È un po’ di tempo che non vi molesto con le mie tirate su quanto amo Milano e quanto è bella la mia città, quindi oggi che è Sant’Ambrogio (la “nostra” festa) ritiro fuori il tema, ma da un’angolazione diversa: quella dei mercatini.
Tra i vari motivi per cui mi piace Milano è che ci puoi trovare di tutto, e che tutto – bene o male, e nonostante i tempi poco propizi che stiamo vivendo – riesce a convivere con tutto il resto, confrontandosi, contrapponendosi, regalando stimoli completamente diversi e proprio per questo ancor più preziosi.
Vi faccio un esempio di questa mattina: io ho la fortuna di abitare in una delle zone-simbolo della nuova Milano, quella dei grattacieli di Porta Nuova (non è perché sono super-trendy, è solo perché ero già qui quando questa era ancora una zona molto sfigata). La zona, per intenderci, di piazza Gae Aulenti: la grande rotonda circondata da modernissime costruzioni che i milanesi conoscono molto bene e che anche chi non è di Milano ha visto in centinaia di film e di spot pubblicitari.
In questa piazza, in queste giornate pre-natalizie, nella migliore tradizione dei mercatini viene allestita una vera e propria cittadella: solide casette in legno ben allineate, suggestiva illuminazione, mercanzia di tutti i tipi e anche piuttosto fighetta: dal pane del sudtirolo ai maglioni finlandesi, passando per lavanda della Provenza, saponi naturali e olii essenziali di alta qualità. Tutto molto bello, tutto parecchio caro (io non ho più osato comperare niente da quando, due anni fa, ho pagato un paio di pezzi di focaccia circa il triplo di quanto avrei speso all’Esselunga che sta esattamente al piano sotto la piazza), tutto molto suggestivo: un mercatino patinato, immerso nello scenario di palazzi avveniristici, fontane illuminate, maxischermi colorati.
Ma a Milano non c’è solo questo. Basta spostarsi di poche centinaia di metri (non più di 3 minuti a piedi), e lo scenario cambia completamente; si sale su un piccolo cavalcavia e ci si trova catapultati in un altro mondo: la versione alternativa e fricchettona dei mercatini natalizi. Qui, le casette di legno sono sostituite da gazebi un po’ spelacchiati (che probabilmente non reggerebbero neanche a mezzo acquazzone), aleggia fin dalle 10 del mattino un odore di erba che neanche a un concerto anni 80, i venditori sono soggetti improbabili di tutte le età: imbaccuccati in giacconi sgarrupati, molti rasta, tanti bambini che se ne stanno lì a giocare, un esagerato quantitativo di cani che si comportano come i veri padroni del “business” (e come tali vengono considerati: ne ho visti due che si montavano energicamente proprio davanti alla merce in esposizione, apostrofati dal presumibile padrone con un “Ma a quest’ora? Almeno andate dietro alla bancarella!”). I prodotti in vendita, ovviamente, sono altrettanto alternativi, e soprattutto sono tutti frutto (più o meno riuscito) di un lavoro artigianale: abiti coloratissimi cuciti da giovani creative, borsette e cappelli fatti a mano di foggia rétro, gli immancabili orecchini e bijoux con materiali di recupero, magliette con disegni e scritte ironiche (o politiche, o entrambe le cose), prodotti stravaganti come i fazzolettini ricoperti di cera d’api per chiudere i vasi di cucina senza usare la plastica, oggetti etnici dall’Africa o dal Sudamerica, vino al bicchiere e non meglio identificate zuppone messe a cuocere in grandi pentoloni di alluminio in stile campeggio.
Due mercatini, due stili, due modi di intendere il Natale e la vita, due universi lontanissimi a pochi passi di distanza. Ecco, per me Milano è soprattutto questo: non importa quale dei due preferisci, importa che tu abbia la possibilità di essere a contatto con tutto questo. Vivere in una grande città ti toglie molto, a livello di qualità della vita: stress, inquinamento, ritmi forsennati… a tutti, prima o poi, viene da pensare che sarebbe molto meglio rintanarsi in una baita in montagna o in un’isoletta del Mediterraneo. Però c’è anche il rovescio della medaglia: perché se la città in cui vivi ti offre stimoli continui, finestre su mondi differenti, possibilità di scoperte e di arricchimento di ogni tipo, anche a prescindere dalla quantità di soldi che hai in tasca (a proposito, stasera c’è la Prima della Scala con la “Prima diffusa” trasmessa in tanti luoghi diversi della città, imperdibile!)… ecco, in questo caso gli perdoni tanti dei suoi difetti.
A Milano, non puoi addormentarti, questo è certo. Ma se resti sveglia, e se resti curiosa, è davvero un luogo fantastico per sentirsi viva.