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SE CE L'HO FATTA IO

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Nel paese delle zollette

13 giugno 2024 By Monica Nanetti

Per una volta, mi sono arresa: alla partenza da Telč, la mattina, pioveva. E un comodo trenino regionale era in partenza per Dačice, 13 km più avanti lungo il percorso. Così, accampando la scusa di testare l’intermodalità del percorso, ho convinto Jan a salire a bordo: posso quindi dirvi che i treni locali, in Cechia, accettano quasi sempre le bici montate (e spesso anche quelli a lunga percorrenza, di norma previa prenotazione) con il pagamento di un biglietto supplementare. Il treno che ho preso io era di soli due vagoni – praticamente un jumbo tram – ma nuovo e comodissimo, con un bello spazio per le bici e pure un Wi-Fi perfettamente funzionante.

Peccato solo che a Dačice abbiamo dovuto scendere, perché da lì in avanti il nostro itinerario si discostava da quello ferroviario. Il che però mi ha permesso di scoprire un curioso vanto di questa cittadina: quella di essere la località dove sono stati inventati i cubetti di zucchero. Detta così sembra un po’ la scoperta dell’acqua calda, ma invece la faccenda è davvero seria: fino a metà ottocento lo zucchero veniva preparato per il commercio in grandi coni (i “pan di zucchero”) da cui venivano tagliati o grattati di volta in volta i pezzetti per la vendita al dettaglio. Nel 1841 Jacob Christoph Rad, che proprio a Dačice dirigeva una raffineria di zucchero, dopo che sua moglie si tagliò una mano per scalfire il grande cono ebbe l’idea di creare dei piccoli stampi, realizzando così le prime zollette. Come spesso capita alle grandi innovazioni, anche questa all’inizio non fu compresa; il buon Rad dovette alla fine chiudere la raffineria e solo qualche decennio dopo l’industriale inglese Henry Tate (quello della Tate Gallery, per intenderci) la portò al successo. Dačice, però, non ha dimenticato uno dei suoi figli più illustri, tanto da avergli addirittura eretto un monumento. Non proprio a lui, in realtà, ma direttamente alla zolletta; praticamente un cubo di granito, ma in queste cose è il pensiero che conta.

Il monumento alla zolletta. La foto, confesso, è rubata perché non mi pareva il caso di salire fino in cima al paese solo a questo scopo…

Tornando al percorso, non è che il meteo fosse migliorato molto, una volta scesi dal treno: una pioggerella fine ma fastidiosa, a intervalli, ha continuato ad accompagnarci fino alla pausa pranzo a Uherčice: località che ospita un bel castello, che però ovviamente (quando le giornate nascono stonate…) era nel suo giorno di chiusura: ho anche cercato di sbirciare dalla cancellata, ma ho dovuto darmela a gambe all’arrivo del più gigantesco cane che abbia mai visto, che si è avventato contro la recinzione latrando come un forsennato.

A questo punto ho avuto la cattiva idea di guardare l’altimetria del percorso, e mi sono accorta che, dopo un tratto di altopiano, mi aspettava una vera e propria “V”: una ripidissima discesa seguita da un’altrettanta ripida salita, da affrontarsi con tempo incerto e abbigliamento bagnato. In breve: ho messo da parte l’orgoglio e sono salita a bordo dell’auto trasporta-bagagli (sì, in questo viaggio sono coccolatissima, ma è per lavoro…) per gli ultimi km fino a Vranov nad Dyjì, meta della giornata. Peccato, perché quel tratto di percorso, che costeggia anche una diga, è sicuramente molto bello. Ma quando sei stanca e umidiccia, il tempo è bigio e le energie latitano, c’è poco da fare.

Per fortuna, però, in Cechia il meteo cambia molto rapidamente: il tempo di una doccia e il cielo si è rasserenato. Il che mi ha dato l’occasione per una passeggiata a piedi nei dintorni del paese, che si trova proprio all’inizio del parco nazionale di Podyjí. Questi luoghi si trovano ormai molto vicini al confine con l’Austria, e il parco si dipana lungo le sponde di un bellissimo fiume, che in ceco si chiama Dyje e in tedesco Thaya; ma il concetto è sempre quello: tantissimo verde e foreste spettacolari (più qualche biscia, che mi hanno garantito innocua).

Anche il paesino, dal canto suo è piuttosto speciale: sovrastato da un imponente castello, a prima vista sembra non offrire granché. Ma basta un giretto per le stradine che si dipanano lungo il corso del fiume per scoprire un mondo di piccoli cottage e di straordinari giardini fioriti, in un’atmosfera da villaggio delle fate.
Le fioriture, in questi fazzoletti di terra, sono talmente rigogliose che ero convinta di trovarmi nella capitale ceca dei pollici verdi. In realtà mi è stato invece spiegato che ci troviamo ormai in Moravia, e in particolare in una zona dal clima mite e benevolo. Tanto è vero che quella che ci aspetta domani è una galoppata (si fa per dire… diciamo che a malapena posso pedalare pigramente) in una zona di colline e vigneti che producono alcuni dei più pregiati vini della nazione. Il che, dopo le grandi bevute di birra che m sono fatta in questi giorni, potrebbe costituire un interessante diversivo.

Non me la sono sentita di provare l’inquietante “pizza salamova” e l’ancor più preoccupante “pizza gladiator”…
…così ha optato per una specie di anolini al burro: ricetta tradizionale ucraina dal nome misterioso. E non erano affatto male!

Filed Under: In bici, Viaggi Tagged With: Cechia

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