla di pericoloso o di estremo, ma semplicemente parlare di esperienze che richiedono la capacità di adattarsi a situazioni inedite, di accettare qualche incertezza e qualche criticità, di saper scegliere dove girare lo sguardo al di là degli scorci preconfezionati, di fare fatica (anche se le e-bike su questo possono dare una bella mano), eventualmente anche di perdersi e di scoprire che in realtà può essere quella la parte migliore dell’esperienza. Chi cerca piste ciclabili perfettamente organizzate, lisce, tranquille e prive di sorprese ne ha tutto il diritto, ma farà bene ad andare altrove, nelle tante ciclovie turistiche qualche migliaio di km più a nord.

Ma, detto fra noi: quando mai una cosa liscia, tranquilla e priva di sorprese è divertente e affascinante quanto il suo contrario?

Se sembro preoccupata guardando la prossima salita, è perché lo ero.
ph: Gianluca Ricceri/Terre di Mezzo

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: periplo della sicilia, Sicilia, sicily divide

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