Oggi si è pedalato sul serio: 78 km, da Murs-et Geligneux a Hières-sur-Amby sempre seguendo la Via Rhona, cioè la ciclovia che segue il corso del fiume Rodano. E che, anche in questo tratto, si è rivelata spettacolare. Sia la ciclovia in sé (tutta perfettamente asfaltata e segnalata, su percorsi protetti o comunque su strade prive di traffico, larga e comodissima) sia per la parte paesaggistica.
Il fiume si fa sempre più ampio, si attraversano villaggi con le case dai muri in pietra, i tetti spioventi e i giardini fioriti che sembrano usciti da libri delle fate, si avvistano castellozzi e grandi dimore nobiliari di una bellezza imbarazzante, ci si immerge nel verde di una campagna curatissima che si alterna a tratti di boscaglia.

A un certo punto del percorso, seminascosto dietro una porticina in un muro di pietra in mezzo alla campagna, c’è pure un piccolo giardino segreto dove si trova la tomba di Paul Claudel. Confesso che abbiamo dovuto ricorrere a Wikipedia per tirare fuori qualcosa di più circostanziato di “boh, mi pare fosse un poeta… o magari un romanziere?”, ma quel piccolo angolo defilato è davvero qualcosa di magico.
Insomma, se vi viene voglia di un viaggio in bici, tenete ben presente questo itinerario.
Devo dire che come secondo giorno di pedalata, per me che ho un allenamento pari a zero, non è stata proprio una banalità (Chiara invece, al suo esordio nel mondo dei viaggi in bici ma nettamente più tonica e in forma, non ha fatto neanche un plissé). Ma in effetti gli ultimi 10 km, con qualche salitella e soprattutto con un bel vento contrario, mi hanno fatto vedere con notevole entusiasmo l’arrivo in albergo.
Questa sera dormiamo in un grazioso paesino semideserto, che da un lato è affacciato sulla valle del Rodano e dall’altro su una scenografica falesia verticale, al di sopra della quale – mi dicono – si stende un altopiano con importanti resti archeologici (informazione non verificata di prima mano: ci mancava solo una scarpinata apocalittica in chiusura di giornata…). Il luogo, comunque, è straordinariamente suggestivo e rasserenante, il tempo è perfetto e soffia un bel vento tiepido (ecco, di quest’ultima cosa magari avrei anche fatto a meno).
La tappa che ci aspetta domani dovrebbe essere più riposante: una cinquantina di km per arrivare a Lione, città che non visito da oltre 20 anni e che quindi sono molto curiosa di (ri)vedere.
Quanto al resto… tutto procede alla grande; ed è incredibile come siano sufficienti un paio di giorni per ricreare quell’atmosfera di totale leggerezza e relax di un viaggio in bici. Chiara e io pedaliamo, chiacchieriamo, ci fermiamo scattare foto, ridiamo molto e ci preoccupiamo solo al momento di mettere insieme il pranzo con la cena: impresa non facile, quest’ultima, se ci si trova in un micro paesino in cui l’unico ristorante è chiuso per turno. Siamo state salvate da un kebabbaro (incredibile come anche nei luoghi più sperduti e nei paesini più minuscoli ci sia sempre un venditore di kebab e di sedicenti pizze a impedirti di morire di fame), per cui andiamo a nanna soddisfatte.
Per il momento dal Rodano è tutto. Sono passati solo 3 giorni del mio “60×60” ma mi sembra già di aver lasciato molto lontano tutte le paturnie di casa. È la strada è ancora lunga… a domani!
PS: aggiornamento dell’ultima ora: a quanto pare il quieto e silenzioso paese dove dormiamo ha come unica colonna sonora quella delle campane del campanile qui accanto, che suonano DUE VOLTE tutte le ore, incluse quelle notturne. Non credo che sia il modo migliore per incoraggiare ad atteggiamenti di devozione…
