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SE CE L'HO FATTA IO

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Ma che bel castello

10 maggio 2019 By Monica Nanetti

Ci siamo quasi: Amboise è a una quarantina di km da qui, e (incrociando le dita) domani nel primo pomeriggio potremo fare il nostro ingresso nel luogo che fu l’ultima dimora di Leonardo Da Vinci, il castello di Clos-Lucé.

      Ma anche quella di oggi, va detto, è stata una tappa memorabile: partiti da Orléans con un tempo freddino ma discreto, ci siamo diretti alla volta di Blois con fare baldanzoso (piccola nota pratica per chi decidesse di venire a pedalare da queste parti: le distanze chilometriche sui cartelli sono state messe da un pazzo burlone, e ci si trova dopo mezz’ora di pedalata – e senza aver sbagliato strada – a 4 o 5 km di distanza in più rispetto all’ultima segnalazione; soprattutto quando si è stanchi, è una cosa che può avere effetti non molto positivi sull’umore).

Comunque, parlando di umore, questa mattina il nostro era per l’appunto tanto baldanzoso da decidere che una sessantina di km giornalieri non erano poi questo granché, e che avremmo quindi potuto permetterci una piccola “allungatoia” per comprendere nel nostro percorso anche il castello di Chambord.

Peccato che non avessimo fatto i tempi con la maledizione del meteo, che ci sta perseguitando fin dalla partenza. Che ve lo dico a fare… ci siamo bagnati come pulcini.

Ormai però non ce la prendiamo neanche più, anzi, siamo piuttosto organizzati: alle prime gocce di pioggia c’è uno stop generale, si sfoderano giacche e mantelle impermeabili, si copre il casco con la cuffietta da doccia fregata in hotel, e in pochi minuti si è pronti per ripartire.

E meno male che non ci siamo fatti scoraggiare, perché il castello di Chambord merita pienamente la deviazione (che, per la cronaca, ha portato la tappa odierna a un totale di un’ottantina di km): una costruzione immensa, spettacolare, che sembra uscita da un sogno, circondata per chilometri da un parco con una foresta foltissima. È molto difficile dare l’idea delle dimensioni e della spettacolarità di questo castello: l’unica cosa che mi sento di dire è di venire a vederlo di persona perché ne vale veramente la pena. Purtroppo, per mancanza di tempo non siamo riusciti a visitare l’interno (ci vogliono come minimo due o tre ore),che tra le altre cose contiene la famosa scala a doppia elica disegnata proprio da Leonardo. Ma tanto ho già capito che un viaggio solo non basta per conoscere questi posti, e che “mi toccherà” ritornarci, sperabilmente con un po’ di sole.

In questo modo, siamo riusciti ad arrivare a Blois a metà pomeriggio, in tempo per una visita alla città (vivace, accogliente, con bei negozi e un’infinità di scorci suggestivi) e al suo castello, che in questo caso è una sorta di elegante residenza cittadina (sorge infatti in pieno centro città) molto diverso da quelli visti in precedenza. Tra l’altro questa città – che nella mia ignoranza mi aspettavo molto più piccola – vanta una serie di ospiti illustri e di strutture che meriterebbero una visita: basti pensare che c’è una casa dove non solo ha iniziato la sua attività il benemerito Auguste Poulain (uno dei più grandi mastri cioccolatai di Francia); ma quello stesso edificio qualche decina di anni prima (casualità? o ta cioccolato e magia c’è un nesso??) ha visto la nascita del Grande Houdini, il più famoso prestigiatore-illusionista di tutti i tempi. Tanto è vero che proprio lì vicino, a pochi passi dal castello, si trova persino un”museo della magia” intitolato a suo nome.

Leonardo è in ogni caso già molto presente pressoché dappertutto, anche qui a Blois: in particolare su una grandissima scalinata che collega due parti del centro, sui cui gradini è stata raffigurata una maxi-Gioconda davvero spettacolare.

Dormiamo in un piacevole albergo del centro, l’hotel Le Monarque, che ai miei occhi ha un paio di caratteristiche che lo rendono assolutamente notevole. La prima è un pratico parcheggio per le bici, al riparo dall’acqua e ben protetto all’interno del loro garage privato. La seconda è che, per qualche ignoto motivo, tutta la struttura ha come filo conduttore i fumetti francofoni con particolare riguardo a Tintin, mito della mia infanzia: al capo del mio letto, è appesa la riproduzione ingrandita di una delle sue più famose avventure.

Per stasera è tutto, anche perché vorrei essere ben riposata per il “gran finale” di domani; Leonardo, stiamo arrivando!!

Filed Under: In bici, Viaggi

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