Come in ogni progetto che si rispetti, abbiamo anche una mascotte: vi presento Nannerl, la porcospina che accompagnerà me, la Poderosa e i nostri compagni di strada nei prossimi viaggi.
Già, perché il 20 maggio finalmente si parte per “Da Vienna a casa”; e prima di allora, a parte qualche giretto a corto raggio, abbiamo in programma anche una bella escursione in Svizzera, lungo il corso del Rodano, per allenarci un po’ e per testare l’attrezzatura. Speriamo solo che per la fine di aprile le temperature si decidano a risalire e il tempo a mettersi finalmente al bello.
Intanto, come dicevo, ho scelto la mascotte ufficiale, che mi è davvero simpatica: spinosa all’apparenza, tenera nei fatti, dall’aria un po’ dimessa e perennemente stupita. Non una bellezza, ma quella che si dice “un tipo”. Ha già trovato il suo posticino a bordo della Poderosa, appesa alla borsa anteriore a studiare la strada e scrutare l’orizzonte.
Nannerl, oltre che il nome della nostra mascotte, è anche quello di una bambina che molti anni fa si rivelò fin da subito come una straordinaria musicista: suonava, componeva, duettava con il fratello minore sotto la guida attenta del padre. Era un’artista dotatissima, che avrebbe potuto lasciare un segno indelebile nella storia della musica; lo era anche suo fratello, del resto. Ma quando i due iniziarono a crescere, e a farsi apprezzare un po’ dappertutto con le loro esibizioni, si dovette decidere su chi investire, chi portare alle luci della ribalta, chi presentare alle corti di tutta Europa. E la scelta, guarda un po’, cadde sul figlio maschio, il piccolo Wolfgang Amadeus.

Già, perché è dei fratelli Mozart che stiamo parlando; del più grande genio musicale di tutti i tempi e di una sorella, assai meno conosciuta, che aveva molto probabilmente le stesse doti di famiglia, ma a cui fu riservato un destino molto diverso. Un ricco matrimonio (di convenienza, si dice), dei figli da crescere, un padre ormai anziano da accudire, una vita – per quanto agiata – condotta nell’ombra e a servizio della famiglia.
Chissà, magari Maria Anna Mozart (Nannerl, per gli intimi) ha avuto in effetti la vita tranquilla che desiderava, lontana dal caos della notorietà e vicina all’amore per i figli, i nipoti, il marito. Oppure, invece, per tutta la sua vita ha cullato il rimpianto di non potersi esibire sulla scena, ha covato la frustrazione di un grande artista a cui è impedito di esprimersi. Quel che è certo è che non è stata lei a scegliere: nel 1700 se si doveva destinare qualcuno a un ruolo prestigioso, tra un uomo e una donna la scelta cadeva invariabilmente sul maschio.
Vorrei pensare che 300 anni dopo le cose sono molto diverse, ma non ne sono affatto convinta. Anzi. (*)
Per questo ho voluto battezzare la nostra mascotte con il nome di Nannerl e riportarla a fare un giro nei suoi luoghi d’origine, tra Vienna e Salisburgo. Un portafortuna dal muso simpatico, ma anche un omaggio a tutto ciò che le donne di talento sono capaci di fare, potrebbero fare e molto spesso non fanno, lasciando il posto – a volte per scelta, a volte no – a uno schema di pensiero che vede comunque l’uomo esibirsi al centro della scena, e la donna a supportare da dietro le quinte.
———————
(*) mentre stavo scrivendo questo post sono stati pubblicati i risultati di uno studio di Bankitalia sul patrimonio degli italiani che ha evidenziato come, verso i 40 anni, nel nostro Paese gli uomini possiedono una ricchezza netta individuale superiore del 25% rispetto a quella delle donne (in Francia, tanto per dire, questo divario è del 12%). Certo, il denaro non è tutto; però mi pare che simili dati facciano riflettere.
